Teorie e pratiche educative

Direzione scientifica: Massimo Baldacci, Franco Frabboni, Liliana Dozza, Berta Martini, Franca Pinto Minerva
Periodicità: aprile, ottobre

Vol. 5, n. 1, aprile 2019

Indice

Massimo Baldacci

La scuola al bivio

Andrea Canevaro, Vincenzo Biancalana

Progetto di vita e progetto per vivere

Le necessità identitarie, o più semplicemente di desiderio che ognuno nutre in sé, ci impongono un ripensamento e un aggiustamento di quello che è stato per molto tempo indicato come progetto di vita. In tale ridefinizione emerge così il progetto vitale. In questa nuova declinazione, non solo semantica, l’individuo cessa di essere oggetto del progetto per diventarne soggetto. Egli, scavalcando la logica “per obbiettivi”, diviene attivo protagonista di un percorso personale e originale, che considera ambienti e aspirazione proprie, disvelando prospettive immaginarie e collocandole al centro del progetto stesso. Se il dopo di noi fosse un’effettiva realtà di garanzie, da cosa riconosceremmo in quel tempo un disabile “felice” da uno “non felice”? Probabilmente dal progetto vitale che sta portando avanti.

Gerwald Wallnöfer

Leadership in Europa

Studi internazionali hanno messo in luce le debolezze degli approcci gestionali di provenienza economica applicati all’ambito educativo. Il presente articolo approfondisce, alla luce di una ricerca condotta in Germania attraverso il metodo documentario e le discussioni di gruppo, modelli e ruoli di leadership nelle istituzioni educative, evidenziando la stretta correlazione fra il modello dirigenziale e la definizione della natura e dei compiti del sistema di istruzione. Vengono analizzati, inoltre, alcuni tentativi di diversi Paesi europei di introdurre strumenti standardizzati per lo sviluppo e la garanzia della qualità ed evidenziati percorsi di formazione per la leadership scolastica che vanno oltre la formazione di buoni manager ma sono soprattutto intesi come apertura di nuovi scenari per il miglioramento dei risultati scolastici, delle pratiche di partecipazione e di innovazione.

L’articolo si propone di riflettere sulla problematica educativa relativa all’infanzia. L’analisi di questo argomento, ampio e complesso, avverrà attraverso l’interpretazione che Dewey fa, in alcuni momenti della sua produzione filosofico-pedagogica, di alcuni assunti della filosofia dell’educazione di Fröebel e della Montessori, autori che hanno promosso la centralità del bambino, difendendo i diritti dell’infanzia. Attraverso questa analisi critica si rifletterà sulle idee deweyane relative alla scuola d’infanzia. Una prospettiva che si delineerà proprio in virtù delle critiche che l’autore statunitense fa in alcuni passi dei suoi scritti.

Maria-Chiara Michelini

Buone Prassi in educazione

Il contributo analizza il costrutto delle Buone Prassi, utilizzato da tempo anche nei contesti educativi. Sviluppa un’analisi critica della concezione che le identifica in senso tecnico, come procedure rivelatesi efficaci per la soluzione di problemi o, in ogni caso, in vista di risultati auspicati e, quindi, da ripetere in forma standardizzata e rigida. Ne propone, altresì, una concezione interattiva, olistica e partecipativa. Analizza in tal senso alcuni esempi centrati sull’autonomia culturale degli operatori, sulla valorizzazione del sapere che emana dalla pratica, nella tensione costante con la dimensione teorica ed etica dell’agire. Ne propone, in sintesi, alcune caratteristiche (generatività, dinamicità, complessità, esemplarità) che fanno delle BP uno strumento da valorizzare positivamente anche nei contesti educativi.

Manuela Valentini, Andrea Murru

Il sapere in mano

L’articolo prende in considerazione il forte legame tra mano e mente secondo la visione di vari autori che hanno affrontato nel tempo questo argomento. In particolare saranno trattati i pensieri di Maria Montessori e Immanuel Kant, che, partendo da presupposti simili, utilizzarono questo legame per ottenere risultati importanti in campi diversi come l’educazione infantile e la filosofia. Una riflessione che prende spunto da questi due grandi nomi per sottolineare ulteriormente quanto il fare, l’operatività e la coordinazione oculo-manuale favoriscano la conoscenza di sé, degli altri e dell’ambiente che ci circonda e quanto sia importante promuovere un’educazione sensoriale fin da piccolissimi. Un connubio perfetto quello tra mente e mano, che rende l’uomo capace di svolgere innumerevoli attività e pronto a trovare soluzioni che, attraverso la prensione e l’opposizione pollice-indice, lo portino ad avere un controllo motorio davvero geniale nella sua unicità.

Il contributo, in continuità con un primo articolo presentato in questa stessa Rivista (n. 1/2018), descrive la fase centrale di un percorso di ricerca-collaborativa finalizzato a delineare il Docente Facilitatore, nuova figura di sistema del panorama scolastico alla quale è attribuito un ruolo molto complesso: coordinare la formazione dei docenti della propria scuola per supportarne, nel tempo, l’innovazione metodologico-didattica.

L’educazione attraversa i sentieri delle emozioni: esse si presentano come esperienze complesse che mediano la relazione tra individuo e ambiente, si configurano come bagaglio che fenomenologicamente giustifica quelle traslazioni significanti che caratterizzano pedagogicamente i processi evolutivi e sanciscono discontinuità ontologica per il farsi persona. Emozionarsi significa aprire la strada all’alterità, all’empatia, al senso di cura. La scuola contemporanea affronta la sfida educativa in una società tecno-complessa e tiene conto della multidimensionalità strutturale e sistemica a cui è sottoposta. Oggi più che mai si ha necessità di fare corrispondere la competenza alla conoscenza per adempiere a un progetto che non è soltanto didattico, istruttivo e formativo, ma si configura anche come un progetto di vita.

Il contributo intende affrontare il tema del rapporto corpo-mente dal punto di vista sia storico-teorico sia educativo. Già all’interno degli studi del settore, ma anche nell’ambito di una nuova frontiera storiografica relativa alla storia delle emozioni, è emersa un’attenzione al ruolo svolto dalla categoria del sentimento in una storia dell’educazione tesa a recuperare una dimensione unitaria tra mente e corpo, intelletto e passioni. In questa prospettiva molte possono essere le ricadute all’interno di percorsi storico-educativi che vogliano basarsi sulla assunzione della corporeità come luogo, non solo simbolico, per l’elaborazione di nuovi percorsi identitari e formativi che muovano dallo sguardo storico al presente.

Il contributo, dopo una breve riflessione e chiarificazione sul significato del termine ideologia, si propone di evidenziare come l’idea di educazione e di scuola che abbiamo sia stata a mano a mano influenzata da un’impostazione di stampo neoliberista. A partire da un’analisi storica sulla costruzione di questo impianto ideologico, si vogliono rileggere alcuni passaggi dell’esperienza educativa contemporanea alla luce di un paradigma alternativo che sia in grado di restituire dignità all’impostazione di un pensiero pedagogico che ponga come temi e riferimento imprescindibili la democrazia, l’uguaglianza e la solidarietà.



Registrazione presso il Tribunale di Trento n. 1336 del 5/10/2007. ISSN 2421-2946. Pedagogia PIU' didattica.