Teorie e pratiche educative

Direzione scientifica: Massimo Baldacci, Franco Frabboni, Liliana Dozza, Berta Martini, Franca Pinto Minerva
Periodicità: marzo, ottobre

Vol. 4, n. 2, ottobre 2018

Indice

L’articolo tratta il complesso tema dell’educazione interculturale alla pace, nel tempo delle globalizzazioni, interdipendenze e società multiculturali. Lo stimolo precipuo e la fonte primaria saranno costituiti dal contributo fondante di don Lorenzo Milani. Iniziando con gli impulsi di don Milani nel settore educativo, il testo richiamerà brevemente gli elementi chiave dell’educazione interculturale. Lo scopo ultimo sarà rappresentato dall’accostamento e dalla comparazione di entrambe le teorie e riflessioni. Analizzando da vicino gli elementi interculturali accostandoli alle riflessioni e agli interventi di don Milani, si cercherà di stimolare la promozione di un’educazione interculturale alla pace, fruibile sia sul piano teorico che su quello pratico e operativo.

In questo contributo si discute il regime disciplinare del discorso didattico e i suoi effetti. Questi ultimi, infatti, sono responsabili di una certa separatezza e compartimentazione del campo degli studi in didattica disciplinare, avvertite come debolezza epistemologica e istituzionale. La tendenza attuale della ricerca mostra un movimento verso la ricerca di elementi comuni tra le didattiche disciplinari. Il dibattito su questo punto è di interesse per il caso italiano e ci permette di circoscrivere uno spazio di problematizzazione scientifica che possa fare evolvere il campo degli studi.

Il dibattito pedagogico italiano del secondo dopoguerra presenta spunti di sicuro interesse per la definizione della dimensione politica dell’educazione in quanto si delineano modelli formativi tra loro antitetici, influenzati da visioni politiche, confessionali, ideologiche e da storie diverse. Eppure la contrapposizione tra queste correnti ha giovato al sapere pedagogico, consentendogli di strutturarsi come ambito culturale plurale, aperto ad apporti differenti, superando così il blocco granitico della pedagogia filosofica gentiliana; nell’ambito della guerra fredda lo scontro-confronto tra posizioni diverse si è riversato positivamente sulla scuola pubblica della nascente democrazia, contribuendo non poco a fare di questa un’istituzione aperta al contributo di diverse correnti culturali e ideologiche, senza preclusioni; il confronto dialettico delle idee ha permesso un arricchimento in termini di esercizio della democrazia, educando al rispetto reciproco, e consentendo a ciascuno di comprendere limiti e contraddizioni delle proprie posizioni e di riflettere sulle ragioni dell’altro, aprendosi all’analisi di punti di vista prima non esplorati.

Il contesto del quale si parla nella prima parte dell’articolo è quello delle nuove generazioni di bambini e adolescenti per i quali, come mai è accaduto nella storia dell’uomo, esiste un sapere, quello tecnologico, a proposito del quale le generazioni adulte e le loro conoscenze non sembrano essere pienamente affidabili, in termini di contenuti, di procedure di uso, di significato, di strategie cognitive impegnate nella loro manipolazione, di linguaggi specifici. Al punto di vista educativo e didattico è posta una sfida importante: cogliere le ragioni per le quali anche strumenti innovativi possono sollecitare la motivazione ad apprendere, promuovere una percezione del sapere come rete di contenuti e significati. Partendo da queste constatazioni, vengono qui sinteticamente commentate alcune delle ragioni per le quali la costruzione di un ipertesto ha un potenziale formativo elevato.

L’articolo intende indicare alcune piste di orientamento per l’alternanza scuola-lavoro a partire dall’esperienza di tirocinio compiuta in questi anni nei Corsi di laurea in Scienze della Formazione Primaria, che ha mostrato come sia possibile coniugare conoscenze, attività laboratoriali e pratica sul campo, in un percorso unitario e coeso, significativo per una reale interazione di teoria e pratica. Le difficoltà e le problematiche che emergono dall’introduzione obbligatoria, nell’ultimo triennio delle scuole secondaria di secondo grado, dell’alternanza scuola-lavoro, attengono soprattutto a una modalità realizzata più su di una successione temporale che su una costruzione logica e pedagogicamente formante.

Il contributo esplora il concetto di competenza mettendo in evidenza diversi limiti ed esaminando alcune possibilità di applicazione concreta. Vengono indagate, in particolare, le ambiguità interpretative, sul piano pedagogico, e le difficoltà di realizzazione, sul piano didattico, del costrutto di competenza. Lo scopo è mettere a punto una riflessione sugli elementi sostanziali e irrinunciabili dell’approccio per competenze che meritano di essere valorizzati e potenziati.

L’importanza che da sempre assume la competenza nella lettura, competenza che si ripercuote sulla capacità di scrivere (e di saper scrivere), impone oggi la necessità di indagare quali siano gli insuccessi generati dalle strategie e dai metodi utilizzati dalla scuola, prima ancora di andare a verificare se la mancata acquisizione non dipenda invece da criticità e fragilità tipiche dello studente. La ludolinguistica offre numerosi spunti di lavoro nella direzione del metodo fono-sillabico riconosciuto, ormai in maniera incontestabile, come il più appropriato alle funzioni cognitive deputate a decifrare i segni convenzionali che universalmente definiamo “scrittura”.

L’obiettivo del presente lavoro è di verificare l’ipotesi secondo la quale una seduta psicomotoria condotta prima di un compito didattico (nel caso lo svolgimento di un dettato) possa incrementare la disponibilità attentiva in alunni di età compresa tra i 7 e gli 8 anni e la qualità del risultato al compito stesso. A tal fine sono stati coinvolti 170 alunni, ai quali sono stati somministrati due tipi di intervento: una prova di dettato (D) e una prova di dettato preceduta da una seduta di ginnastica (Ex + D). Successivamente, si è proceduto al calcolo degli errori compiuti nelle diverse prove e alle verifiche statistiche. Dall’analisi dei dati è emerso che la media degli errori compiuti nei dettati è inferiore e statisticamente significativa (p < 0,0005) quando questi sono preceduti da una seduta di ginnastica psicomotoria rispetto a quando sono effettuati senza alcun intervento. In conclusione si è osservato che la pratica psicomotoria deve essere considerata, a tutti gli effetti, una buona opportunità per stimolare la disponibilità attentiva e migliorare le prestazioni didattiche. Si auspica quindi che essa possa divenire prassi consueta in ambiente scolastico.

Accanto alla spettacolarizzazione del dolore, la civiltà occidentale, per confondere ancora di più i nostri bambini e ragazzi, ha generato e sottoscritto, attraverso la comunità della salute mentale, la “biomedicalizzazione” della vita umana, creando il culto della libertà dalla sofferenza fisica e mentale. Oggi il modello sociale che prevale è quindi quello dell’eterna giovinezza e salute, dove non c’è spazio per il dolore e la sofferenza. Nel presente lavoro si esplora la possibilità di utilizzare, per un’educazione alla sofferenza e al dolore, la mindfulness, che si esprime, nel suo versante prettamente educativo, attraverso la pedagogia contemplativa. Si tratta di un approccio che mira ad accrescere gradatamente il potenziale degli individui, supportando, da un lato, una maggiore padronanza dei processi attentivi, la flessibilità cognitiva e le funzioni esecutive e, dall’altro, il collegamento empatico, la creatività, la compassione e l’altruismo

La Comunicazione Aumentativa e Alternativa (CAA) è una tecnologia assistiva in grado di compensare i deficit comunicativi associati a varie disabilità evolutive. In questo articolo vengono presentati i riferimenti teorici dell’approccio, a partire dai prototipici contributi di J. Light, e sono discusse le opportunità presentate per l’educazione speciale degli allievi con bisogni comunicativi complessi.

Dopo una breve riflessione su alcuni punti critici della recente riforma della scuola italiana, tra cui il rischio di competizione che la nuova veste organizzativa della scuola sembra provocare a livello di prassi scolastiche, il contributo focalizza l’attenzione sul carattere democratico che, al di là di ogni ideologia politica e scolastica, dovrebbe caratterizzare l’istituzione scuola in ogni periodo storico. A partire dall’analisi del modello della scuola progressiva, il contributo ripercorre più nello specifico i principi scientifici alla base dell’approccio pedagogico montessoriano. Quest’ultimo viene presentato, in un’ottica di trasversalità rispetto alle prassi didattiche comunemente utilizzate in ambito scolastico, come possibile dispositivo investigativo per formare nei bambini e nei ragazzi un pensiero critico e creativo, democratico e cooperativo.

Il tempo, assieme allo spazio e alla didattica, costituisce una delle dimensioni intorno alle quali si stanno sviluppando anche nella scuola italiana pratiche didattiche innovative che tentano di affiancare al tradizionale modello della didattica frontale, caratterizzata da dinamiche prevalentemente erogative, modelli di didattica attiva. Questo contributo si concentra su quelle pratiche in cui la dimensione del tempo assume un ruolo preponderante e dunque abilitante nei confronti dell’innovazione. Nell’ambito delle dodici idee per l’innovazione della scuola italiana selezionate dai ricercatori dell’INDIRE e promosse dal Movimento delle Avanguardie educative, vengono in questa sede approfondite quelle idee che, nella loro implementazione e sperimentazione in contesti scolastici, sono riuscite ad attivare processi didattici innovativi proprio a partire da una diversa organizzazione della dimensione del tempo. Si tratta in particolare delle idee Compattazione del calendario scolastico, Bocciato con credito, Spaced Learning e Flipped Classroom.



Registrazione presso il Tribunale di Trento n. 1336 del 5/10/2007. ISSN 2421-2946. Pedagogia PIU' didattica.