Teorie e pratiche educative

Direzione scientifica: Massimo Baldacci, Franco Frabboni, Liliana Dozza, Berta Martini, Franca Pinto Minerva
Periodicità: aprile, ottobre

Vol. 3, n. 2, ottobre 2017

Indice

Massimo Baldacci

Editoriale

María C. Domínguez Garrido, Raúl González Fernández, María C. Medina Domínguez, Antonio Medina Rivilla

Modelos innovadores de formación inicial del profesorado de educación infantil

La Educación Infantil es la etapa educativa básica que sustenta todo el sistema educativo, constituyendo un período privilegiado para la formación de las nuevas generaciones. En el desarrollo de esta etapa el profesorado es el elemento clave, siendo fundamental su alto nivel de formación inicial, en la cual se debe dotar a los futuros docentes de los mecanismos necesarios para responder de manera adecuada a las características del alumnado de esta etapa y a las cambiantes necesidades de la actual sociedad. Por ello, el nuevo modelo formativo del profesorado de Educación Infantil que proponemos está basado en el desarrollo de las competencias docentes necesarias para el ejercicio de la función educadora en esta etapa y las creencias a potenciar en la formación inicial. La investigación efectuada pretende señalar las dimensiones sustanciales para diseñar programas de formación inicial del profesorado de esta etapa que contribuyan a mejorar su nivel profesional. Así, mediante una indagación cualitativa se ha efectuado un análisis de contenido de los grupos de discusión realizados con los equipos docentes de las Facultades de Educación de dos universidades españolas y una de México. Los resultados obtenidos evidencian el predominio de competencias ligadas a valores humanos (empatía, comunicación, lúdica, etc.), en coherencia con las creencias relevantes como el compromiso con las comunidades, diversidad cultural, potencialidad de los seres humanos e interacción y colaboración con las familias.

L'articolo presenta le otto funzioni più importanti della didattica, determinate dall'autore sulla base delle indagini fatte dallo stesso per circa 25 anni, usando diversi approcci metodologici: quantitativi, qualitativi e misti e diverse alternative metodologiche. Tra esse l'osservazione della classe è stata quella che ha fornito la maggior parte delle informazioni che contrastano i risultati di ciò che è stato osservato con indicatori, come la produzione accademica degli studenti e lo sviluppo della loro intelligenza e creatività. La precisione di tali funzioni della didattica costituisce l'elemento chiave della sua proposta del metodo ELI e del lavoro di sviluppo delle competenze professionali dell'insegnante che l'autore suggerisce. El artículo presenta las ocho funciones más importante de la didáctica determinadas por el autor a partir de investigaciones realizadas durante algo más de 25 años empleado diferentes enfoques metodológicas: cuantitativo, cualitativo y mixto y distintas alternativas metodológicas entre las cuales la observación de clases resultó la que más información aportó contrastándose los resultados de lo observado con indicadores como el rendimiento académico de los escolares, y el desarrollo de sus niveles de sus inteligencia y creatividad entre otros indicadores. La precisión de tales funciones de la didáctica constituye el elemento clave de su propuesta de método ELI y del trabajo de desarrollo de competencias profesionales del maestro que el autor propone. Palabras Claves: Método ELI, Activación, Didáctica 3.0.

Il presente contributo pone la questione della natura e delle caratteristiche dell’osservazione educativa, anche in relazione all’affermarsi di procedure extra pedagogiche nei contesti formativi. In ordine a tale argomento, si interroga, pertanto, sui profili di scientificità e su possibili paradigmi culturali di riferimento, tenendo presente, sullo sfondo, il rapporto tra pedagogia e altre scienze, con particolare riguardo a quelle dell’educazione. In questa cornice ipotizza che l’osservazione educativa, possa essere definita sistematica, formativa, dinamica e autentica. Questa ipotesi implica una ridefinizione del ruolo della pedagogia sull’argomento, da cui far discendere, peraltro, le possibili opzioni sul piano operativo.

Nel presente articolo verrà discusso il rapporto tra l’educazione, la democrazia, metodo scientifico e industrializzazione. Un’analisi che si rifà al pensiero deweyano, più precisamente alla relazione su cui John Dewey costruisce il proprio pensiero, ovvero la relazione tra l’educazione e la democrazia che, grazie a Democracy and Education trova una diffusione mondiale. Da questa relazione, Dewey cerca una soluzione concreta per dare vita alla democrazia e tutelare così il bene sociale. Sì, perché la democrazia è un modo di vita che si forma e si trasforma attraverso la libertà e la crescita dell’individuo. Ed in questo, dunque, l’educazione costituisce il mezzo attivo per realizzare ciò. L’educazione può cambiare la società. Può renderla migliore. Ma essa deve tenere conto di un fattore oramai predominante: l’economia. Un tipo di economia che non sempre è positiva e foriera di progresso per tutti, ma molto spesso è una economia che genera differenze e distanze difficili, se non impossibili da colmare; che trasforma il valore naturale dell’industrializzazione in un aspetto, oramai radicato nella società, «vincolato» al mercato economico. Per tale ragione anche l’industrializzazione va studiata alla luce del metodo scientifico e dell’educazione, con lo scopo di capire il rallentamento che essa causa al processo democratico.

L’articolo si pone l’obiettivo di indagare una prospettiva per lo sviluppo delle competenze in ambito educativo, in particolare scolastico, attraverso la predisposizione di contesti di apprendimento connessi a situazioni problematiche autentiche e funzionali. Tali situazioni problematiche si sviluppano in più fasi ricorsive, da quelle più complesse e articolate che esigono la combinazione di diverse procedure, a quelle maggiormente scomposte negli elementi costitutivi basilari e che presentano consegne esplicite. Si ritiene che porre a confronto gli studenti con situazioni prima complesse e vaste poi scomposte negli elementi costitutivi, anche attraverso proposte ricorsive, possa favorire un’appropriazione progressiva e completa delle conoscenze e delle abilità costitutive la competenza promossa e contribuire alla sua piena e significativa acquisizione.

Il presente lavoro si propone di mettere in luce alcuni aspetti connessi al rapporto tra educazione e società democraticamente organizzata nel pensiero di Dewey. In particolare si vuol far luce sulle condizioni che secondo l’autore sono alla base della società autenticamente democratica, l’importanza di estendere il metodo democratico dalle istituzioni politiche a tutte le forme associative e di aggregazione umana, il concetto di intelligenza sociale, i guasti prodotti dall’assenza di democrazia nelle istituzioni scolastiche. Il processo di democratizzazione deve coinvolgere anche i fruitori della istruzione scolastica, che sono gli studenti, anzitutto attraverso un intervento sui metodi educativi che permetta di realizzare la liberazione della mente ottenuta con il superamento del modello tradizionale basato sulla trasmissione passiva delle conoscenze, e successivamente offrendo ai medesimi gli strumenti intellettuali realmente utili a migliorare l’organizzazione sociale esistente. Il cammino rivolto a realizzare la libertà del discente deve però passare anche per una rinnovata concezione di esperienza e per il dovuto riconoscimento del ruolo svolto dall’azione in funzione dell’apprendimento.

Gli studi sulla metacognizione consentono di conoscere più a fondo sia lo sviluppo del pensiero, sia i fattori che possono influenzare il successo scolastico. Formare alunni cognitivamente maturi è una sfida cui la scuola deve rispondere fin dalla scuola dell’infanzia. La didattica consueta può essere rivista per aiutare gli alunni a sviluppare conoscenze e processi metacognitivi. La competenza metacognitiva inizia già dall’infanzia, età in cui si possono individuare alcune criticità nell’apprendimento. È inoltre possibile progettare un percorso di conoscenza della mente e del suo funzionamento, reso attraverso giochi psicomotori e di simbolizzazione, attività di orientamento, esplorazione e manipolazione adatte ai bambini dell’età di tre-sei anni. L’articolo presenta una riflessione sulle diverse opportunità offerte dalle attività didattiche della scuola dell’infanzia per favorire l’apprendimento in ottica metacognitiva e sviluppare atteggiamenti metacognitivi che costituiscano valida premessa di successo scolastico e di sviluppo olistico della personalità.

Questa ricerca ha cercato di individuare quali sono le dimensioni dell’apprendimento che vengono sostenute dall’utilizzo delle tecniche di discussione guidata in classe. Nel corso dell’a.s. 2014-15, un gruppo di insegnanti di scuola secondaria di secondo grado ha utilizzato cinque tecniche di discussione guidata in classe. Dopo ogni esperienza didattica in classe, gli insegnanti proponevano agli alunni un breve questionario focalizzato su alcune dimensioni relative al processo di apprendimento: cognitiva, metacognitiva, sociale, emozionale. L’analisi dei dati quantitativi e qualitativi ha mostrato come lo sviluppo dell’apprendimento si sia evoluto positivamente, mano a mano che le tecniche di discussione guidata diventavano sempre più complesse e specifiche e ha evidenziato momenti di difficoltà. Questa ricerca mostra come la discussione guidata possa rappresentare una strategia didattica efficace per sviluppare gli apprendimenti significativi degli alunni e lo sviluppo professionale dei docenti.

Simone Digennaro, Filomena D’Aliesio, Antonio Borgogni

Educazione ragionevole e didattica fluida: un modello didattico sostenibile

Prendendo le mosse dal perdurante e strutturale stato di crisi che interessa i sistemi educativi (per certi versi diverso rispetto a quelli passati) il saggio intende proporre un nuovo modo di concepire l’educazione. L’idea diffusa di educazione è rigida, dogmaticamente fondata, razionalizzata, ancorata a un certo conservatorismo e disarticolata dalla realtà. Ne conseguono prassi didattiche che si chiudono all’interno di dogmi dottrinali, diventando poco reattive ai costanti e poco prevedibili mutamenti culturali che interessano gli odierni contesti educativi. Le argomentazioni proposte convergeranno su di un modo di concepire l’educazione basato su di un approccio ragionevole (non razionale) e fondato su di una didattica fluida e sostenibile, che si fa minimamente invasiva e che riparte da alcune costanti educative quali l’istinto pedagogico, l’istinto ludico e la sostenibilità per sviluppare percorsi didattici meno artificiosi e fortemente ancorati alla realtà.

Il presente lavoro intende riflettere sulle implicazioni e sulle sfide che gli esperti nel settore devono affrontare quando si desidera valutare le performance nell’uso delle tecnologie digitali nell’ambito didattico. L’argomentazione ha origine da una valutazione contestuale e sociale, per poi procedere ad una connotazione applicativa e metodologica delle attività di digital literacy. Il lavoro si è mosso da una visione euristica e multidisciplinare del tema, mettendo in evidenza non solo le capacità tecnico-informatiche del docente e del discente, ma soprattutto il pensiero critico, il problem solving, la collaborazione, la ricerca; facendo emergere una visione tridimensionale: tecnica; cognitiva/metacognitiva; etica/sociale. Quindi, una combinazione complessa di capacità, abilità e conoscenze.



Registrazione presso il Tribunale di Trento n. 1336 del 5/10/2007. ISSN 2421-2946. Pedagogia PIU' didattica.