Teorie e pratiche educative

Direzione scientifica: Massimo Baldacci, Franco Frabboni, Liliana Dozza, Berta Martini, Franca Pinto Minerva
Periodicità: marzo, ottobre

Vol. 4, n. 1, marzo 2018

Indice

Il contributo proposto trova il suo fondamento epistemologico nella pedagogia critica, che durante gli ultimi anni è tornata a essere attuale, ma soprattutto necessaria. Fattivamente, la ricerca proposta tra l’Università di Jaen e la UNED della Spagna, all’interno del Master Universitario in Strategie e Tecnologie per la Funzione Docente nella Società Multiculturale, oggi favorisce nuove letture della realtà. Ci troviamo tra possibilità e difficoltà, superficialità e complessità, strutture statiche e dinamiche generative, rappresentiamo così l’anello di congiunzione tra universi antinomici. Morin anticipò e sviluppò con dovizia di definizioni le necessità dello sviluppo della complessità, non in senso strutturato e concreto, ma secondo la prospettiva filosofica, cognitiva, del pensare e del ragionare dinamico, della competenza di lettura. Le variabili asincrone continuano a marcare le differenti fasi della crescita, orientando lo sguardo verso la coscientizzazione delle persone, e auspicando la riconquista delle persone complesse.

Diana Carmela Di Gennaro, Paola Aiello, Iolanda Zollo, Maurizio Sibilio

Agire didattico inclusivo: una questione di stile?

Il presente lavoro offre una riflessione teorica ed una panoramica della letteratura scientifica sul tema degli stili di insegnamento e di apprendimento alla luce della sfida posta dalla full inclusion e partendo dal presupposto che la specificità e unicità di ogni individuo rappresenta una risorsa per i processi formativi. In questa prospettiva, il concetto di vicarianza sembra suggerire un’originale chiave di lettura dell’esperienza didattica, configurandosi come possibile strumento di adattamento che consente al docente e al discente, a fronte di inclinazioni e di disposizioni naturali, di mobilitare le proprie risorse in maniera flessibile e divergente. Tale visione si inserisce in un filone di studi che indaga l’agire didattico in vista di una possibile interconnessione tra scienze dure e scienze umane, prefigurando nuovi scenari di ricerca transdisciplinare.

La relazione tra immaginario sociale e teoria pedagogica è strettamente interrelata, come dimostra la storia dell’educazione nei suoi snodi cruciali: da Comenio, Rousseau, Pestalozzi fino a Korzac. Oggi il volto del bambino angelicato, oppure demone, retaggio della stagione medioevale, ha lasciato posto a visioni pedagogicamente più controllate ma non scevre da rischi ed ambivalenze. Sono i volti del bambino della ragione (Piaget, Bruner, Gardner, Gopnik), traguardato soprattutto nella prospettiva cognitiva, oppure del "piccolo tiranno" figlio del narcisismo degli adulti. Il contributo, nella prospettiva teoretica, traccia i diversi volti dell’infanzia contemporanea proponendo quadri ermeneutici per la sua interpretazione in senso pedagogico.

Il contributo affronta il tema della dialogicità in ambito pedagogico, a partire dalla concezione di educazione come conversazione tra educatore ed educando. In questa esplorazione, affronta il costrutto di discorso collaborativo nell’ambito dell’educazione degli adulti e delle forme di giudizio e di ricomposizione critica, con particolare riguardo al giudizio riflessivo, tenendo sullo sfondo sia la prospettiva ermeneutica che quella pragmatica e della razionalità argomentativa. In questa cornice, la dialogicità viene proposta come carattere del pensiero riflessivo, oltre che come condizione del suo esercizio.

L’articolo indica una rilettura attuale del testo Quella peste di Sophie di Mme de Ségur, e avvia una riflessione sulla visione dell’infanzia della nonna scrittrice. Invita a andare oltre la stigmatizzazione di un modello educativo obsoleto. La bambina Sophie oramai più che centenaria ha ancora qualcosa da dire agli educatori di oggi in merito alla sua esuberanza, libertà e fantasia e sulla possibilità di esprimersi all’interno di un sistema di regole (apparentemente?) restrittivo. Gli adulti che vogliono bene a Sophie, mostrano nonostante la loro severità, una sottile complicità con una vivacità e uno spirito di iniziativa infantile che oggi appare spesso sopito sommerso da un mondo adulto che protegge e previene fino a rischiare di essere intrusivo.

Il contributo presenta la fase iniziale di un percorso di ricerca-formazione dedicato a delineare il Docente Facilitatore, nuova figura di sistema del panorama scolastico alla quale è attribuito un ruolo molto complesso: coordinare la formazione dei docenti della propria scuola per supportarne, nel tempo, l’innovazione metodologico-didattica.

L’entrata nell’età anziana viene oggi sancita (e spesso sanzionata) dal pensionamento e dalla perdita dello status sociale connesso al ruolo di lavoratore. Tale passaggio induce molto spesso vissuti di inutilità, di vuoto, di mancanza di prospettive e di risorse a cui non sempre l'anziano è in grado di contrapporre nuove aspirazioni e interessi. Peraltro, il tempo del pensionamento rappresenta un “tempo” critico, multiforme ed eterogeneo, un processo di transizione dalle complesse dimensioni che coinvolge aspetti dello sviluppo della personalità di coloro che lo stanno agendo. In questo articolo si vuole proporre una riflessione pedagogica sulla necessità/possibilità di orientare a vivere la transizione dal lavoro al “non lavoro” attraverso pratiche educative finalizzate all’acquisizione di strategie idonee a esercitare un’azione di governabilità rispetto al futuro, ipotizzando altri orizzonti di possibilità.

Il minore è lui stesso “parte” principale, non oggetto di interventi ma soggetto che in qualche modo provoca “un gioco” di competenze. Questo “gioco delle parti” appare particolarmente evidente nel procedimento penale minorile. L’assunzione da parte del minore di un ruolo di protagonista può assumere delle valenze positive di crescita, laddove anche gli operatori sappiano assumere responsabilmente il proprio ruolo. Per verificare questo gioco delle parti si sono voluti raccogliere i pensieri di alcune figure che sono impegnate quotidianamente con i minori autori di reati, focalizzando l’attenzione sugli aspetti del circuito penale come momento di trasgressione, di rottura, di sofferenza, ma anche di crescita del ragazzo. L’insieme degli interventi che vengono analizzati nell’articolo fa emergere molteplici possibilità e idee che se realmente integrate, possono costruire una base per reimpostare i rapporti e condividere sostanzialmente “la nostra parte di adulti nella relazione con il ragazzo”.

Nella società attuale adottare la prospettiva del lifelong learning significa valorizzare la formazione come dispositivo per avversare la disoccupazione e la precarietà lavorativa, per migliorare le possibilità professionali e, parimenti, favorire la partecipazione attiva di ogni persona all’economia. In linea con le indicazioni europee l’università, accanto ai due obiettivi fondamentali della formazione e della ricerca, è la cosiddetta Terza Missione. Tra la Strategia di Lisbona e la Strategia Europa 2020 la terza missione ha contribuito a migliorare la qualità della vita della comunità umana? Il contributo individua alcuni nodi critici in ordine all’Alta formazione in una società dei diseguali con peculiare riferimento all’importanza di diffondere la conoscenza e le scoperte scientifiche e contribuire al miglioramento sociale, culturale ed economico della società. La sfida educativa della terza missione, nella complessità sociale e culturale, si deve misurare con la crescente disuguaglianza economica affinché la conoscenza sia realmente occasione di inclusione e sviluppo individuale e territoriale.

Il testo esamina il tema dell’orientamento dal punto di vista dell’educazione e del counseling. Oggi il concetto di orientamento ha assunto i tratti di una vera e propria categoria esistenziale. L’articolo riflette sulla peculiarità del progetto di vita in un clima di flessibilità e incertezza e sull’importanza delle competenze professionali. Obiettivo dell’articolo è immaginare le competenze trasversali come una strategia per proteggere le persone dai ruoli imposti dalla crisi professionale degli adulti. La ricerca bibliografica mostra l’importanza, per il futuro, dell’imparare a imparare. Le competenze rappresentano la forma di conoscenza più sicura nella nostra società. Il bilancio delle competenze rappresenta un campo di ricerca in pedagogia che può fornire strumenti per la buona pratica educativa. L’intento è quello di riflettere sulle dinamiche in atto e di facilitare efficaci azioni di orientamento e supporto nei confronti delle persone.



Registrazione presso il Tribunale di Trento n. 1336 del 5/10/2007. ISSN 2421-2946. Pedagogia PIU' didattica.