TEORIE, RICERCHE, PRATICHE

Andrea Canevaro, Antonio Genovese, Miriam Traversi (fondatori della rivista)
Stefania Lorenzini, Federica Tarabusi (coordinamento scientifico)
Periodicità: maggio, novembre

Vol. 15, n. 1, 2017

Table of Contents

Premessa

Stefania Lorenzini, Federica Tarabusi, Andrea Canevaro, Antonio Genovese, Miriam Traversi

Legami, transizioni e prospettive per pensare e fare l’intercultura

Stefania Lorenzini

Editoriale

Una valutazione scientifica può tenere conto dei contesti e non ridurre tutto al solo contesto accademico. La verità può essere qualcosa da salvare non in solitudine, ma insieme ad altri, così come il rapporto fra ricerca scientifica e futuro. La ricerca va condivisa. In questo articolo verranno presentati diversi modi di vivere l’altruismo, da Tillion a Tomasello, per intessere un dialogo che possa andare avanti.

L’aiuto reciproco può avvenire con il contatto diretto o attraverso un’organizzazione. L’intercultura richiede un altruismo nuovo, sia nel contatto diretto che nell’organizzazione. L’altruismo razionale è collaborazione di contatto diretto e contatto attraverso un organismo di intermediazione. L’importanza del giudizio del pubblico richiama la necessità di un altruismo nuovo e innovativo, relazione empatica e aiuto giusto.

La facilità con la quale si diffondono atteggiamenti razzisti, xenofobi, intolleranti e violenti è spaventosa, ma non è eccezionale né nuova. Questi atteggiamenti hanno guidato, con maggiore o minore forza, la politica degli ultimi diecimila anni di storia. Lo scenario politico vede avanzare soggetti che attingono al populismo, al razzismo o quantomeno alla xenofobia; essi si dichiarano antieuropei e proclamano con enfasi di essere l’«anti-politica». Con la crisi delle ideologie, sembra che si sia affermata un’idea di valori propria di un capitalismo ridotto alla contrapposizione fra ricchezza (bene) e povertà (male). La solidarietà selettiva spinge gli individui a scegliere chi amare e chi no e sarebbe importante ritrovare gli antichissimi e naturali sentimenti di solidarietà universale, facendoli divenire anche culturali.

In questo articolo si presentano alcuni dei risultati di una ricerca svolta con l’obiettivo di analizzare stereotipi e pregiudizi legati al colore della pelle in bambini alcune scuole primarie di Bologna. Durante i focus group, utilizzati come strumento di ricerca, i bambini hanno anche riflettuto su quali fossero le parole più adeguate ed educate per parlare di colori della pelle e quali, al contrario, potessero essere strumento discriminazione razzista. Se termini come «pelle bianca» o «pelle chiara» vengono utilizzati con disinvoltura dai bambini, altrettanto non è possibile affermare per parole come «pelle nera» o «pelle scura». A questi termini parrebbe più corretto sostituire «di colore» che, secondo i bambini, consentirebbe di non recare offesa alle persone con pelle scura. Ma cosa si cela dietro questo termine così frequentemente utilizzato?

Questo articolo partendo da una ricerca su pratiche e teorie interculturali in alcune scuole dell’infanzia, non intende illustrare la ricerca in sé, ma vuole invece porre l’accento sulla possibilità e utilità che può avere l’apporto della psicologia – in particolare sociale e delle decisioni, ma non solo – nel dibattito interculturale che poggia su vari pilastri quali la filosofia, l’antropologia, la demografia, la storia, la sociologia, la meteorologia e altri apporti scientifici. Cercherò di indicare quale potrebbe essere il possibile apporto della psicologia tentando di illustrare come questa possa svolgere una valida funzione nei processi che possono ostacolare l’inclusione interculturale.

I minori stranieri, accompagnati e non, iscritti nelle scuole di ogni ordine e grado pongono nuove sfide organizzativo-didattiche. Di conseguenza, anche se in genere il concetto e le pratiche educative per l’inclusione hanno fatto riferimento principalmente agli alunni diversamente abili, oggi il significato pedagogico di inclusione si allarga sempre più per indicare un approccio che abbia la finalità di integrare le molteplici diversità presenti nella scuola (Unesco, 2008; 2009). Da questo punto di vista l’intercultura diventa un nuovo aspetto del tema inclusione. L’articolo presenta la Campagna educativa «Etna, Vulcano della Pace. Preghiera interculturale delle scuole di Catania contro la guerra», nata nell’anno scolastico 2014/2015 grazie all’ispirazione del pedagogista Giovanni Pampanini. L’Istituto comprensivo «Fontanarossa» di Catania ha dato forza istituzionale a questa iniziativa e nell’anno scolastico 2015/2016 ha creato il Polo catanese di Educazione interculturale - Global Teacher Centre - che organizza attività finalizzate all’intercultura e all’inclusione e che hanno avuto una risonanza nazionale e internazionale.

Italiani di Eritrea è nato come un’iniziativa di ricerca e sensibilizzazione con finalità di divulgazione della conoscenza di altri popoli e di altri mondi, in particolare di quelli eritrei. Il lavoro si è proposto di raccogliere informazioni sullo sviluppo della relazione, anche coloniale (anni 1882-1947 circa), fra italiani ed eritrei, soprattutto attraverso l’ascolto dei racconti di chi ha vissuto in prima persona, pure nel quotidiano, quella parte di storia. In questa prospettiva, sono state realizzate interviste a persone italiane ed eritree, nonché ricerche sul territorio eritreo e/o italiano, orientate anche all’individuazione e valorizzazione di archivi già esistenti. I temi di fondo di questo lavoro sono stati: la scelta di ascoltare chi ha vissuto un periodo di quella storia che ha ancora un grande peso nell’oggi; la fiducia di contribuire, in qualche modo, alla diffusione dell’idea che la convivenza e la solidarietà fra persone e popoli appartenenti a territori e culture diversi è possibile, anche quando sorge in situazioni drammatiche. Guida nell’elaborazione della ricerca è stata la convinzione di Alfredo Calabrese, suffragata dalla sua esperienza professionale e accademica, dell’importanza del quotidiano e delle piccole cose per far luce su eventi più generali nella vita di ciascun essere umano e forse di ogni popolo. Italiani di Eritrea propone pertanto storie e rappresentazioni di individualità e al contempo di un mondo, di un’epoca e di un luogo per dare un contributo al dialogo. L’iniziativa si propone anche di fornire spunti per la realizzazione di percorsi didattici a scuola e/o attività seminariali, offrendo anche materiali in consultazione.

Due psichiatri di nazionalità francese, Michel Dugnat e Marion Rochet, dialogano sul tema dei diritti dell’infanzia in una prospettiva transculturale con Stanislaw Tomkiewicz. Il dialogo è qui pubblicato a tredici anni dalla morte di Tomkiewit e offre un quadro estremamente lucido e attuale con risvolti importanti sul piano psico-pedagogico e socio-antropologico e ricadute sul lavoro dei professionisti che operano con i bambini in difficoltà in diversi contesti del mondo.

Gli eventi genericamente definiti come Primavere Arabe sono stati oggetto di una forte attenzione mediatica. L’analisi di alcune valutazioni di questi eventi effettuate in Occidente conferma come l’interpretazione storica sia un ambito fortemente influenzato dalle dinamiche interculturali, luogo prioritario di affermazione delle presunte gerarchie tra civiltà. L’esempio delle Primavere arabe viene utilizzato in questo articolo non per giungere a valutazioni rispetto a questi specifici fatti storici, quanto per evidenziare come il «fluire del tempo» costituisca fattore primario nel costruire meccanismi di stereotipizzazione e discriminazione. E come quindi tale ambito meriti attenzione e studio da parte di chi occupa di intercultura, in quanto contribuisce significativamente alla percezione dell’Altro/a da sé.



Registered at the Tribunal of Trento n. 1155 dated the 19/12/2002. ISSN 2420-8175 Educazione interculturale (Online). Director - Marika Giovannini