TEORIE, RICERCHE, PRATICHE

Andrea Canevaro, Antonio Genovese, Miriam Traversi (fondatori della rivista)
Stefania Lorenzini, Federica Tarabusi (coordinamento scientifico)
Periodicità: maggio, novembre

Vol. 16, n. 2, 2018

Table of Contents

Numero monografico Educazione Interculturale vol. 16 n. 2 (2018): Formazione e comunicazione nei campi dell'accoglienza di rifugiati e richiedenti asilo (a cura di Gallotti C. e Tarabusi F.)

Thoughts, theories, analysis

Giuseppe Faso, Sergio Bontempelli

Reception contexts

DOI: 10.14605/EI1621801
Full text (PDF)

A posteriori e come complemento al Manuale rivolto agli operatori dell'accoglienza pubblicato dagli autori nel 2017, questo contributo ribadisce la centralità dello studio sulla produzione locale di senso all’interno dei Centri di Accoglienza per rifugiati, e delinea due contesti per la comprensione del peggioramento delle condizioni di vita degli internati e del lavoro degli operatori. Il primo è storico-sociale. Con il predecessore democratico di Salvini, Marco Minniti, si era assistito a uno slittamento tra principi costituzionali e valori culturali, essenzializzati e funzionali a un’immagine inferiorizzante dei rifugiati, da sorvegliare e punire. L’accettazione di una presunta percezione dell’insicurezza, assurta a “sentimento popolare”, ha svalutato il ricorso ai dati, che registrano invece un significativo calo della criminalità. Muovendo da questa resa al senso comune allarmato, il ministero dell’interno ha provveduto nel 2017 ad alcune trasformazioni delle modalità dell’accoglienza, introducendo un modello di capitolato per la gestione dei centri di accoglienza, trasformati di fatto in luoghi di custodia e internamento e scoraggiando modalità di accoglienza diffusa. L’altro contesto riguarda la riflessione colta: si denuncia l’assenza dalla scena culturale italiana di una filosofia della migrazione; solo di recente le indicazioni di Hannah Arendt sono state riprese i da Donatella Di Cesare, con la riproposizione di una straniante, paradossale contestazione dell’ovvietà.

In retrospect and as a complement to the handbook for reception centre operators published in 2017 by the authors, this contribution reiterates the importance of studying the construction of local meanings within Refugee Reception Centres and it identifies two contexts for understanding the worsening of daily life conditions for internees and the work of operators. The first is historical and social context. With the Democratic predecessor of Matteo Salvini, Marco Minniti, there was a shift between constitutional principles and cultural values, which served to produce an inferiorising image of refugees, who must be disciplined and punished. The acceptance of an alleged perception of insecurity, which has risen to "popular sentiment", has devalued the use of data, which instead recorded a significant decline in crime. Moving from this surrender to an alarmed common sense, the Interior Ministry in 2017 made some changes to reception procedures, discouraging “widespread reception” strategies and introducing a model of a decree with a uniform set of rules for the management of reception centres, which have become places of custody and internment. The second context refers to educated, intellectual thought: we see a lack of a philosophy of migration in the Italian cultural scene; only recently, did Donatella di Cesare follow-up Hannah Arendt’s reflection, restating an estranged, paradoxical contestation to obviousness.

Il passo cruciale da compiere nelle pratiche di inclusione è cogliere la sostanziale costruzione transculturale e meticcia delle nostre identità. Richiamandosi alla letteratura antropologica e pedagogico-filosofica sul tema, con una particolare attenzione all’etno-antropologia, il contributo intende richiamare l’attenzione alla necessità di abbandonare un modello monolitico di cultura, per adottarne uno transculturale, che vede la cultura come profondamente permeata dal meticciamento e dall’ibridazione. In questo modo è possibile cogliere le «identità migranti» come storie da narrare a sé e agli altri, generando pratiche d’inclusione discorsive e relazionali che consentano di creare spazi sociali inediti e condivisi.

The crucial step to be taken in inclusion practices is to grasp the substantial cross-cultural, mixed building of our identities. Referring to anthropological and pedagogical-philosophical literature on the subject, with particular attention paid to ethno-anthropology, the paper intends to draw attention to the need to abandon a monolithic model of culture and to adopt a transcultural one, which sees culture as deeply permeated by intertwining and hybridisation. In this way it is possible to grasp "migrant identities" as stories to be narrated both to oneself and to others, generating discursive and relational inclusion practices that allow new and shared social spaces to be created.

Il presente articolo analizza la figura dell’operatore dell’accoglienza nei Servizi di protezione per richiedenti asilo e rifugiati (Sprar) da una prospettiva pedagogica. Attraverso 19 interviste con operatori di una cooperativa sociale di Bologna (2017) e il dialogo con la letteratura pedagogica di riferimento, il mio contributo indaga le ragioni del divario tra richieste istituzionali e le pratiche dell’accoglienza. L’approfondimento che segue riflette sull’identità professionale dell’operatore dell’accoglienza, sulla necessità, così come viene percepita dai miei interlocutori, di ritrovare – nel proprio ruolo e nelle pratiche svolte all’interno dei servizi in cui operano – un «mandato sociale» teso a superare interventi a carattere emergenziale e assistenziale, se non espressamente a dirigersi verso azioni capaci di creare progetti di reale inclusione sociale. In linea con le direzioni auspicate a livello nazionale, l’obiettivo di questo studio è quello di rivolgere una particolare attenzione alle dinamiche relazionali, che rappresentano un nodo centrale del lavoro degli operatori dell’accoglienza, rintracciando le competenze pedagogiche necessarie all’accompagnamento della persona nella costruzione di un nuovo progetto di vita. Muovendosi all’interno di una complessa rete che coinvolge numerosi attori – i beneficiari del progetto, l’équipe di riferimento, le agenzie pubbliche e i servizi territoriali – è possibile rilevare come il ruolo e le competenze dell’operatore richiedano di essere definite ed esplorate per fare emergere una nuova consapevolezza nelle pratiche e negli obiettivi dei servizi per l’accoglienza dei richiedenti asilo e rifugiati.

This article investigates the role of social workers in the Italian reception system of asylum seekers and refugees (Sprar) from a pedagogical perspective. Drawing from 19 interviews with caseworkers from a social cooperative in Bologna (2017) and from a review of pedagogical literature, this article highlights the gap between institutional guidelines and practices on the ground. The following in-depth analysis reflects on the professional identity of the case worker and on their perceived need to find in their role and in their daily practices a wider «social mandate» aimed at overcoming an emergency approach and moving towards social inclusion. In line with Sprar institutional objectives, the purpose of this study is to focus on relational dynamics, which represent a central node of social work: these should be based on the pedagogical skills necessary to accompany the asylum seeker in the construction of a new life project. Moving within a complex network of numerous players – the beneficiaries of the project, the team, public agencies and local services – it is possible to see how the role and skills of the case worker must be defined and explored to stimulate new awareness in the practices and the objectives of reception services for asylum seekers and refugees.

Il fenomeno migratorio richiede una riflessione critica sulle professionalità impiegate nella gestione delle pratiche e procedure di accoglienza. I diversi operatori che lavorano nei contesti interculturali si trovano a fronteggiare una serie di situazioni che moltiplicano le difficoltà del lavoro nel sociale, già di per sé complesso, e nella relazione d’aiuto. Il contributo proposto riporta i risultati di una ricerca qualitativa svolta in Abruzzo attraverso la raccolta di interviste focalizzate a testimoni privilegiati (assistenti sociali, psicologi, educatori, mediatori interculturali, operatori sociali), impiegati in strutture di accoglienza di varia natura (SPRAR, CAS, Case Famiglia per minori, CIE, ecc.). La riflessione che si intende avviare verte sull’esplorazione di tre macro-aree: formativa, emotivo-relazionale, lavoro di rete inter-professionale e/o inter-istituzionale.

The migratory phenomenon requires critical thinking about the professionals employed in the management of immigration policies and procedures. Operators working in intercultural contexts have to face many situations that multiply the difficulties in the complex world of social work and supportive relationships. This paper reports the results of a qualitative research project in Abruzzo, carried out through focused interviews with key informants (social workers, psychologists, educators, intercultural mediators and social operators) employed in welcoming facilities of various kinds (SPRAR, CAS, Childhood care homes, CIE, etc.). We are going to explore three macro-areas: training, the emotive-relational sphere, and inter-professional and/or inter-institutional networking.

Il lavoro d’équipe nei progetti territoriali di seconda accoglienza può essere considerato come spazio sociale di apprendimento in cui malintesi e conflitti permettono di creare i presupposti per una comprensione più autentica dell’altro in una cornice operativa che è quella della relazione di aiuto tra utente, operatore sociale e organizzazione. Il metodo Trascend di J.Galtung e il modello M-m ed E-E di P. Patfoort sono usati per leggere le dinamiche conflittuali emergenti e ricostruirle a partire dall’utilizzo di esempi emersi durante la ricerca sul campo realizzata in Calabria, Sicilia dal 2014 ad oggi e, appena iniziata, in Sardegna e al periodo di osservazione diretta nelle riunioni del gruppo di operatori del progetto Sprar di Sant’Alessio in Aspromonte. Il contributo propone alcune chiavi attraverso le quali la sociologia del conflitto può contribuire alla domanda di formazione interculturale che emerge dagli operatori del Sistema di protezione. Parole chiave: sprar, sociologia del conflitto, lavoro d’équipe.

Teamwork in second reception services for refugees and asylum seekers can be seen as a conflictual space. In such a social environment, intercultural misunderstandings are opportunities for learning because they stress the help relationship between refugees, social workers and organisations, and highlight related frameworks. J. Galtung’s Transcend method and P. Patfoort’s M-m and E-E model offer heuristic perspectives useful for reading intercultural conflicts within the protection system. Many examples are taken from field research (from 2014 onwards) carried out in reception centres in Calabria, Sicily and Sardinia, and from weekly professionals’ meetings observed as part of the Sprar project in Sant’Alessio in Aspromonte, in the Calabrian Apennine mountains. The paper offers viewpoints through which the sociology of conflict can contribute to the intercultural training demands that social workers engaged in the protection system highlight.

Livia Cadei, Padma Ramsamy-Prat

Between refugees and educators: caring gestures

DOI: 10.14605/EI1621806
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Con riferimento all’ambito interculturale, numerosi studi hanno posto in luce le forme nelle quali si esprimono le pratiche educative e di inclusione sociale in relazione alle diverse rappresentazioni personali degli operatori. In questo articolo, viene descritta l’attività educativa rivolta all’accoglienza dei richiedenti asilo e, rispetto ad essa, ci si interroga sulle modalità con cui gli educatori svolgono il loro lavoro, con una particolare attenzione all’impiego dei gesti, intesi come principali strumenti di relazione e di comunicazione in situazione di difficile interazione di tipo verbale. I gesti hanno valore ulteriore a quello linguistico e giocano sul terreno dell’evocazione, suscitano rappresentazioni e sono portatori di messaggi impliciti. L’interesse della ricerca è volto a tentare di comprendere come il professionista riesca ad accompagnare i richiedenti asilo durante il periodo di permanenza nei centri di prima accoglienza e come, con l’intento di stabilire una relazione educativa, si avvalga di strategie relazionali disponibili. In tali contesti, si può riscontrare come l’impiego dei gesti e la varietà dei loro movimenti siano più ampi rispetto a quanto si possa osservare in una interazione ordinaria.

With reference to the intercultural sphere, many studies have highlighted the forms in which educational practices and social inclusion are expressed in relation to different personal representations of professionals. This paper will focus on helping asylum seekers and question how educators manage to perform their tasks. Attention is focused on gestures as the main tool of relationships and communication. Gestures have further value in addition to linguistic value; they play on evocation, inspire representations and are bearers of implicit messages. The interest of the research is aimed, first of all, at understanding how educators manage to assist asylum seekers and, with the aim of establishing an educational relationship, how they overcome the difficulties and barriers posed by language and culture in their interactions and how they use the relational strategies available. In such contexts, it is possible to discover how the use of gestures and the variety of their movements are wider than what can be observed in ordinary interactions.

Lo scopo del presente lavoro è di illustrare i metodi, le strategie e le prassi educative di presa in carico personalizzata dei minori stranieri non accompagnati nel sistema italiano dell’accoglienza. Sebbene tratti di un settore complesso, il contributo intende far luce sui rischi e sulle opportunità che caratterizzano le relazioni multiculturali in questo contesto. Analizzando l'esperienza dell'accoglienza dei minori stranieri non accompagnati dell’HUB e dello SPRAR (Sistema di Protezione per Richiedenti Asilo e Rifugiati) nei territori di Bologna, Ferrara e Ravenna, si cercherà di farne emergere le potenzialità, le criticità e la percezione del personale educativo che opera in un campo altamente controverso e conflittuale. L’implementazione di un’accoglienza strutturata rappresenta una risposta altamente tutelante ai bisogni dei minori poiché si inserisce, nel nostro territorio, in un sistema di rete attivo da anni, che ha saputo mettere in sinergia competenze specifiche da parte degli enti e delle istituzioni coinvolti.

The aim of this article is the presentation of methods, strategies and educational practices applied in the context of Italian migratory-flow management and in particular in the reception of unaccompanied foreign minors. This system is undeniably complex; nonetheless this work’s purpose is to highlight the risks and opportunities linked to the development of multicultural relations between immigrants and the welcoming country’s representatives. By analysing the experiences of reception centres for unaccompanied minors in the HUB and SPRAR (Sistema di Protezione per Richiedenti Asilo e Rifugiati i.e. Protection System for Asylum Seekers and Refugees) systems in the areas of Bologna, Ferrara and Ravenna, the article describes the potentialities, the weaknesses and the perception of educational personnel operating in a controversial and complicated situation. The implementation of a first and second level reception system represents a solution which greatly safeguards unaccompanied minors. In fact, this more structured system relies on a consolidated network in which institutions and public stakeholders properly collaborate, developing specific competences in a synergic fashion.

Dal 2015 in Italia è stato creato un sistema d’accoglienza straordinario (CAS), parallelo al sistema pubblico SPRAR: a fronte di numerosi studi sui centri SPRAR, scarsi sono quelli sui CAS. L’apprendimento della lingua del paese di accoglienza è il primo passo per l’inclusione sociale e può essere considerato rappresentativo del lavoro svolto nei centri di accoglienza. Tenterò di rendere conto della mia esperienza di insegnamento di lingua e cultura italiana in un CAS, effettuata avendo come riferimento il metodo di alfabetizzazione freiriano, e di confrontarla con un'altra esperienza basata sullo stesso metodo. Questo contributo è un tentativo di concettualizzazione di un lavoro svolto dagli operatori spesso senza nessun riferimento al dibattito scientifico attuale; parte dalla constatazione delle differenze nei risultati dell’apprendimento dell’italiano nei diversi centri, che rappresentano una discriminazione e una disuguaglianza vissuta dai migranti accolti in centri di bassa qualità, e perviene a due conclusioni: è necessario portare tutti i corsi a un livello qualitativo minimo; il metodo di alfabetizzazione freiriano risulta idoneo a questo fine nel contesto dell’accoglienza.

In 2015, the Italian government created a secondary reception system (CAS), parallel to the SPRAR public system: but while several studies have been published on the SPRAR system, few have been made on the CAS. Learning the language of the host country is the first step towards social inclusion and, for this reason, we can consider it representative of the work done in reception centres. I will try to account for my experience in teaching the Italian language and culture in a CAS, carried out with reference to the Freirean literacy method, and to compare it with another experience based on the same method. This contribution is an attempt to conceptualise work which is often carried out by operators without any reference to the current scientific debate. It starts with the observation of striking differences in learning outcomes of the Italian language in different centres, which represent the discrimination and inequality experienced by migrants received by low quality centres. It concludes that we need to bring all courses to a minimum quality level and that the Freirean literacy method is suitable for this purpose in the context of reception centres.

Open section

Andrea Canevaro, Luciano Carrino, Alfredo Camerini

NGOs: are they brave captains or accomplices? Three actions between emergency and normality

DOI: 10.14605/EI1621809
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I rapporti Nord-Sud del mondo rischiano di essere vissuti con spirito da tifoserie calcistiche, ovvero in maniera superficiale. Dobbiamo aiutare o no chi proviene dai paesi del Sud del mondo? Le Organizzazioni Non Governative hanno esperienze. Aiutano a capire? Qual è la qualità delle conoscenze derivate dalle loro esperienze? L’emergenza domina e può dare risposte poco costruttive. La conoscenza serve per mettere fine al tradimento e al preconcetto, e seguire la logica della riduzione del danno. È una logica che apre un percorso ed esige tempo. Salvare vite umane è prioritario e irrinunciabile e le ONG debbono poter fare il loro lavoro al meglio delle loro capacità logistiche e tecniche, ma la necessità di smantellare le reti di trafficanti di esseri umani non è un’alternativa: è complementare.

The world’s north-south relations are more and more likely to be lived in a superficial way. Should we help those coming from countries of the south or not? This is the question we are trying to answer with this contribution. Non-Governmental Organisations have acquired relevant expertise on this topic in recent years, useful for approaching this thorny issue. Nevertheless, it is also necessary to question the quality of the knowledge derived from the experience of these NGOs: they mainly operate in a context of emergency, thus providing less constructive answers. This paper aims to start a conversation, aware that building knowledge takes time but also that saving lives is a priority and fundamental duty of NGOs and that they should be able to do their job to the best of their logistical and technical skills. The author believes that it is necessary to dismantle the network of human traffickers as a complementary and parallel intervention to rescue.



Registered at the Tribunal of Trento n. 1155 dated the 19/12/2002. ISSN 2420-8175 Educazione interculturale (Online). Director - Marika Giovannini