TEORIE, RICERCHE, PRATICHE

Andrea Canevaro, Antonio Genovese, Miriam Traversi (fondatori della rivista)
Stefania Lorenzini, Federica Tarabusi (coordinamento scientifico)
Periodicità: maggio, novembre

Vol. 16, n. 1, 2018

Table of Contents

Numero monografico Educazione Interculturale vol. 16 n. 1 (2018): Dilemmi, mediazioni e pratiche nel lavoro dell'accoglienza rivolta a rifugiati e richiedenti asilo (a cura di Riccio B. e Tarabusi F.)

Le società mediterranee, da qualche decennio, conoscono profonde trasformazioni dovute ai nuovi conflitti socio-politici e ai processi di mobilità legati alle migrazioni delle popolazioni. Le migrazioni sono un ambito di intervento operativo per il quale è necessario possedere un quadro di riferimento chiaro che consenta di calibrare le politiche e le azioni in maniera adeguata, cercando altresì di interpretare le tendenze future. In questo scenario, l’inserimento degli immigrati è frutto di processi a due vie, in cui contano in modo significativo le rappresentazioni sociali dei migranti (di prima e dopo l’arrivo) e le risorse immateriali (conoscitive e relazionali) esperite da questi. Ciò spinge a pensare che le perturbazioni della vita quotidiana a seguito di una mobilità forzata (migrazione) permettono di aprire una riflessione anche sul ruolo degli operatori e gli effetti che i loro interventi fanno registrare sulle popolazioni che ricevono aiuto, come pure sugli stessi operatori che si prodigano in un «lavoro sociale».

Mediterranean societies have for some decades been witnessing profound changes due to new socio-political conflicts and mobility processes related to migration of populations. Migration is an area of operational commitment and this means that a clear framework of reference is needed that will enable policies and interventions to be calibrated in an appropriate way, and will also attempt to interpret future trends. In this scenario, the integration of immigrants is the result of two-way processes: the migrants’ social representations of the host population and society (before and after arrival), as well as of the immaterial resources available, are paramount for their integration. This leads us to think that the disturbances of daily life as a result of forced mobility (migration) allow us to reflect on the role of operators and the effects their interventions have on the populations who receive help and also on the very same operators who are devoting themselves to «social work».

Il significativo incremento che ha interessato negli ultimi anni l’arrivo di minori stranieri non accompagnati (MSNA) nel nostro Paese pone specifici interrogativi al sistema di accoglienza e alla pratica educativa ad esso connessa. La condizione del minore migrante solo impone a chi lo accoglie di imparare a operare nell’incertezza di prospettive e invita l’operatore sociale a sviluppare strategie di intervento in grado di soddisfare contemporaneamente le incombenze tecniche e formali del committente pubblico, i bisogni specifici del giovane accolto e le proprie aspirazioni educative. Lo studio della letteratura disponibile sul fenomeno, unitamente all’ascolto dell’esperienza diretta di operatori e MSNA, permette di individuare criticità e possibili soluzioni che interrogano le consolidate esperienze di lavoro educativo con i minori in difficoltà, sfidandole a un rinnovamento tanto necessario quanto delicato. Adolescenza e adultità, dipendenza e autonomia, identità e integrazione, mandato istituzionale e mission educativa, narrazione di sé e trauma descrivono solo alcune delle numerose incertezze costitutive che caratterizzano questo ambito di intervento, dove pare necessario recuperare un’intenzionalità educativa matura, consapevole e aperta alla contaminazione con altri saperi.

The significant increase in recent arrivals of unaccompanied and separated children (UASC) in Italy raises specific questions about the reception system and educational practices. The condition of unaccompanied migrants forces the educators who take care of them to work in uncertain settings, and to produce strategies that must satisfy – technically and formally – the public contractor they work for, along with their professional capability to recognise and adapt both their own expectations and the foreign teenagers’ needs. A study of publications on this phenomenon, alongside listening to the experience of educators and of UASC, has enabled the author to focus on problems and potential solutions, drawing on his previous experiences with problematic minors, experiences that are very challenging to renew. Adolescence and adulthood, dependence and self-confidence, identity and integration, institutional mandate and educational mission, self-narration and shock are all terms that attempt to describe some of the constitutive uncertainties related to this educational setting, which needs to regain a mature educational intentionality, open to contamination from other disciplines.

Empirical research

Lavinia Bianchi

The dual constraint of the migrant minor reception system in Italy

DOI: 10.14605/EI1611803
Full text (PDF)

La migrazione di minorenni è uno degli aspetti del complesso universo che caratterizza i movimenti migratori; a partire dalle primavere arabe del 2011, per la prima volta il sistema di accoglienza italiano si trova a dover rispondere a bisogni educativi, formativi e di accudimento di ragazzi provenienti da Tunisia, Egitto, Marocco, Gambia, Mali, Costa D'Avorio, Nigeria, Senegal, Bangladesh, Afghanistan, Pakistan e dall'Albania. Per descrivere un panorama caratterizzato da coerenza parziale e provvisorietà epistemologica si è scelta la metodologia della Grounded Theory (GT) costruttivista. La GT non ha l'ambizione di convalidare un'ipotesi preesistente, bensì persegue un «valore d’uso»: elaborare una teoria a medio raggio, che consenta di progettare percorsi di umanizzazione (Bianchi, 2016) e possa servire come riferimento di buone pratiche traducendosi in linee di intervento per gli operatori. Le prime categorie emergenti danno conto del conflitto tra mandati: da una parte gli obiettivi dei ragazzi, dall'altra quelli degli operatori. Nell'elaborazione teorica si prendono in considerazione sia le leggi dello Stato e la «doppia» rappresentazione mediatica del fenomeno, sia le aspirazioni dei giovani migranti e l'operatività degli attori sociali che quotidianamente costruiscono pratiche di accoglienza.

The migration of unaccompanied children is one of the sectors of the complex universe that has characterised migratory movements starting from the Arab spring of 2011: for the first time, the Italian reception system is having to manage the educational, training and care needs of children from Egypt, Gambia, Sub-Saharan Africa and Albania. In order to describe a panorama characterised by «partial coherence» and epistemological temporariness, the methodology of the constructivist Grounded Theory (GT) was chosen. The research target is not to verify existing theories, but to elaborate a substantive theory for realising facilities regarding the UMC context, which can serve as a reference of good practices and result in action lines for educators operating in such fields. The first emerging nodes and categories give account of the conflict between the migrants’ aims and those of the social workers. In theorising, both the state's laws and the double media representation of the phenomenon and the young migrant's aspirations and the work of the staff who implement reception system practices daily are taken into account.

Uno degli esiti dell’«Emergenza Nord Africa» del 2011 è stata la proliferazione di progetti di accoglienza e servizi rivolti a richiedenti asilo e rifugiati in Italia. Descriverò il percorso che ho intrapreso all’interno di questo sistema assumendo posizionamenti molteplici. Prima come educatore in un centro di accoglienza e parallelamente come ricercatore mi sono misurato con la traduzione in prassi di una parte delle azioni di cui si compone il dispiegamento del sistema di gestione del fenomeno migratorio in Italia. L’articolo prosegue con la descrizione di un servizio di preparazione alla Commissione Territoriale per il riconoscimento della protezione internazionale. L’articolo è finalizzato a mettere in luce da diverse angolature alcune delle tensioni e dei nodi critici che si incontrano nel sistema d’accoglienza. Partendo da una prospettiva che fa dei posizionamenti molteplici uno degli strumenti di lettura del fenomeno tratteggerò un quadro visto da un ricercatore che fa del suo campo il suo lavoro quotidiano e viceversa. Sarà mia cura fare luce sulle criticità affrontate da un antropologo che fa antropologia a casa e fa dell’antropologia uno strumento di riflessione costante del proprio lavoro quotidiano.

One of the outcomes of the «North Africa Emergency» in 2011 was the proliferation of reception projects and services for asylum seekers and refugees in Italy. I will describe the path I have undertaken within this system by taking multiple positions. First, as an educator in a reception centre and at the same time a researcher, I contended with the translation into practice of a part of the actions that make up the deployment of the system of migratory phenomenon management in Italy. The article continues with the description of a service to prepare for the Territorial Commission for the recognition of international protection. Through this article, it is my intention to highlight from different points of view some of the critical tensions and issues encountered in the reception system. Starting from a perspective that makes multiple placements one of the tools for reading the phenomenon, I will outline the picture from the point of view of a researcher who turns his field into his daily work and vice versa. I will shed light on the critical issues faced by an anthropologist who carries out anthropology at home and turns anthropology into a tool for constant reflection on his daily work.

Il presente lavoro si propone di mettere in luce alcune tra le criticità emerse da una ricerca etnografica, realizzata tra marzo e agosto 2016, relativa al sistema di accoglienza destinato a rifugiati e richiedenti asilo nella città di Rio de Janeiro. In particolare, ho scelto di circoscrivere il mio campo a coloro che al momento della ricerca si presentavano come i principali protagonisti dei flussi per quello che riguarda la città di Rio de Janeiro, ovvero la popolazione proveniente dalla Repubblica Democratica del Congo. In questa sede desidero offrire solo un breve frammento di un lavoro più ampio. Nello specifico cercherò di aprire uno scorcio sulle sfide, le resistenze, i punti di vista e soprattutto sulle volontà e le pratiche di coloro che si trovano a interagire con e dentro gli organi e le istituzioni brasiliane, in maniera più o meno apertamente conflittuale e strategica. Questa indagine ha riguardato in questo senso sia i richiedenti che gli operatori, i quali si sono rivelati nella loro complessità molto più che meri ingranaggi del sistema di accoglienza. Un sistema dal quale le vite dei migranti emergono caratterizzate da una triste continuità tra vecchi e nuovi contesti.

The aim of this paper is to examine some of the critical issues which came to light in the course of an ethnographic research project carried out from March to August 2016 concerning the refugee and asylum seeker reception system in the city of Rio de Janeiro. I have decided to focus in particular on the main protagonists in Rio de Janeiro at the time of this study, namely migrants from the People’s Republic of Congo. This article represents a segment of a more extensive study. I will try to shed light on the challenges, the opposition, the viewpoints, and particularly on the desires and experiences of those who interact with and those who work within Brazilian agencies and institutions in a more or less openly conflictual and strategic manner. Thus, this paper takes into consideration both the asylum seekers and the service providers, whose complex relationship reveals them to be much more than mere cogs in the reception system. A system from which migrants’ life emerges as characterised by an unfortunate continuity between their old and new contexts.

Il peso che ha progressivamente acquisito la certificazione sanitaria in sede di valutazione delle istanze di protezione internazionale è un esempio della crisi che sta vivendo il diritto di asilo in Europa già da diversi anni. In tale contesto la sanità è usata per limitare l’accesso all’asilo e per rimandare un’assunzione di responsabilità politica necessaria. Gli interrogativi che si pone l’autrice coinvolta nella produzione di queste certificazioni sono illustrati utilizzando le consulenze antropologiche realizzate nel corso del 2017 all’interno di un poliambulatorio romano; nello specifico sono riportati tre casi di giovani nigeriani, scelti perché questa popolazione incontra maggiori difficoltà nel riconoscimento della protezione internazionale. A oggi, non si ha modo di conoscere il peso concreto che queste certificazioni hanno nel processo valutativo delle istanze di protezione, ciò nonostante gli operatori sanitari sono spinti dalla propria deontologia ed etica professionale a realizzarle comunque. Di contro, aderire a questa procedura burocratica non aiuta a restituire valore al diritto d’asilo bensì perpetua il dispositivo di potere creato per depauperarlo. L’autrice si interroga su queste contraddizioni illustrandone le implicazioni professionali e personali.

The importance that health certification has acquired regarding evaluation of appeals for international protection is an example of the crisis that the right of asylum has been going through in Europe for several years now. In such a context, health is used to limit access to asylum and to postpone an assumption of necessary political responsibility. The questions posed by the author, who is involved in the production of these certifications, are illustrated using the anthropological consultations carried out in 2017 in a health centre in Rome; specifically three cases of Nigerian young people are reported, who were selected because this population encounters severe difficulties with recognition of international protection. We still do not understand the actual consequences that these certifications have in the evaluation of appeals for protection; nevertheless, health operators are led by their ethics to realise what they could be. Conversely, sticking to this bureaucratic procedure does not help us to restore value to the right of asylum; on the contrary, it perpetuates the powerful device created to impoverish it. The author questions these contradictions, illustrating their professional and personal implications.

Il fenomeno della migrazione ha assunto negli ultimi anni una consistenza numerica e una rilevanza sociale molto elevate, generando una serie di narrazioni contrapposte all’interno della società. In questo lavoro si cerca di esplorare la potenzialità del gruppo di supervisione di operatori dei servizi di accoglienza di offrire modelli adeguati per la comprensione e l’interazione tra i discorsi pubblici sul tema della migrazione forzata. Alcuni particolari modelli di riferimento tratti dalle teorie psicodinamiche sugli individui e sui gruppi possono fornire elementi di comprensione per le componenti emotive e inconsce che coesistono alle argomentazioni razionali all’interno di queste narrazioni. Partendo dalla partecipazione a diversi incontri di supervisione, sono stati evidenziati alcuni temi ricorrenti e si sono indicate alcune similitudini con i discorsi pubblici. Si è anche osservato che alcune polarità non conciliabili nelle narrazioni sociali vengono invece integrate e elaborate dalle équipe durante i percorsi di supervisione, riuscendo a aumentare la coesione dei gruppi di lavoro e a trovare strategie di intervento condivise. In conclusione vengono evidenziati alcuni limiti attuali e vengono proposte linee di ricerca per approfondire questa area di studio.

The phenomenon of migration has taken on a numerical significance and a very high social relevance over the last few years. This has generated a series of opposing narratives within society. In this paper an attempt is made to explore the potential of the supervision group for reception service operators to offer appropriate models for understanding and interaction between public speeches on the issue of forced migration. Certain reference models drawn from psychodynamic theories on individuals and groups can provide elements of understanding for the emotional and subconscious components that coexist with the rational arguments within these narratives. Based on participation in various supervision meetings, several recurring themes were highlighted and some similarities with public speeches were revealed. It was also observed that certain polarities, which are non-reconcilable in social narratives, can instead be integrated and elaborated by the teams during the supervision programmes, resulting in an increase in the cohesion of the working groups and the finding of shared intervention strategies. Finally, current limits are highlighted and research guidelines are proposed to further analyse this area of study.

Maddalena Gretel Cammelli, Michele Restuccia

Two DJs and an anthropologist. The ethnography of a party at a temporary reception centre

DOI: 10.14605/EI1611808
Full text (PDF)

Questo articolo contribuisce al dibattito circa la complessità e i dilemmi del lavorare nel sistema di accoglienza per richiedenti asilo in Italia attraverso la narrazione del percorso di co-creazione di una festa all’interno di un Centro di Accoglienza Straordinario. Raccontando l’evoluzione del progetto, l’evento della festa e le dinamiche che si sono sviluppate durante l’intero percorso di co-creazione, emergono alcuni elementi di interesse riguardo: il coinvolgimento dei richiedenti asilo e le relazioni in essere fra i residenti in uno stesso Centro; la relazione tra il Centro e le persone che abitano il quartiere adiacente; le difficoltà e le opportunità del progettare eventi all’interno del Centro e dunque in relazione al lavoro di accompagnamento effettuato dagli operatori. In questo articolo analizziamo dunque le problematiche, le difficoltà e le opportunità di aprire spazi di co-progettazione culturale attraverso le pareti dei Centri di Accoglienza Straordinari per richiedenti asilo. Da una parte si metteranno in luce i vincoli strutturali di norme e burocrazie, dall’altra si illustrerà la potenzialità trasformativa dell’iniziativa, vissuta contestualmente da una pluralità di soggetti: richiedenti asilo, ricercatori, operatori e abitanti dei territori.

This article contributes to the debate over the complexity and dilemmas of working in Italian immigration policies for asylum seekers, through the narration of a co-creation process aimed at organising a community party in a temporary reception centre for asylum seekers. Some interesting features emerge in narrating the process, the party and the actual dynamics which unfolded through the co-creation process: how the asylum seekers became involved; the relationships among those living in the same centre; the relationship between the centre and its neighbours; and the hurdles and the opportunities that emerged from organising such processes within a centre in relation to the support provided by the centre’s staff. In this article we will analyse the problems, difficulties and opportunities which emerged in adopting a co-creation practice inside Temporary Reception Centres. On the one hand, we will highlight the constraints generated by bureaucracy and regulations and on the other hand, we will discuss the transformative impact of such process, experienced at the same time by many players: asylum seekers, researchers, social workers and members of the local community.

Open section

Agostino Portera

Zygmunt Bauman and the need for intercultural education

DOI: 10.14605/EI1611809
Full text (PDF)

Le globalizzazioni e l’interdipendenza planetaria ingenerano radicali sfide e trasformazioni di ordine economico, politico, sociale, giuridico e culturale, da cui derivano anche profonde crisi. In particolare, si attesta una profonda crisi educativa che investe tutte le istituzioni esistenti, specie famiglia e scuola, da cui scaturisce anche una vasta crisi pedagogica. Tesi centrale del presente contributo è che, per superare le laceranti crisi attuali, occorre ricominciare proprio dalla cultura, dall’educazione e dalla pedagogia, intesa in maniera interculturale. Nell’articolo tali tesi sono fortemente supportate anche da Zygmunt Bauman, inventore del concetto di società liquida, nel corso di una intervista appositamente rilasciata.

Globalisation and world interdependence have caused drastic challenges at economic, political, legal and cultural levels, modifying the manner of generating and spending wealth, the political power of Nation States, and the identities and relational systems of individual citizens. As a result, huge crises have arisen in many areas of life, especially the aforementioned. In particular, a profound educational crisis is occurring within educational institutions such as family and school, which in turn gives rise to a broad pedagogical crisis within the academic fields which reflect on education. The central thesis of this article is that, in order to overcome many of the contemporary crises, there is a desperate need to start by reinvesting in culture, education and pedagogy from an intercultural perspective. In the following pages, this thesis will be firmly supported also with insights from an interview with the sociologist Zygmunt Bauman, inventor of the liquid society.



Registered at the Tribunal of Trento n. 1155 dated the 19/12/2002. ISSN 2420-8175 Educazione interculturale (Online). Director - Marika Giovannini