Giornale italiano di ricerca clinica applicativa

Direzione scientifica: Giacomo Stella e Enrico Savelli
Periodicità: gennaio, maggio, ottobre

Vol. 15, n. 2, 2018

Indice

Giacomo Stella, Enrico Savelli

Editoriale

Orientamenti della ricerca

Itala Riccardi Ripamonti, Barbara Cividati, Alberto Zerbini, Katia Federico

Disturbo Specifico di Linguaggio: riflessioni cliniche sulla sua evoluzione e sulla comorbidità con il Disturbo Specifico di Apprendimento

DOI: 10.14605/DIS1521801

Nell’articolo si presenta una riflessione sulle possibili comorbidità tra Disturbo Specifico di Apprendimento (DSA) e difficoltà di linguaggio. In particolare si fa riferimento a quei Disturbi di Linguaggio non evidenziati in età prescolare o comunque non trattati e apparentemente rientrati con l’inizio della scuola primaria. Spesso queste difficoltà emergono quando i ragazzi devono cimentarsi con i testi scritti, soprattutto informativi, quindi a partire dagli 8/9 anni, se non addirittura nella fascia di età della scuola secondaria, momento in cui anche la produzione, sia orale che scritta, richiede l’elaborazione dei contenuti, quindi il solo apprendimento mnemonico non è più sufficiente. È invece necessaria l’integrazione tra le competenze linguistiche e quelle cognitive. Tuttavia, accade spesso che problemi a livello lessicale, di comprensione e/o di espressione morfosintattica, quando non sono eclatanti, vengano segnalati dalla scuola solo quando interferiscono con gli apprendimenti scolastici. Gli autori forniscono, tra l’altro, indicazioni circa i test linguistici e le attività riabilitative adatti a individuare e trattare una difficoltà di linguaggio che si evidenzia a livello alto (vale a dire nella scuola secondaria).

Orientamenti della ricerca

Roberto Padovani, Elena Odorici, Valentina Graziosi, Beatrice Bertelli, Maria Iadevaia, Maria Francesca Bellei, Daniela Mancini, Olga Roccalberti, Federica Vecchietti, Alfia Valenti, Christine Cavallari, Monica Cavazzoni

Sperimentazione del metodo sillabico per insegnare a leggere e scrivere nella scuola primaria

DOI: 10.14605/DIS1521802

Presentiamo un percorso di sperimentazione del metodo sillabico per imparare a leggere e scrivere svolto nel Comune di Modena. Hanno partecipato allo studio due gruppi di bambini a sviluppo tipico iscritti al 1° anno di scuola primaria: un gruppo sperimentale (n = 79), che ha utilizzato la procedura del metodo sillabico illustrata da Bertelli, Belli, Castagna e Cremonesi (2013), e un gruppo di controllo (n = 59), con usuale proposta di avviamento alla letto-scrittura. I due gruppi di bambini erano bilanciati per vari indicatori noti come prerequisiti all’apprendimento della letto-scrittura (abilità intellettive, linguistiche e visuo-attenzionali). Il monitoraggio e gli esiti degli apprendimenti scolastici sono stati condotti con una lista originale di 20 parole e con prove classiche di lettura (Velocità, Correttezza e Comprensione al Brano MT) e scrittura (Dettato di Brano). I risultati mostrano che, a parità del livello di comprensione del testo scritto, i bambini alfabetizzati tramite metodo sillabico mostrano prestazioni significativamente migliori per la decodifica di lettura in termini sia di rapidità che di correttezza. Lo studio dimostra che per la lingua italiana l’utilizzo della sillaba (invece dei fonemi) come unità minima per l’alfabetizzazione dei bambini facilita il processo di apprendimento della lettura e della scrittura.

Orientamenti della ricerca

Sara Bocchicchio, Enrico Ghidoni, Giacomo Stella

I Disturbi Specifici dell’Apprendimento nel contesto lavorativo: una rassegna

DOI: 10.14605/DIS1521803

In età adulta dislessia e Disturbi Specifici dell’Apprendimento (DSA) possono influenzare diverse aree di funzionamento come il lavoro, la famiglia, l’ambito sociale ed emozionale, le incombenze della vita quotidiana e il tempo libero. Nel contesto lavorativo, la letteratura disponibile e l’esperienza anglosassone permettono di delineare una serie di difficoltà e ostacoli che vanno ben oltre le difficoltà di letto-scrittura e che possono avere un impatto già nella fase di scelta del ruolo professionale più adatto, fino a influenzare la crescita professionale e gli avanzamenti di carriera. Così come accade nella scuola, gli interventi messi in atto sono mirati a minimizzare e a compensare queste difficoltà sia attraverso azioni di adattamento dell’ambiente di lavoro, sia attraverso azioni individualizzate che ben si prestano a far fronte a profili molto eterogenei. Attuare in maniera sistematica e capillare questi interventi, tuttavia, non sembra impresa facile sia per la totale mancanza di conoscenza del fenomeno nel mondo del lavoro, sia per la natura competitiva di questo particolare ambito che di certo non incentiva lo svelamento di questi lavoratori (nemmeno in quei Paesi dove esiste una precisa normativa). Da qui la necessità di diffondere una conoscenza della dislessia che tenga conto non solo delle difficoltà e dei punti di debolezza, ma anche dei punti di forza e delle peculiari qualità che le persone con dislessia spesso possiedono. Il presente contributo vuole offrire una panoramica delle conoscenze attualmente disponibili, ma anche stimolare una riflessione sulla necessità di un cambiamento nel modo di pensare la dislessia e i DSA nel contesto sociale.

Orientamenti della ricerca

Cesare Cornoldi, Alvaro Pra Baldi, Doriana Tripodi, Elisabetta Morelli

Le difficoltà di apprendimento degli studenti stranieri nelle scuole secondarie di secondo grado italiane

DOI: 10.14605/DIS1521804

È noto che i ragazzi stranieri, anche dopo molti anni di permanenza in Italia, continuano a incontrare difficoltà scolastiche. Queste difficoltà non sono state però sistematicamente analizzate e diversificate relativamente ai singoli aspetti dell’apprendimento. Il presente lavoro trae spunto dalla raccolta di dati avvenuta in occasione della recente standardizzazione di una batteria di prove per esaminare lo specifico caso della scrittura e confronta i riscontri raccolti attraverso 14 diverse misure di successo nella scrittura che hanno interessato circa 3.000 ragazzi della scuola secondaria di II grado, tra cui un gruppo di studenti nati all’estero. Viene confermato che i ragazzi stranieri presentano difficoltà diffuse di scrittura, ma esse sembrano interessare soprattutto la competenza ortografica (con una particolare difficoltà nella scrittura di accenti e doppie), mentre sono meno evidenti nell’espressione scritta e nel grafismo. Tali difficoltà non sembrano imputabili a un problema generale di apprendimento incontrato da questi ragazzi inseriti nel contesto scolastico italiano, dal momento che sono scarsamente presenti in una prova che riguarda il mondo del numero.

Strumenti applicativi

Gianni Calgaro, Enrico Toffalini, Cesare Cornoldi

La Prova di Lettura Sublessicale – PLS per la valutazione delle abilità di lettura di bambini di prima primaria

DOI: 10.14605/DIS1521805

La Prova di Lettura Sublessicale – PLS proposta nel presente lavoro intende misurare l’efficienza nella lettura a metà della classe prima primaria, superando alcune difficoltà presenti nella prova inclusa nel programma «Dislessia e trattamento sublessicale» (Cazzaniga et al., 2005). La prova include una lista di 50 item mono- o bi-sillabici che tipicamente ricorrono a formare parole più lunghe. Utilizzando solo caratteri in stampato maiuscolo, la prova è facile da comprendere ed è accessibile a quasi tutti i bambini, e appare comunque adeguata a identificare casi di possibile difficoltà. La prova è stata somministrata a un campione di 236 bambini di classe prima della scuola primaria valutati a gennaio. Ulteriori prove per misurare la validità concorrente, tra cui alcune prove della batteria PR-CR2 e altre costruite ad hoc per la lettura di grafemi, parole e non-parole, sono state somministrate all’inizio dell’anno scolastico. A fine anno scolastico è stata somministrata l’apposita prova di lettura di brano della batteria MT-2. Per una singola classe (24 bambini) la prova di lettura MT-2 è stata somministrata anche l’anno successivo (in classe seconda). La rapidità di svolgimento della prova (da 3 a 6 minuti), la sua elevata correlazione con la lettura valutata con le classiche prove MT e con quasi tutte le misure di lettura e di prerequisito, l’elevata correlazione test-retest a distanza di tre mesi la rendono idonea per agili screening nelle scuole e come indicatore di possibili difficoltà su cui intervenire precocemente.

L’esperienza descritta nel presente articolo, realizzata con un bambino di scuola primaria con Disturbo Specifico dell’Apprendimento (DSA), ha permesso di progettare un intervento logopedico finalizzato all’acquisizione di abilità di letto-scrittura, con il continuativo e costante coinvolgimento dell’utenza scolastica. Tale collaborazione scuola-servizio ha consentito, inoltre, di supportare con regolarità l’alunno, tanto in ambito riabilitativo quanto nel lavoro svolto in classe, sostenendo la motivazione e aumentando la percezione di efficacia, grazie ai progressi ottenuti dal bambino stesso, con immediata ricaduta sul contesto scolastico di riferimento. Nello specifico, il progetto si è dimostrato incisivo non solo per i risultati ottenuti dall’allievo, ma anche in termini di sensibilizzazione di pari e adulti alla tematica dei DSA, con particolare riguardo alla prevenzione del disagio e al benessere del soggetto interessato.

RUBRICA

Stefano Calzolari, Giulia Fronza

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Luisa Lopez

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