Test Book

Editoriale

Dimmi che scuola vuoi e ti dirò quale valutazione avere


Massimo Baldacci

Università degli Studi di Urbino DISTUM (Dipartimento di Studi Umanistici) Via Bramante, 16 61029 Urbino



Con la fine dell’anno scolastico torna a porsi, puntualmente, la questione della valutazione. Una questione che non riguarda più soltanto la certificazione dei risultati finali degli alunni, ma concerne ormai in modo pregnante anche l’apprezzamento degli istituti scolastici, nel quadro della cosiddetta valutazione di sistema che fa capo all’Invalsi. In questo editoriale intendiamo sottolineare che tale valutazione è legata a profili non solo tecnici, ma anche politici. Difatti, la valutazione di sistema (e degli istituti) comporta potenziali effetti rilevanti per le scuole e per gli insegnanti, per gli studenti e per gli alunni e loro famiglie. Mascherare l’aspetto politico del problema sotto questioni tecniche non ne cancella il sentore, e tende a creare una diffusa tensione nella scuola. Ovviamente, tale aspetto politico non è direttamente tale, bensì è mediato quadri culturali, al cui interno le pratiche della valutazione acquistano un senso concreto e determinato. In particolare, il significato della valutazione si definisce in stretta connessione col genere di scuola che s’intende realizzare e, quindi, con l’idea di scuola esplicitamente o implicitamente adottata.

Se si ha un’idea della scuola come una “azienda” che opera sul “mercato” della formazione, nel quale i vari istituti competono per intercettare la “domanda” dei potenziali “clienti” (studenti e famiglie), e si ritiene che tale competizione sia il motore della “produttività” degli istituti stessi, allora il senso della valutazione di sistema è quello di assicurare ai “clienti” le opportune informazioni sulla “qualità” delle varie scuole. La valutazione dà così luogo a una classificazione degli istituti scolastici in fasce di qualità (esprimibile con lettere: A, B, ecc.), la quale – oltre a fornire ai “clienti” l’informazione necessaria per la scelta dell’offerta migliore – viene usata per una distribuzione meritocratica della risorse, che si ritiene capace di stimolare la produttività scolastica. In questo quadro, si reputa che il miglioramento della qualità formativa sia un compito esclusivamente a carico dei singoli istituti, che come aziende devono organizzarsi per competere nel regime di libera concorrenza.

Tutto ciò non si è ancora verificato, ma in questa età di trionfo del neoliberismo costituisce una tendenza reale. E, sebbene questo genere di valutazione venga presentato come un’esigenza oggettiva del sistema e come un’operazione tecnica e neutrale, i suoi aspetti politici sono difficili da nascondere. Se si distinguono scuole di serie A, di serie B e di serie C, e si destinano maggiori risorse alle fasce più forti, si tende a produrre un peggioramento degli squilibri presenti nel sistema, rischiando di inasprire le sperequazioni sociali, oltre a creare un diffuso stato di allarme tra gli insegnanti. Questo genere di valutazione, legata a una simile idea di scuola, tende perciò a generare conflittualità sociale e sindacale.

Il quadro cambia completamente se si ha un’idea democratica della scuola, basata sul diritto costituzionale all’istruzione, secondo cui tutti i futuri cittadini della repubblica hanno eguale titolo a una valida formazione. La funzione della valutazione di sistema diventa allora quella di assicurare l’informazione necessaria per la regolazione del sistema, a livello centrale come a quello delle singole scuole. Pertanto, diviene cruciale l’individuazione delle aree territoriali al di sotto degli standard formativi adeguati, per attivare approfondimenti analitici e interventi compensativi, tramite équipe che intervengono localmente con la partecipazione attiva dei dirigenti, degli insegnanti e degli attori sociali del luogo. Inoltre, la valutazione ha lo scopo di regolare l’erogazione di risorse aggiuntive (in termini di riqualificazioni strutturali, dotazioni organiche, dirigenti capaci, ecc.) sui punti deboli del sistema, per favorire il superamento degli squilibri. Infine, la democraticità della scuola deve riflettersi anche nelle modalità degli approfondimenti analitici e degli interventi compensativi, prevedendo la partecipazione e il coinvolgimento attivo degli attori locali, che non devono sentirsi accusati ma protagonisti di una ripresa. Nel quadro di questa idea di scuola, la valutazione può così diventare una vera opportunità di miglioramento e uno strumento di giustizia, garantendo a tutti il pieno diritto all’istruzione.

Per concludere, a rigore, per definire un modello di valutazione occorre scegliere quale tipo di scuola s’intende realizzare. Ossia: dimmi che scuola vuoi e ti dirò quale valutazione avere. Ma attenzione, è almeno in parte vero anche l’inverso, ossia dal modello di valutazione promosso si può evincere l’idea implicita della scuola che s’intende realizzare. Ossia: dimmi che valutazione hai e ti dirò che scuola vuoi.

 

 




Autore per la corrispondenza

Massimo Baldacci
Indirizzo e-mail: massimo.baldacci@uniurb.it


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