Vol. 9, n. 2, ottobre 2023

FILOSOFIA DELL’EDUCAZIONE

Le origini del pensiero pedagogico di John Dewey

Teodora Pezzano1

Sommario

In questo contributo l’autrice pone l’attenzione su un lavoro giovanile di Dewey che ha rappresentato per un certo periodo storico il momento pedagogico per eccellenza, ovvero My Pedagogic Creed del 1897. Un saggio non solo espressione della scelta pedagogica deweyana e del programma complessivo della sua ricerca pedagogica, ma anche caratterizzato da una connotazione rivoluzionaria in campo scolastico dal momento che ha rivisto i criteri etici e le regole educative per potenziare la condotta morale. Per tale ragione, l’autrice traccia questa analisi riprendendo un lavoro che precede il My Pedagogic Creed, ovvero Ethical Principles Underlying Education del 1897. In questa prospettiva si analizza la genesi di questa opera come espressione della scelta educativa deweyana.

Parole chiave

Etica, Educazione, Scuola, Progresso.

Philosophy of education

The Origins of the Pedagogical Philosophy of John Dewey

Teodora Pezzano2

Abstract

In this paper, the author draws attention to one of Dewey’s early essays, which represented for a certain historical period the specific educational manifesto of his pedagogy: My Pedagogic Creed, from 1897. This essay is not only an expression of John Dewey’s educational choice, but also a revolutionary essay because it revised ethical criteria and educational rules in order to strengthen moral conduct. For this reason, the author deals with this issue by going back to a paper that came before My Pedagogic Creed, namely Ethical Principles Underlying Education, from 1897. In this perspective, she analyses the genesis of this work, as an expression of Deweyan educational choice.

Keywords

Ethics, Education, School, Progress

Premessa

La pedagogia è una disciplina che, interessandosi dei fenomeni e delle dinamiche umane, presenta una struttura epistemica estremamente complessa e critica. In questi ultimi anni si è cercato di chiarire sempre meglio questa complessità, analizzando anche il pensiero deweyano attraverso la connessione logica tra la filosofia, l’educazione e la democrazia (Pezzano, 2017).

In questa prospettiva, vorrei focalizzare il rapporto tra le questioni etiche e educative così come Dewey li sviluppa in Ethical Principles Underlying Education e My Pedagogic Creed, entrambi del 1897.3

Per focalizzare questo rapporto, cercherò di trattare la problematica etica nel pensiero deweyano in maniera strettamente legata alla questione della democrazia, per poi focalizzare la questione specifica del rapporto etica-educazione. Il significato di questo saggio, dunque, è quello di interrogarsi sulla correlazione tra etica, educazione e metodo espressa nei cinque articoli presentati da Dewey nel Mio credo per comprendere il comportamento umano in relazione al contesto democratico, il solo contesto che può portare al pieno sviluppo delle attitudini personali.

Da filosofo prima e da pedagogista subito dopo, Dewey ha rimarcato l’esigenza storicamente riconosciuta di collocare l’etica all’interno del campo educativo. Esiste una sana correlazione tra questi due ambiti e Dewey non solo la mostra ma ne mette anche in luce i principi.

Lo studioso americano, partendo dalla certezza che l’educazione non può maturare senza l’etica e l’etica non può generare princìpi morali senza l’educazione, ipotizza una pratica educativa che si pone in maniera discontinua con l’educazione di tipo tradizionale che vigeva nelle scuole americane (e non solo). Egli, credendo pienamente nell’assunto che l’etica faccia parte della dimensione razionale e reale e quindi della pratica, vuole capire come la scuola si debba muovere rispetto a ciò. La scuola, infatti, deve garantire l’acquisizione del sapere, ma attraverso quale metodo? I programmi scolastici rivolgono attenzione costante alla mente umana in relazione all’esperienza (che altro non è se non la dimensione esistenziale dell’individuo)?

Da pragmatista, Dewey parte dall’incidenza della natura sull’uomo e dall’incidenza dell’azione umana sulla natura. L’individuo è una realtà incompiuta, che tende alla compiutezza; è instabile e incerto e cerca di trasformare gli eventi reali per dirigere il senso della propria esistenza verso qualcosa di più certo e stabile.

La condotta è il risultato dell’etica assimilata. Per tale ragione, comprendere l’esperienza diviene il punto da cui partire e l’educazione deve orientarsi in base all’esperienza. Dewey parte dall’idea di continuità del rapporto anima-corpo, esplicitata in particolare nel testo Soul and Body del 1886. E muovendo da questa idea focalizza l’importanza del rapporto tra etica e democrazia nel testo The Ethics of Democracy del 1888. È fondamentale che l’educazione orienti il comportamento etico. In tutta la produzione scientifica deweyana è evidente che è l’educazione a orientare la filosofia, la scienza e le condotte morali.

La condotta e il comportamento sono il punto di partenza per acquisire una corretta etica educativa, ma rappresentano anche il risultato dell’etica acquisita, che forma il sistema del carattere individuale. Per tale ragione, interrogarsi sull’esperienza è il momento centrale tanto del processo educativo quanto di quello etico. Educare all’etica, soprattutto a scuola, significa per Dewey educare alla democrazia. Etica, educazione, democrazia e scuola offrono un quadro innervato da un metodo scientifico, senza il quale non si potrebbero raggiungere risultati pratici di etica e di morale. Appare, dunque, necessario un controllo logico delle proposizioni etiche, nonché un’indagine che potenzi i valori sociali.

La pratica sperimentale è fondamentale per il processo educativo, in quanto può fornire dei risultati significativi anche sul piano etico-comportamentale. La scienza è un corpo di conoscenza sistematizzata. E in tutto questo il metodo educativo gioca il ruolo in assoluto più importante perché si impegna a sostenere lo sviluppo umano e quello sociale. Questo era il progetto educativo deweyano.

Ed è proprio in virtù di ciò che la scuola deve essere considerata l’istituzione sociale per eccellenza.

Come riscontrabile sin dai primi saggi, l’apprendimento educativo-sociale trova la sua base nell’azione. Costruire la conoscenza mediante l’insegnamento e l’apprendimento è frutto di un’attività che integra esperienza psichica, emozionale, sociale e intellettiva.

In questa prospettiva l’azione della scuola e dell’insegnante (considerato da Dewey un ricercatore, in The Sources of a Science of Education del 1929) appare perciò fondamentale. Inoltre, una delle caratteristiche centrali del testo The Reflex Arc Concept in Psychology del 1896, che è considerato il Manifesto del pragmatismo americano, è che l’individuo si adatta attivamente al proprio ambiente e, proprio per questo, è unico e irripetibile nella sua singolarità. I saggi Ethical Principles Underlying Education e My Pedagogic Creed sono necessari per comprendere l’origine della teoria pedagogica deweyana e il significato della scuola laboratorio, e come questa possa incidere sullo sviluppo della formazione ed etica umana.

Ne deriva una questione epistemologica: l’adattamento del soggetto all’oggettività dell’ambiente determina la necessità di un coordinamento attivo tra la teoria e la pratica, tra ciò che è idea e a ciò che è risultato sperimentale. La condotta umana diventa il fil rouge dell’analisi educativa sull’individuo e sulla collettività. Infatti, la condotta abbraccia tanto la dimensione psicologica quanto quella sociologica, incorporando così un ventaglio di problematiche che esigono una corretta educazione.

Il presente saggio intende fornire una riflessione sul pensiero deweyano giovanile, tentandone una ricostruzione non solo della teoria educativa ma anche della concezione democratica. In questo modo diviene possibile capire i limiti della comunità scolastica e sociale, rilanciando il senso intrinseco di entrambe queste realtà che nascono per l’individuo che deve essere il fine ultimo e non un mezzo.

Il rapporto tra etica e educazione così come si manifesta nei due scritti sopradetti del 1897 rappresenta, quindi, un momento significativo per comprendere meglio il ruolo dell’educazione nel pensiero deweyano.

Etica e educazione

La pluralità dei momenti che costituiscono la personalità dell’individuo sono l’essenza, i mezzi e i fini dell’educazione, e tutti insieme sono legati alla costituzione della democrazia. La concezione di una nuova educazione non nasce in Democracy and Education del 1916, ma nei saggi giovanili, che costituiscono la radice della questione.

Ethical Principles Underlying Education e My Pedagogic Creed, entrambi del 1897, sono gli scritti giovanili che possono essere considerati come l’espressione del programma pedagogico deweyano.

Ethical Principles Underlying Education, in base a un’attenta analisi, andrebbe considerato come l’incipit del My Pedagogic Creed, in quanto anticipa anche in modo approfondito le questioni che andranno poi a costituire i cinque articoli di tale saggio.

Alla base del lavoro c’è la morale, la quale si basa sui princìpi generali della condotta e si lega all’educazione e, dunque, anche alla scuola. Infatti, la libertà è legata a un processo evolutivo della psiche, che porta alla conciliazione tra il pensiero e l’agire umano.4

Lo sviluppo dell’individualità deve confrontarsi con le dinamiche dell’ambiente sociale. L’adattarsi alla situazione e all’imprevedibilità dell’evento costituisce il risultato dell’attività umana che ha come fine l’autorealizzazione. Il vero potere delle facoltà mentali, sostiene Dewey, si cela nella relazione con i fini, ovvero con i compiti da svolgere.

Nella scuola, l’eticità si proietta verso la costruzione morale dei rapporti sociali che nascono e si potenziano all’interno della comunità, e in particolare in quella di stampo democratico. Si possono individuare alcune caratteristiche del testo sull’etica che si svilupperanno in My Pedagogic Creed: la vita della scuola come istituzione sociale in sé; i metodi di apprendimento e di svolgimento di lavoro; gli studi scolastici e il curriculum; l’approccio psicologico dell’etica educativa con particolare attenzione agli ideali morali.

Queste caratteristiche danno una visione chiara di ciò che la scuola deve essere e deve rappresentare. Deve essere una micro-comunità sociale, anticipando il cambiamento e il progresso sociopolitico. La scuola, quindi, è un’istituzione che deve aprirsi alla dimensione sociale, soprattutto perché la crescita mentale degli studenti deve essere collegata all’attività pratica. La tanto discussa separazione tra la formazione intellettuale e quella morale, tra l’acquisizione di conoscenze e la formazione del carattere, è semplicemente espressione dell’incapacità di costruire la scuola come istituzione sociale.

Costruire una dimensione etica all’interno della scuola significa permettere la crescita progressiva dello studente in relazione alle specificità della vita sociale. Proprio per questo è necessario che tale costruzione si basi sul principio che ogni metodo pedagogico deve sviluppare le potenzialità inespresse di ogni soggetto. Per realizzare queste potenzialità è necessario che il saper fare si connetta al saper conoscere e il saper conoscere si colleghi al saper fare: è fondamentale legare la forma al contenuto e il contenuto alla forma. Nel parlare di forma si parla di tecnica, di mezzi; nel parlare di contenuti, invece, ci si riferisce al fine dell’azione morale, al risultato che si intende raggiungere.

Questo assunto deweyano è esattamente il cuore e l’obiettivo per cui nasce il laboratorio deweyano. Il laboratorio deweyano è sinergia delle categorie etiche e sociali con gli insegnamenti, così da trasformare la scuola in un laboratorio sociale e politico in cui tutte le forme di realtà si intersecano. La morale non può che manifestarsi come un momento che coniuga l’intelligenza sociale, il potere sociale e gli interessi sociali.

Questa chiosa finale la ritroveremo in My Pedagogic Creed che, come si diceva, è da considerare il Manifesto del progetto pedagogico deweyano.

My Pedagogic Creed

Questo saggio di Dewey è suddiviso in cinque articoli, volti a definire il proprio percorso pedagogico presente e futuro. Dalla lettura di tali articoli traspare anche come per il filosofo americano il processo educativo abbia una natura latamente religiosa. Una caratteristica, questa, che probabilmente rimanda alla formazione religiosa di John Dewey, voluta dalla madre, fervente congregazionalista pietista.5 Tale dimensione religiosa del testo costituisce un momento fortemente radicato nella riflessione di Dewey e una chiave di lettura fondamentale del suo pensiero.6

I cinque articoli trattano i seguenti argomenti: l’educazione; la scuola; l’argomento dell’educazione (i contenuti educativi); la natura del metodo; la scuola e il progresso sociale. Questi cinque punti sono indirettamente legati al rapporto di continuità anima-corpo, alla centralità dell’azione nel rapporto teoria-pratica e alla costruzione etica della condotta umana.

L’educazione, quindi, è considerata come l’espressione più profonda del rapporto che sussiste tra l’individuo e la società7 e, proprio per questo, deve basarsi sulle possibilità che ogni individuo ha di sviluppare le sue potenzialità. In questa prospettiva, la dimensione psicologica e quella sociologica, di cui aveva parlato Dewey negli Ethical Principles, sono strettamente correlate e non sovrapposte, in quanto un elemento rappresenta il presupposto dell’altro e viceversa.

Il senso complessivo del primo articolo, quindi, è che un individuo ben educato deve essere considerato un individuo sociale, e che la società è un insieme organico di individui. L’educazione, quindi, si fonda sull’idea dell’individuo sociale, ritenendo che l’individuo possieda la capacità di agire nella società.

Il secondo articolo è inerente al concetto di scuola.8 Il riferimento alla scuola si collega al concetto di educazione come processo sociale. La scuola è il luogo fisico, culturale e spirituale ove si sviluppa l’educazione come processo sociale. Ma rappresenta soprattutto il luogo in cui si sviluppa la dimensione sociale dell’educazione, che esprime la trasformazione dei fini individualistici in fini sociali. È importante che il bambino possa portare la sua esperienza informale, familiare, a scuola per ampliarla e renderla formale, disciplinata e coerente ai principi della comunità. Questa visione esprime l’elemento centrale della scuola come realizzazione della vita comunitaria. Proprio per questo l’educazione tradizionale fallisce, in quanto trascura questo principio.

In questa prospettiva, l’insegnante non deve essere solo un trasmettitore di conoscenze o un artefice dei comportamenti etici dell’allievo. Il compito dell’insegnante è quello di favorire lo sviluppo della vita comunitaria della scuola.

Una volta focalizzato il tema dell’educazione e della scuola, ciò che rappresenta il problema decisivo della questione pedagogica è espresso dall’argomento dell’educazione (articolo terzo9) e dalla natura del metodo (articolo quarto10), da tutto ciò che è l’emblema della specifica organizzazione scolastica.

La dimensione sociale è il centro su cui definire uno specifico curriculum scolastico. È l’esperienza che rappresenta il fondamento epistemologico su cui costruire il curriculum al di là della progressione delle discipline. Il tema centrale del curriculum scolastico, quindi, è il concetto di esperienza, che deve essere considerata il medium attraverso il quale lo studente può sviluppare le sue potenzialità, esprimendo quelle attitudini che presentano una continuità con il mondo reale che egli incontrerà al di fuori della scuola. Proprio per questo, la natura del metodo è fondamentale per chiarire il senso complessivo dell’azione educativa, e per costruire una scuola di carattere democratico. Il metodo si esprime nel progetto della scuola e deve sempre adattarsi alle esigenze dello studente.

È evidente che in questa prospettiva la scuola non può che essere attiva e, cioè, volta a definire il ruolo dello studente basandolo sulla sua attività e sulla sua centralità nella relazione educativa. L’aspetto fondamentale dell’attività è poi determinato dall’interesse, che rappresenta il segnale delle potenzialità in crescita di ogni individuo.

Il progetto di una scuola democratica, quindi, è legato alla costruzione di una scuola basata sull’apprendimento attivo, sul momento pratico, sul fare, che porta alla costruzione di sé: l’apprendimento è attivo in quanto fa crescere l’attività mentale mediante l’acquisizione di conoscenze. Una maturità intellettuale si lega inscindibilmente alla coscienza sociale, come si evince nell’ultima parte del My Pedagogic Creed: «Credo che l’educazione sia una regola del processo di partecipazione alla coscienza sociale e che l’adattamento dell’attività individuale sulla base di questa coscienza sociale sia l’unico metodo sicuro di ricostruzione sociale».11

La relazione tra scuola e società è il punto nodale per fondare la democrazia. E l’insegnante diviene il promotore sociale e, al tempo stesso, il profeta del vero Dio e la guida nel vero regno di Dio. La dimensione di costruzione sociale dell’educazione che si lega a una fede ideale e comune è il problema che My Pedagogic Creed lascia aperto, e che Dewey svilupperà successivamente. «Credo che ogni insegnante dovrebbe rendersi conto della dignità della sua vocazione; che è un servitore sociale prescelto a mantenere il corretto ordine sociale e a garantire la giusta crescita sociale».

My Pedagogic Creed, quindi, secondo l’interpretazione che ho cercato di sviluppare in queste pagine, rappresenta con chiarezza il germe della costruzione pedagogica del pensiero deweyano ed è il punto di arrivo e di partenza di un’analisi che mira alla costruzione di un modello di esperienza capace di orientare le persone a scelte responsabili per la costruzione di una società democratica.

Ipotesi conclusiva

Sulla base dei principi etici e del rapporto che hanno con l’educazione, si evince che il rapporto etica-educazione è fondamentale per comprendere il significato della costruzione della democrazia. L’educazione, dunque, attraverso la scuola, deve tenere conto del rapporto con l’etica per fondare l’esperienza della democrazia. In altri termini, i punti di contatto tra Ethical Principles Underlying Education e My Pedagogic Creed chiariscono l’importanza del credo pedagogico deweyano come prospettiva salvifica dell’educazione, necessaria per progettare e costruire la democrazia.

La fondazione epistemologica della pedagogia si deve legare alla questione dell’etica che deve orientare il processo educativo.12 È proprio in questo incrocio che si può cogliere la necessità di ripensare il giovane Dewey come un autore che aveva già colto il rapporto educazione-etica e l’aveva sviluppato per comprendere meglio il significato della democrazia. In un mondo così complesso bisogna riprogettare questo rapporto per sviluppare la dimensione salvifica e di pace dell’educazione in relazione alle sfide della società contemporanea.

In conclusione, da questa breve analisi emerge che, sulla base dei principi etici e del rapporto intrinseco che hanno con l’educazione, tali principi dovrebbero essere esaminati ed esercitati nella condotta reale, in quanto ogni teoria etica non può che avere origine dalle problematiche morali reali della società. La dimensione etica è parte integrante del carattere dell’individuo, ponendolo sempre in una condizione di tensione verso la ricerca della felicità. L’educazione, dunque, attraverso la scuola deve tenere conto di questi fattori promuovendo una conoscenza che non incarni solo il ruolo di funzione sociale (quindi strumentale a) ma che penetri l’ambiente attivamente secondo una specifica direzione scientifica così da sviluppare le potenzialità di ciascuno.

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1 Professore associato, Università della Calabria.

2 Associate Professor, University of Calabria.

3 Cfr. John Dewey, My Pedagogic Creed. Il manifesto pedagogico per una scelta di vita democratica, introduzione, traduzione e cura di Teodora Pezzano, di prossima pubblicazione con Avio Edizioni Scientifiche. Il presente saggio costituisce una rielaborazione e una differente versione dell’introduzione a tale volume.

4 Dewey J. (1972), Ethical Principles Underlying Education, Southern Illinois University Press, Carbondale, p. 54.

5 Cfr. Westbrook R.B. (1991), John Dewey and American Democracy, Ithaca and London, Cornell University Press, trad. it. a cura di T. Pezzano, Roma, Armando, 2011.

6 Dewey John (1972), My Pedagogic Creed, Carbondale, Southern Illinois University Press, 1972, p. 84.

7 «I believe that all education proceeds by the participation of the individual in the social consciousness of the race», art. 1.

8 «I believe that the school is primarily a social institution. Education being a social process, the school is simply that form of community life in which all those agencies are concentrated that will be most effective in bringing the child to share in the inherited resources of the race, and to use his own powers for social end», art. 2.

9 «I believe that the social life of the child is the basis of concentration, or correlation, in all his training or growth. The social life gives the unconscious unity and the background of all his efforts and of all his attainments. I believe that the subject-matter of the school curriculum should mark a gradual differentiation out of the primitive unconscious unity of social life», art. 3.

10 «I believe that the question of method is ultimately reducible to the question of the order of development of the child’s powers and interests», art. 4.

11 «I believe that education is the fundamental method of social progress and reform. I believe that all reforms which rest simply upon the enactment of law, or the threatening of certain penalties, or upon changes in mechanical or outward arrangements, are transitory and futile. I believe that education is a regulation of the process of coming to share in the social consciousness; and that the adjustment of individual activity on the basis of this social consciousness is the only sure method of social reconstruction».

12 Cfr. Colicchi E. (2021), I valori in educazione e in pedagogia, Roma, Carocci.

Vol. 9, Issue 2, October 2023

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