Didattica come esperienza educativa e formativa
Maria Grazia Riva
La didattica si arricchisce se intesa in un’ottica tridimensionale, oltre il cosiddetto paradigma della learnification (Biesta, 2023): essa si configura come esperienza educativa, formativa, partecipativa e democratica, coinvolgente e complessiva (Baldacci, 2025). Di didattica si può parlare da diverse prospettive disciplinari e sotto-disciplinari, in modo più tecnico e specialistico — ad esempio in relazione a metodi, tecniche e strumenti — oppure a partire dall’esperienza contingente dei soggetti oppure, ancora, interrogando le cornici pedagogiche di fondo. In questa direzione, il presente contributo propone di interpretare la didattica come esperienza educativa e formativa globale (hooks, 2020), in cui assumono rilievo le dimensioni soggettive, i contesti, le storie di apprendimento e il dispositivo pedagogico-didattico entro cui tale esperienza prende forma (Massa, 1999; Ferrante, 2017). La didattica viene così concepita come campo complesso e non lineare, all’interno del quale studenti e insegnanti sono pienamente coinvolti in un processo umano e anche «oltre che umano» (Ferrante, 2018), formativo e sociale. Ogni soggetto apprende «prendendo dentro» ciò che l’ambiente propone, lungo traiettorie biografiche articolate che attraversano contesti formali, non formali e informali, secondo una prospettiva di lifelong, lifewide e lifedeep education. Anche gli insegnanti sono portatori di una propria storia di apprendimento, che orienta le loro pratiche, le scelte didattiche, la costruzione del dispositivo pedagogico e le modalità di relazione educativa. Tuttavia, è proprio nella concretezza dell’esperienza didattica che emergono i limiti di una visione del sapere costruita su separazioni e riduzioni tipiche della modernità pedagogica. In questo senso, la didattica — proprio per il suo essere un’esperienza concreta, operativa, che realizza pratiche — può essere letta come un punto di frattura in cui si rendono visibili tensioni, eccedenze e dimensioni dell’esperienza — affettive, relazionali e simboliche — che sfuggono a una piena formalizzazione e che sono state spesso marginalizzate o rese invisibili. Interpretare la didattica come esperienza educativa complessiva e non lineare consente quindi di superare una visione giustappositiva dei suoi elementi (docente, studente, metodo, valutazione), aprendo alla possibilità di interrogare ciò che avviene negli «spazi-tra», spesso non immediatamente tematizzato ma decisivo per i processi di apprendimento. In questa prospettiva, si può aprire anche a una diversa concezione della formazione dei docenti (Michelini, 2022), che richiede un elevato grado di riflessività (Mezirow, 2003; Schön, 1993; Biesta, 2022), la capacità di confrontarsi con il proprio non-sapere e la disponibilità a rimettere in discussione pratiche, dispositivi e cornici di senso, assumendo la complessità del giudizio educativo e l’imprevedibilità dell’esperienza formativa.
DOI 
10.14605/PD1222602
Keywords
Didattica, pedagogia, frattura, eccedenza, opacità.