Vol. 12, n. 2, ottobre 2026 — pp. 1-4

EDITORIALE

Laicità e principi del confronto culturale

Massimo Baldacci

In una comunità scientifica — come è o dovrebbe essere quella pedagogica — il confronto culturale, la discussione critica e la disputa sono vincolati a esprimersi secondo principi e regole argomentative che garantiscano il rigore e la correttezza dei ragionamenti, sia in senso formale che etico. A questo proposito, Boniolo e Vidali, nella loro esposizione di un’epistemologia di carattere aperto, propongono (con alcune modifiche) l’adozione della tavola di regole argomentative per la discussione critica messa a punto da van Eemeren e Grootendorst (Boniolo e Vidali, 1999; van Eemeren e Grootendorst, 2008). La validità di questa proposta si apprezza pienamente quando ci si trova di fronte a un testo il cui rispetto di tali regole appare quantomeno dubbio.

Mi riferisco al recente Editoriale della rivista della «Sird (Italian Journal of Educational Research)», dal titolo Parole, opere e omissioni, firmato dalla professoressa Renata Viganò. Ne riporto l’apertura, che chiama in causa la pedagogia d’ispirazione laica:

Il titolo scelto per questo editoriale è, con ogni probabilità, destinato a suscitare qualche reazione.

Vi è chi vi scorgerà un’eco di ascendenza confessionale e si sentirà in dovere di imbracciare lo stendardo della pedagogia laica contro ogni forma di ricerca educativa orientata da un sistema di valori esplicito. A costoro, con la massima serenità, si suggerisce di rileggere — o leggere per la prima volta — qualche testo non recentissimo e non meno autorevole che distingue con sufficiente chiarezza laicità da laicismo; con altrettanta serenità, si suggerisce altresì di tornare su alcune pagine anch’esse non recenti e autorevoli che documentano come la neutralità assoluta sia una finzione epistemologica ben poco difendibile, in nessun campo della ricerca, tanto meno in quello educativo. Ciò che il rigore scientifico esige non è la neutralità bensì la terzietà: la consapevolezza e la dichiarazione esplicita del proprio quadro valoriale e antropologico di riferimento, così da entrare nel confronto con lealtà e trasparenza, senza arrogarsi il monopolio della verità, della libertà o della democrazia (Viganò, 2026, p. 7).

Da questo brano non appare chiaro (né viene precisato in seguito) se l’autrice si riferisca alla pedagogia d’ispirazione laica in generale, o se abbia in mente il Manifesto della pedagogia laica, recentemente pubblicato in questa e in varie altre riviste pedagogiche e culturali.

Ovviamente, se la professoressa Viganò intende aprire un confronto con la pedagogia d’ispirazione laica, non posso che esserne lieto. La discussione critica è il sale della cultura e della ricerca. Purché, come si diceva all’inizio, siano rispettate correttamente le regole del rigore argomentativo. D’altra parte, la stessa autrice evoca implicitamente queste regole, quando nella parte finale del suo intervento scrive: «Veniamo alle omissioni. In tutto ciò che si è sommariamente descritto, il grande assente è proprio la ricerca pedagogica e educativa […]» (Viganò, 2026, p. 8). Tuttavia, nel brano citato ella non sembra incline a rispettarle (ma questa incoerenza non ha di per sé la forza di una confutazione).

A questo proposito, mi si permetta anzitutto una precisazione metodologica generale. Quando s’intende criticare una posizione si è tenuti a circostanziare la sede in cui tale posizione è stata espressa, fornendo i debiti riferimenti bibliografici e i necessari riscontri testuali. Altrimenti il discorso rischia di risultare simile alle chiacchiere da bar, anziché a una discussione critica. La professoressa Viganò non fornisce però niente del genere: non indica pubblicazioni e non riporta citazioni in grado di suffragare le sue affermazioni. Si tratta di una violazione della più elementare norma di qualsiasi discussione corretta e rigorosa. Rispetto alla tavola di van Eemeren e Grootendorst si tratta della trasgressione della regola n. 3 o regola della tesi: «Non è consentito criticare una tesi che non sia stata realmente avanzata dalla controparte» (van Eemeren e Grootendorst, 2008, p. 174). Chi attribuisce una tesi a qualcuno è tenuto a provare in quale sede sia stata espressa e con quali parole.

Invitiamo perciò la professoressa Viganò a circostanziare le sue affermazioni circa la pedagogia d’ispirazione laica con riferimenti bibliografici e appropriati riscontri testuali. Ovviamente rispettando il principio (che non concerne la logica dell’argomentazione, ma quella del confronto culturale in generale) di riferirsi ai punti alti o comunque rappresentativi della pedagogia laica (così come, se si vuole criticare la pedagogia neoidealista in generale, non è lecito muovere dagli epigoni di terza fila: occorre affrontare i capiscuola, a partire da Gentile). E non si dica, per favore, che quanto affermato a proposito della pedagogia laica è implicito ma evidente. L’implicito va dimostrato a maggior ragione, non dato per scontato. Ma scendiamo nel dettaglio.

Si sostiene che la pedagogia laica sia «contro ogni forma di ricerca educativa orientata da un sistema di valori esplicito». Da quali appropriati riscontri testuali si evincerebbe ciò? Detto per inciso, la laicità non è anti-assiologica, abbraccia valori ben precisi: il pluralismo, la tolleranza, il dialogo, l’antidogmatismo, la democrazia, ecc. (si veda il volume Per un’agenda della pedagogia laica; Baldacci, 2026, pp. 10-12).

Si suggerisce che i pedagogisti d’orientamento laico non conoscano la differenza tra «laicità e laicismo». Da quali appropriati riscontri testuali si evincerebbe ciò? Detto di passaggio, nella letteratura questa differenza non è affatto ben consolidata, sono termini che vengono usati in modo diverso dai vari autori (mi limito a citarne alcuni, quali: Abbagnano, Boniolo, Scoppola, Zanone). Tuttavia, nel già citato volume Per un’agenda della pedagogia laica (Baldacci, 2026, p. 12), rifacendosi a Scoppola, si formula una distinzione tra la laicità e un «malinteso laicismo».

Si suggerisce che i pedagogisti d’orientamento laico sostengano un’impossibile «neutralità assoluta». Da quali appropriati riscontri testuali si evincerebbe ciò? Detto per precisione, in Per un’agenda della pedagogia laica (Baldacci, 2026, p. 12) si sostiene esattamente il contrario, ossia che «si deve distinguere la laicità da una malintesa neutralità».

Infine, si lascia intendere che la pedagogia laica tende ad «arrogarsi il monopolio della verità, della libertà o della democrazia». Da quali appropriati riscontri testuali si evincerebbe ciò? Detto apertamente, in Per un’agenda della pedagogia laica (Baldacci, 2026, p. 18) si sostiene al contrario la condivisione di questi valori, asserendo che il movimento della pedagogia laica intende promuovere «la democrazia, l’autonomia della cultura, la libertà di pensiero, l’atteggiamento critico e antidogmatico, il dialogo, la tolleranza e il rispetto reciproco», e aggiungendo subito dopo che «Il movimento è aperto alla partecipazione di tutti coloro che condividono tali valori, e intende dialogare e collaborare con tutte le forze che si riconoscono nella Costituzione e nella sua promessa di emancipazione e di pieno sviluppo della persona umana».

Per concludere, sono certo che la professoressa Viganò — che è studiosa intelligente e preparata — vorrà replicare argomentando in modo rigoroso e circostanziato da appropriati riferimenti testuali le proprie affermazioni, e che lo saprà fare nel modo migliore e più corretto. Ciò potrà essere prezioso per avviare una discussione corretta e feconda. Perché, qualora non fosse in grado di farlo, dovremmo prendere atto con rammarico che le sue parole costituiscono soltanto un attacco arbitrario e infondato.

Bibliografia

Baldacci M. (a cura di) (2026), Per un’agenda della pedagogia laica. Una ricerca partecipata di temi, prospettive, responsabilità, Milano, FrancoAngeli.

Boniolo G. e Vidali P. (1999), Filosofia della scienza, Milano, Bruno Mondadori.

van Eemeren F.H. e Grootendorst R. (2008), Una teoria sistematica dell’argomentazione. L’approccio pragma-dialettico, Milano, Mimesis.

Viganò R. (2026), Parole, opere e omissioni, «Italian Journal of Educational Research», vol. 36, pp. 7-8.

 

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