Vol. 25, n. 2, giugno 2026 — pp. 98-100

Corrispondenza: Alessandro Monchietto — e-mail: alessandro.monchietto@unito.it

Rubrica

Recensione

Keller R. (a cura di) (2025), I disturbi dello spettro dell’autismo in adolescenza e in età adulta. Aspetti diagnostici e proposte di intervento, Trento, Erickson

Il volume I disturbi dello spettro dell’autismo in adolescenza e in età adulta. Aspetti diagnostici e proposte di intervento (Erickson, 2025), curato da Robert Keller, rappresenta un’opera corale. Raccoglie, infatti, il contributo di oltre settanta professionisti/e, tra medici, psichiatri, psicologi, educatori e terapeuti che meticciano sguardi e proposte in termini di interdisciplinarità.

Il testo però fa un passo avanti in questa direzione e tenta di aprirsi a una polifonia di punteggiature e letture che non può essere più disconosciuta: non cede alla tentazione di dover accogliere indici di sintesi e di maggioranza come unici criteri di validazione. Se per tanto tempo la ricerca e la clinica hanno inseguito l’idea che una strada tracciata uguale per tutti fosse la miglior proposta in termini di efficacia, in questo contributo si lasciano sentieri aperti. Da un punto di vista epistemologico non si tratta di un’operazione incompleta, ma di una scelta metodologica che privilegia e mette al centro della scena scientifica le contingenze, le storie e i contesti, per sperimentare la modularità come cifra del rispetto altrui. Si tratta di un rigore etico e procedurale, che oggi non può essere più disgiunto.

Considerando che il testo è una riedizione, accoglie tutti i ribaltamenti culturali con cui l’autismo è stato letto negli ultimi dieci anni, modificandone il linguaggio sia nelle semantiche di interpretazione che nelle grammatiche dei possibili sostegni, in termini di crescita individuale e di strutturazione ambientale.

Se infatti le diagnosi, gli strumenti di valutazione e di intervento si sono affinati e raffinati, la nuova sfida, che anche queste pagine consegnano al lettore, è quella di superare i numerosi vuoti e le molteplici criticità spesso ancora esperiti in adolescenza e adultità. Non si tratta però di proporre percorsi di categoria e di istituzionalizzazione come unici «pieni» possibili, ma di sostenere percorsi di autodeterminazione e partecipazione perché ciascuno possa vedere fiorire le proprie differenze e scegliere per la qualità della propria vita, in termini di equità e dignità umana.

Il volume è articolato in sei parti. La prima affronta gli aspetti clinici, diagnostici e di funzionamento in età adolescenziale e adulta. Interessanti in questa sessione risultano gli affondi sulle possibili comorbilità con aspetti neuropsicologici e delle co-occorrenze psicopatologiche nella disabilità intellettiva e nel disturbo dello spettro dell’autismo.

Questo tema è ripreso anche nella terza parte, andando a connettere le connessioni con l’ADHD, i disturbi della personalità, con il disturbo ossessivo-compulsivo, l’epilessia e la sindrome di Tourette: si tocca anche la delicata questione dell’utilizzo degli psicofarmaci. Il focus di queste interconnessioni non è concepito in termini predittivi, ma di valutazione multidimensionale, sollecitando in maniera significativa il possibile ruolo delle barriere socioculturali, delle proposte educative incontrate fin dall’infanzia e le opportunità delle dimensioni apprenditive possibili anche dopo l’età evolutiva. Significativa è l’attenzione regalata alle differenze di genere e al gender variance che moltiplicano le riflessioni in termini di intersezionalità.

La seconda parte affronta aspetti organici e neurobiologici, andando a porre l’attenzione su alcune dimensioni di benessere biologico spesso non analizzata con attenzione, soprattutto se in presenza di deficit della comunicazione che non permettono sempre una valutazione adeguata dei sintomi, di eventuali disturbi e di successivi interventi. È come se il volume volesse ricordare che il diritto alla salute non può fermarsi a una lettura psicosociale ma, paradossalmente rispetto alle tendenze attuali, in queste circostanze debba rimettere al centro anche il bio.

Gli aspetti sociorelazionali sono affrontati nella quarta parte: si analizzano alcune connessioni con i fenomeni del bullismo, il tema del diritto esigibile all’affettività e alla sessualità, il supporto alle famiglie con i gruppi di auto-mutuo-aiuto, non solo in termini di «sollievo» ma anche di progressiva capacitazione dei contesti.

La sezione successiva è dedicata invece alla molteplicità di interventi possibili e rappresenta una grande apertura di campo e di azione: si affronta il tema degli interventi abilitativi psicoeducativi, la sfida delle abilità sociali, della regolazione emotiva e della metacognizione, l’analisi funzionale del comportamento e le possibili prassi ambulatoriale, il potenziamento cognitivo, il supporto ai siblings, il ruolo della tecnologia e della robotica.

L’ultima parte rappresenta un girotondo caldo di esperienze che toccano con scritture e prospettive differenti e dialoganti questioni che vanno dal progetto di vita individuale, personalizzato e partecipato, all’assistenza medica ospedaliera, dal ruolo della scuola come crocevia di autonomia e di transizione alle opportunità lavorative e ai compiti di co-progettazione accolti oggi dalle associazioni.

Le testimonianze presentate non si configurano come esempi di rarità e di eccezionalità: raccontano storie di regie in cui le dimensioni personali hanno avuto la possibilità di essere riconosciute e valorizzate e i contesti hanno accolto di accomodarsi non per pietà ma per diritto, guadagnando forme di appartenenza e di accessibilità più mature per le comunità coinvolte.

Il volume non è allora un «mero» manuale-guida per conoscere e agire con maggiore consapevolezza. Potrebbe apparire così, ma ha il valore aggiunto di regalare la complessità di un pensiero che non sceglie di fornire istruzioni dettagliate e sicure (e pericolose perché facilmente confondibili con processi di normalizzazione più o meno camuffati), e che chiede agli sguardi e alle pratiche di farsi «gesti interrotti» perché chiunque li riceva possa aggiungere e mettere del proprio. La lettura non regala quindi ai professionisti l’idea di compiutezza, ma la sensazione di un sapere che sia «abbastanza» per avviare processi di qualità, tuttavia non sufficiente perché poi questi stessi percorsi lo siano davvero per chi li incarna.

Alessandro Monchietto e Moira Sannipoli

 

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