Interviste

Interviews

a cura di Annamaria Di Fabio

Università degli Studi di Firenze

 

Gabriela Topa Cantisano - Social and Organizational Psychology Professor, UNED, Madrid, Spagna

 

1) In qualità di esperta internazionale di Psicologia del Lavoro e delle Organizzazioni, la Sua sensibilità l’ha indirizzata ad approfondire il tema particolarmente attuale dell'aging e in particolare sulle transizioni relative all’uscita dal mondo del lavoro e al retirement. Quali sono i risultati più interessanti emersi recentemente dalle ricerche?

Negli ultimi anni abbiamo condotto due tipi di ricerca. Prima di tutto abbiamo condotto delle meta-analisi che hanno incluso oltre 100 studi empirici condotti dal 1983 sul tema del pensionamento, inclusi antecedenti e conseguenze.

Con la collaborazione del Prof. Marco Depolo dell’Università di Bologna, abbiamo pubblicato nel 2009 e nel 2018 due meta-analisi sugli antecedenti e sulle conseguenze del pensionamento e del prepensionamento in relazione alle persone. Entrambe sono state pubblicate su importanti riviste scientifiche del settore scientifico-disciplinare: Journal of Vocational Psychology e Frontiers in Psychology. Nel primo di questi lavori emerge chiaramente l’idea che la salute e la retribuzione economica sono i principali determinanti delle decisioni delle persone in merito al loro pensionamento. Al contrario, il risultato che avevamo previsto per quanto riguarda l’impatto negativo della pensione sul benessere delle persone non è emerso con la stessa chiarezza. Anche le influenze del partner, o della coppia, si sono delineate con chiara evidenza, perché le persone che vivono in coppia cercano di adattare la loro uscita dal lavoro con quella del coniuge. In questo modo, se un elemento della coppia ritarda il momento in cui concretizzare l’uscita dal mondo del lavoro, anche l’altro tende a fare qualcosa di simile in relazione al suo pensionamento.

Nella seconda meta-analisi pubblicata nel 2018 abbiamo riscontrato un effetto che sembra indicare che il pensionamento anticipato ha un impatto negativo sul benessere e sulla salute della persona. Questo effetto è emerso in realtà molto limitato in termini quantitativi ed è risultato circoscritto solo a quei casi in cui il pensionamento anticipato era stato involontario o indesiderato.

I nostri lavori di ricerca sono stati per lo più quantitativi, anche se abbiamo condotto alcuni studi con metodologia qualitativa per approfondire alcuni aspetti della tematica.

Nei lavori empirici svolti dal nostro gruppo di ricerca in riferimento alla popolazione spagnola, abbiamo sempre constatato che la preparazione alla pensione è il miglior fattore predittivo di risultati desiderabili, ovvero benessere a lungo termine, soddisfazione per la pensione e possibilità di fruire di più risorse in quest’ultima fase della vita lavorativa. È anche importante tenere in considerazione le differenze di genere. Le donne tendono ad arrivare con una migliore preparazione alla pensione, in termini sociali piuttosto che finanziari. Questa migliore preparazione sociale si basa sul fatto che hanno sviluppato molti ruoli diversi nella loro vita: lavoratrici, madri, caregivers, ecc. Dispongono pertanto di una varietà di ruoli che possono aiutarle a compensare la perdita del loro ruolo professionale. Gli uomini, d’altra parte, che in genere si sono concentrati molto di più sul lavoro, quando lo lasciano, possono maggiormente subire una crisi in quanto sperimentano perdita di relazioni sociali, potere, status e risorse.

Le donne tuttavia arrivano in pensione preparate in maniera peggiore da un punto di vista economico, perché tendono ad avere meno anni di contributi in riferimento ai sistemi pensionistici pubblici, hanno avuto retribuzioni salariali inferiori in generale e i loro contributi risultano pertanto inferiori. Spesso trascorrono anche periodi di lontananza dal mercato del lavoro, dedicati alla crescita dei figli o alla cura degli anziani. Oppure lavorano più frequentemente a tempo parziale e nell’economia informale, senza pertanto maturare contributi per la pensione. In relazione alle crisi economiche, il mercato del lavoro ha teso ad espellere principalmente le donne e i lavoratori più giovani, mentre, se si delineano nuovamente periodi di benessere economico, le donne tendenzialmente emergono come le ultime che abbandonano la condizione di disoccupazione.

Se a questo fatto si aggiunge che le donne sono più longeve degli uomini, ciò significa che è più probabile che trovino al di sotto della soglia di povertà nella vecchiaia. Inoltre, la categoria dei migranti risulta essere non particolarmente protetta in termini di pensione.

La crisi economica in Europa, tra gli altri fattori, ha spinto molti lavoratori a lasciare il proprio Paese per lavorare temporaneamente o permanentemente all’estero, così come aveva spinto durante gli ultimi decenni i cittadini extracomunitari a entrare in Europa in cerca di lavoro.

La stessa esistenza di contingenti il ​​cui modello migratorio è circolare, dimostra che oggi esistono varie alternative alle forme tradizionali di migrazione permanente, che potrebbero avere effetti diversi sul pensionamento. La migrazione in tutte le sue forme ha comunque effetti importanti sull’accumulo di risorse per la pensione. In primo luogo, i migranti hanno generalmente uno status socioeconomico inferiore e un livello di salute non equiparabile alle popolazioni dei Paesi ospitanti ed entrambe queste caratteristiche li collocano tra i gruppi con più scarsa preparazione economica per affrontare la pensione. A ciò si aggiunge sia l’impatto di carriere lavorative più brevi o discontinue sia il fatto che i migranti devono affrontare problemi di adattamento che possono avere un impatto sulle loro intenzioni e comportamenti di pianificazione finanziaria a lungo termine. Infine, il modello migratorio può influire sull’accoglienza dei benefici di una pensione in futuro, dal momento che molti migranti lavorano in un Paese, dove forniscono i loro contributi al sistema pensionistico, ma tornano alle loro nazioni d’origine per la pensione, senza ancora godere dei benefici accumulati, che finiscono per perdere.

In breve, è importante sottolineare che tutti i cittadini arriveranno meglio al momento della pensione se questa transizione viene preparata con attenzione e cura. Ci sono tuttavia alcuni gruppi che risultano particolarmente svantaggiati e dovrebbero essere aiutati a riconoscere il problema nei suoi termini essenziali per affrontarlo in modo più efficace.

2) Sul piano degli interventi, cosa suggerirebbe di tenere particolarmente in considerazione per gli psicologi del Lavoro e delle Organizzazioni?

È fondamentale che l’intervento sia realizzato a partire da due prospettive: una incentrata sulle organizzazioni e l’altra incentrata sulle persone, come è stato approfondito nella mia keynote invitata in occasione della One-Day International Conference Decent Work and Aging: Prevention Perspectives all’Università di Firenze il 26 novembre di quest’anno.

Le organizzazioni devono guardare con attenzione alle loro pratiche per offrire ai lavoratori più anziani, con consapevolezza, reali opportunità di mantenere il loro impiego e per un periodo maggiormente esteso. Le pratiche organizzative che favoriscono la continuità dei lavoratori più anziani potrebbero essere classificate sulla base di diverse dimensioni: clima organizzativo, leadership, gestione e trasferimento delle conoscenze, assistenza sanitaria, rispetto della diversità all’interno dell’organizzazione, previsioni di problemi finanziari e sostegno alle persone nella transizione al pensionamento. D’altra parte, è altrettanto importante che le persone sviluppino le proprie capacità per affrontare situazioni mutevoli e gestire in modo efficiente gli aspetti relazionali del lavoro e poter quindi disporre di capacità e volontà di lavorare più a lungo.

3) Quali azioni di prevenzione prioritarie e quali sfide per il futuro, dal Suo punto di vista?

Penso che sia molto importante prestare attenzione al modello proposto di Positive Self and Relational Management elaborato da Di Fabio & Kenny (2016)[1] perché mette in luce due dimensioni molto importanti sulle quali le persone possono lavorare durante la loro vita per trovarsi meglio preparate.

Queste dimensioni che si distinguono all’interno del modello sono il self-management (gestione di se stessi) e il relational management (gestione delle relazioni). In entrambe le dimensioni, si possono trovare indicatori per valutare se le persone hanno sviluppato le proprie abilità e capacità per affrontare il cambiamento, le relazioni con gli altri e la transizione in modo efficace. Questo è importante, per continuare a lavorare più a lungo, quando si è più anziani. Contemporaneamente, è anche un aspetto chiave per godere di una transizione più regolare e meno traumatica verso il pensionamento. Queste dimensioni focalizzano l’attenzione sullo sviluppo delle proprie capacità e competenze per gestire l’Io o il Sé e per gestire le relazioni con gli altri sul posto di lavoro e oltre. L’obiettivo finale è che le persone possano disporre di una serie di risorse per affrontare sia il proprio lavoro continuandolo nel tempo, se lo desiderano, sia per realizzare un viaggio piacevole e sereno verso il pensionamento stesso.

 

[1] Di Fabio, A., & Kenny, M. E. (2016). From decent work to decent lives: Positive Self and Relational Management (PS&RM) in the twenty-first century. In A. Di Fabio & D. L. Blustein (Eds.), From meaning of working to meaningful lives: The challenges of expanding decent work. Research Topic in Frontiers in Psychology.Section Organizational Psychology, 7, 361. doi: 10.3389/fpsyg.2016.00361

 

Note

1 A

© 2017 Edizioni Centro Studi Erickson S.p.A. ISSN 2421-2202. Counseling. Tutti i diritti riservati. Vietata la riproduzione con qualsiasi mezzo effettuata, se non previa autorizzazione dell'Editore.

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