La personalità proattiva

La personalità proattiva viene definita da Bateman e Crant (1993) come una disposizione stabile ad agire in modo agentico e proattivo nell’ambiente. Secondo questi autori, le persone altamente proattive risultano abili a identificare opportunità prima degli altri, prendono l’iniziativa per modificare attivamente e costruttivamente l’ambiente circostante, mostrando forte perseveranza fino a che non hanno raggiunto questo obiettivo. Esse risultano abili non solo a trasformare il contesto (ad es. l’ambiente di lavoro), ma anche a cercare nuove soluzioni ai problemi incontrati, cercando di favorire i cambiamenti auspicati anziché attendere passivamente che essi accadano. Come sottolineano inoltre Parker, Bindl e Strauss (2010), le personalità proattive tendono a essere centrate sul futuro, del quale cercano di cogliere non solo le opportunità, ma anche di anticipare le eventuali difficoltà o criticità (Aspinwall & Taylor, 1999).

Un ulteriore costrutto, l’atteggiamento proattivo, è stato introdotto da Schwarzer (1999) e indica una caratteristica di personalità che ha forte incidenza sulla motivazione e l’azione dell’individuo. Esso infatti coglie la credenza posseduta dal soggetto sulla sua possibilità e capacità di sviluppare se stesso, le sue potenzialità e al contempo apportare cambiamenti positivi all’ambiente.

Per valutare la personalità proattiva, Bateman e Crant (1993) hanno costruito una scala che misura le differenze individuali nell’inclinazione ad intervenire attivamente allo scopo di modificare le situazioni o i contesti insoddisfacenti.

Le ricerche recenti hanno dimostrato l’influenza positiva della personalità proattiva sulle transazioni tra l’individuo e l’ambiente. In particolare, numerose ricerche hanno focalizzato la loro attenzione sulle relazioni tra questa disposizione di personalità e lo sviluppo della carriera lavorativa, la relazione con l’ambiente di lavoro e il benessere nei contesti organizzativi (Bakker, Tims, & Derks, 2012; Crant, 2000; Crant & Bateman, 2000; Seibert, Crant, & Kraimer, 2000). Inoltre, la presenza nei team lavorativi di personalità fortemente proattive è legata a una maggiore creatività e capacità di modificare in modo costruttivo il contesto, con un aumento del benessere percepito e della soddisfazione lavorativa (Kim, Hou, & Crant, 2009).

La proattività, proprio in quanto disposizione a intervenire attivamente e intenzionalmente nel contesto ambientale per individuare risorse, innescare modifiche positive negli ambienti lavorativi, sociali, civico-politici (Zambianchi, 2016), può rivelarsi cruciale nella società contemporanea, o società post-moderna, caratterizzata dal progressivo venir meno della stabilità professionale, familiare, sociale. Come sottolineano Bauman (2005), Beck (2000), Beck e Gernsheim (2002) e Leccardi (2009), il passaggio dalla prima alla seconda modernità si caratterizza per l’aumento della impredicibilità del tempo futuro, la riduzione della stabilità dei percorsi biografici individuali (ad es. la difficoltà crescente ad acquisire un lavoro stabile) e la crisi delle istituzioni socio-politiche, culturali e educative che avevano rivestito un ruolo cruciale nella definizione di percorsi biografici, valori di riferimento, modelli di relazione interpersonale e tra individuo e le istituzioni stesse. Questo venir meno del potere orientante delle istituzioni lascia sempre più all’individuo stesso il compito di orientarsi nella complessità delle informazioni, delle opzioni e nella costruzione dei propri percorsi realizzativi nei diversi ambiti di vita. La proattività, intesa come intervento attivo e intenzionale nell’ambiente può costituire una risorsa di crescente importanza proprio per la sua capacità di favorire la strutturazione di percorsi biografici rispondenti il più possibile alle capacità, ai bisogni ed alle aspirazioni dei giovani, anche attraverso l’acquisizione di autonomi modelli valoriali che favoriscono una progettualità di vita autostrutturata (Cavalli, 1986).

Come sostengono infatti Di Fabio e Saklofske (2014), Di Fabio e Gori (2016), la proattività rappresenta per l’individuo una risorsa in una prospettiva di promozione delle forze personali e di prevenzione, con potenziali, positive ricadute anche sul suo benessere psicologico (Seligman & Csikszentmihalyi, 2000). Inoltre, l’allungamento del tempo di ingresso ai ruoli adulti ha portato a individuare una nuova fase di vita che si colloca tra l’adolescenza e l’età adulta, definita fase dell’adultità emergente (Arnett, 2004; Crocetti, Luyckx, Scrignaro, & Sica, 2011), caratterizzata dalla ricerca di una identità stabile, difficoltà a coinvolgersi a lungo termine in progetti o ruoli in ambito familiare, politico e lavorativo e dalla percezione di trovarsi tra una adolescenza ormai terminata e una piena adultità non ancora raggiunta. Questa incertezza evolutiva ed identitaria, propria dei giovani che vivono in società altamente sviluppate, incontra oggi ulteriori difficoltà dovute alla crescente flessibilità e incertezza del mercato del lavoro e al venire meno di modelli sociali strutturati di percorsi biografici, rendendo la proattività una risorsa importante per questa fase di transizione evolutiva. La personalità proattiva, essendo dotata di elevata capacità progettuale, mostra una preferenza per il tempo futuro (Zacher, 2013); ad oggi, tuttavia, pochi sono gli studi che hanno esaminato la prospettiva temporale della persona con disposizione proattiva.

La Prospettiva temporale e sue relazioni con il funzionamento dell’individuo

Il rapporto dell’uomo con il tempo, il suo modo di percepirlo e rappresentarlo, di rapportarsi al passato, vivere il presente e anticipare mentalmente il futuro ha un'estrema rilevanza sui suoi comportamenti e sul suo funzionamento nei diversi ambiti di vita (Zambianchi & Ricci Bitti, 2012). Uno dei costrutti più importanti in questo ambito di studio è rappresentato dalla prospettiva temporale. La prospettiva temporale rappresenta un costrutto introdotto inizialmente da Frank (1939) e ripreso da Lewin (1943), che lo definì come “l’insieme dei punti di vista dell’individuo sul suo futuro e sul suo passato psicologici presenti in un dato momento della sua esistenza”.

Successivamente, inserendosi nel solco della tradizione lewiniana, Zimbardo e Boyd (1999) definirono la prospettiva temporale come un “processo inconscio attraverso il quale il continuo fluire delle esperienze personali e sociali viene assegnato a categorie temporali che aiutano ad assegnare ordine, significato e coerenza ad esse”. La prospettiva temporale esercita un’influenza in ogni ambito importante di comportamento, azione e giudizio e viene definita dagli autori come un costrutto formato da cinque dimensioni: il passato positivo, il passato negativo, il presente edonistico, il presente fatalistico e il futuro. La prospettiva temporale ha dimostrato la sua importanza in ogni ambito del funzionamento umano e nelle diverse età della vita. Essa infatti influenza l’adozione di stili di vita salutari o, viceversa, l’implicazione nei comportamenti di rischio per la salute e psicosociali nei giovani (Keough, Zimbardo, & Boyd, 1997). Le dimensioni del passato positivo, del presente edonistico e del futuro sono inoltre associate all’esperienza di benessere psicologico nei giovani e nelle persone anziane (Coudin & Lima, 2011; Sailer et al., 2014).

Recentemente Carelli, Wiberg e Wiberg (2011), riconoscendo la limitatezza derivante dalla presenza di una sola dimensione del tempo futuro, hanno proposto una nuova versione della scala elaborata da Zimbardo e Boyd (1999) sulla prospettiva temporale, composta da sei dimensioni temporali, in cui è presente la valutazione di una dimensione temporale futura positiva, caratterizzata da progettualità e abilità di pianificazione, sia di una dimensione temporale futura negativa, caratterizzata da una percezione del futuro come tempo minaccioso, ansiogeno o vuoto di contenuti.

Come evidenziato in precedenza, alcuni studi hanno preso in esame, sul piano temporale, il rapporto tra personalità proattiva e tempo futuro (Przepiorka, 2014; Zacher, 2013). Ancora pochi però sono gli studi che approfondiscono le caratteristiche della prospettiva temporale nelle sue dimensioni del passato, presente e futuro nelle personalità proattive. Quali sono le caratteristiche del passato percepito e rappresentato dalle personalità proattive? Quale il loro rapporto con il tempo presente? Una maggiore conoscenza di questi aspetti potrebbe aiutare a comprendere meglio il ruolo delle esperienze passate (positive e negative) e del modo di rapportarsi al presente dei giovani con disposizione di personalità proattiva. Comprendere inoltre il ruolo della proattività nella percezione del tempo futuro, visto come spazio di opportunità progettuali o viceversa come tempo minaccioso, carico di ansie oppure vuoto di contenuti motivanti può permettere una comprensione più ampia e dettagliata del rapporto dei giovani proattivi con la temporalità globale.

Due sono inoltre le prospettive teoriche e metodologiche di approccio allo studio del funzionamento umano: la prima, definita “centrata sulle variabili”, si caratterizza per disegni di ricerca cross-sectional e privilegia l’analisi delle correlazioni tra variabili e i modelli predittivi complessi; la seconda, invece, definita “centrata sulla persona”, si caratterizza per lo studio e l’individuazione di specifiche configurazioni sistemiche di variabili che caratterizzano individui o gruppi di individui (Magnusson, 1998).

Ipotizzando che fosse rilevante sia la comprensione di come la personalità proattiva fosse associata alla prospettiva temporale a livello di popolazione giovani, sia la eventuale presenza di specifiche configurazioni o organizzazioni temporali in sottogruppi di giovanile, corrispondenti a un altrettanto specifico livello di personalità proattiva, questo studio ha utilizzato entrambi gli approcci, formulando tre specifici obiettivi.

Il primo obiettivo ha riguardato la valutazione delle caratteristiche della prospettiva temporale e del livello di personalità proattiva posseduta dagli adulti emergenti. Il secondo obiettivo ha esaminato le correlazioni tra le dimensioni della prospettiva temporale e la personalità proattiva. Si ipotizzano, in questo caso, correlazioni positive significative tra la personalità proattiva e due dimensioni temporali, il passato positivo ed il futuro positivo; sono invece attese correlazioni negative tra la personalità proattiva e tre dimensioni temporali: il passato negativo, il presente fatalistico e il futuro negativo. Il terzo obiettivo ha riguardato l’individuazione di sotto-gruppi di giovani con specifici profili di organizzazione temporale, cui si ipotizza corrispondano altrettanti specifici livelli di personalità proattiva.

Metodo

Partecipanti

Lo studio è stato condotto presso il campus universitario di Rimini. Hanno partecipato 388 studenti universitari (età media = 20.08; DS = 1.72, 70 maschi e 306 femmine) iscritti ai seguenti Corsi di Laurea: Psicologia (19%), Economia (31%), Farmacia (17%) Moda (33%).

Strumenti

  • Questionario sulla personalità proattiva (forma breve) (Bateman & Crant, 1993; Trifletti, Capozza, Pasin, & Falvo, 2009). Il questionario è formato da 10 item che valutano quanto l’individuo si considera una forza potente di cambiamento costruttivo, di essere abile a trovare una buona opportunità prima degli altri e trova entusiasmante vedere le proprie idee divenire realtà. Sulla scala è stata condotta un’analisi fattoriale esplorativa (EFA), che ha evidenziato una soluzione bi-fattoriale, contrariamente ai risultati di Trifletti et al. (2009). Il primo fattore raccoglie 7 item che si riferiscono alla persistenza e perseveranza nella realizzazione di idee e progetti anche quando si incontra l’opposizione degli altri (es. di item: “Se credo in un progetto, niente mi può ostacolare nella sua realizzazione”). Per questo esso è stato denominato “persistenza proattiva di fronte agli ostacoli” (Alpha di Cronbach = .81); il secondo fattore raccoglie 3 item, e si riferisce all’abilità a identificare le opportunità prima degli altri e alla percezione di essere una forza potente di cambiamento costruttivo (es. di item: “In qualsiasi contesto, sono stato/a una forza potente di cambiamento costruttivo”). Per questo è stato definito come “agency costruttiva ambientale” (Alpha di Cronbach = .70). La correlazione tra le due dimensioni è .58, valore che indica la loro stretta interrelazione e al tempo stesso una sufficiente distinzione concettuale tra i due fattori.
  • Inventario Svedese di Zimbardo sulla prospettiva temporale (S-ZTPI; Carelli et al., 2011). Il questionario è composto da 64 item e valuta 6 dimensioni temporali: passato positivo (una valutazione positiva del passato, percepito come portatore di valori ed esperienze positive che sono ricordate con gioia. Es. di item: “Immagini, suoni, odori familiari dell’infanzia richiamano ricordi meravigliosi”), Alpha di Cronbach = .66; passato negativo (esso riflette una visione negativa e traumatica del passato, con eventi non ancora elaborati. Es. di item: “Il passato contiene troppe memorie spiacevoli a cui preferisco non pensare”), Alpha di Cronbach = .81; presente edonistico (un orientamento a vivere il presente godendo delle relazioni, senza sacrificare l’oggi per risultati o ricompense future. Es. di item : “Mi piace che le mie relazioni più strette siano appassionate”), Alpha di Cronbach = .76; presente fatalistico (la credenza che il futuro sia predestinato e che le azioni umane del presente non influiscano su di esso, lasciando l’individuo senza speranza di intervento efficace. Es. di item: “Il corso della mia vita è controllato da forze che non posso influenzare”), Alpha di Cronbach = .74; futuro positivo (che corrisponde agli sforzi per pianificare le azioni in vista del conseguimento di obiettivi futuri. Es. di item: “Quando voglio ottenere qualcosa, mi pongo degli obiettivi e valuto i mezzi adatti a raggiungerli”), Alpha di Cronbach = .65; futuro negativo (una percezione e rappresentazione del futuro come tempo ansiogeno, minaccioso o vuoto di contenuti. Es. di item: “Pensare al futuro mi rattrista”), Alpha di Cronbach = .68. La scala valutativa è una Likert a cinque punti (1 = Molto falso; 2 = Abbastanza falso; 3 = Né vero né falso; 4 = Abbastanza vero; 5 = Molto vero).

Procedura

Gli studenti universitari sono stati brevemente informati degli obiettivi della ricerca e dopo aver dato il loro consenso hanno compilato, durante le ore di lezione, gli strumenti self-report.

Analisi dei dati

Sono state dapprima calcolate le medie, deviazioni standard, asimmetria e curtosi delle variabili prese in esame. Successivamente è stata calcolata una matrice di correlazioni (r di Spearmann) tra le dimensioni della prospettiva temporale e la personalità proattiva. Infine è stata condotta dapprima una cluster analisi con metodo delle distanze euclidee (dendrogramma), il quale ha evidenziato tre cluster; successivamente una seconda analisi condotta con metodo K-mean (metodo statistico il quale consente di massimizzare le differenze intergruppo e di minimizzare invece le differenze intra-gruppo) ha valutato le caratteristiche e le differenze significative tra i tre gruppi per la prospettiva temporale e la personalità proattiva. I risultati sono stati computati senza trattamento dei missing data (ovvero senza sostituzione dei dati mancanti attraverso tecniche quali la sostituzione con medie o interpolazione), ma attraverso la tecnica del “casewise deletion” per le matrici di correlazione, dove unicamente i casi con dati completi sono stati utilizzati.

Risultati

Caratteristiche del campione per le variabili oggetto di studio

Per la personalità proattiva, i punteggi più elevati si evidenziano sulla persistenza nei confronti di ostacoli, mentre risulta più bassa la capacità di intervento attivo e costruttivo sull’ambiente. I giovani mostrano una temporalità con punteggi più elevati sul passato positivo, il presente edonistico e il futuro positivo (Tabella 1).

Tabella 1. Statistiche descrittive delle variabili oggetto di studio

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Correlazioni tra le variabili 

La personalità proattiva, sia nelle specifiche sotto-componenti, sia come punteggio globale, appare correlata positivamente con il passato positivo, il presente edonistico e il futuro positivo. Correlazioni negative invece sono emerse con il passato negativo e il futuro negativo. Il presente fatalistico invece non presenza alcuna correlazione significativa con la personalità proattiva (Tabella 2).

Tabella 2. Correlazioni tra le dimensioni della prospettiva temporale e la personalità proattiva

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Caratteristiche dei tre cluster

L’analisi dei cluster ha messo in evidenza tre diversi sotto-gruppi di giovani. Il primo gruppo presenta un livello medio di persistenza proattiva e medio basso di agency ambientale, punteggi medio-alti per il passato positivo e il futuro positivo; il secondo gruppo presenta i livelli più bassi di proattività e un elevato punteggio sul passato negativo e il futuro negativo. Esso presenta inoltre i punteggi più elevati dei tre gruppi per il presente fatalistico. Il terzo gruppo è costituito dai giovani con il più alto punteggio sulle dimensioni della proattività. Essi si caratterizzano anche per il punteggio più elevato dei tre gruppi sul futuro positivo e sul presente edonistico (Tabella 3).

Tabella 3. Le caratteristiche dei tre cluster

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Discussione

Lo studio ha esaminato la relazione tra la prospettiva temporale e la personalità proattiva in un campione di adulti emergenti. È stata inoltre esaminata l’organizzazione temporale dei giovani in relazione al livello di personalità proattività posseduta.

I giovani possiedono una più elevata capacità di persistere nei propri obiettivi anche quando essi incontrano ostacoli, mentre appare minore la capacità di intervento attivo, mirato e autonomo nei confronti del contesto ambientale allo scopo di modificare le situazioni insoddisfacenti e per sviluppare le proprie potenzialità. Questo dato sembra indicare come gli adulti emergenti siano maggiormente in grado di perseverare nonostante gli eventuali ostacoli rispetto alla capacità di agire nell’ambiente, cosa che potrebbe avere importanti ripercussioni sulla scelta attiva di percorsi biografici nelle diverse aree della vita, anche in considerazione delle caratteristiche della società post-moderna contemporanea, caratterizzata da un'accentuazione dell’incertezza lavorativa, sociale e familiare.

I risultati confermano le ipotesi poste circa l’associazione tra personalità proattiva e prospettiva temporale. Le componenti della personalità proattiva e il suo punteggio globale mostrano modelli di correlazione simili con le dimensioni della prospettiva temporale, anche se con gradienti differenti.

La persistenza proattiva di fronte agli ostacoli è associata positivamente al passato positivo: le esperienze passate costruttive e soddisfacenti sul piano relazionale fungono da modelli di comportamento o, in senso generale, hanno contribuito a formare un'aspettativa generale di outcome favorevoli, come altre ricerche hanno dimostrato (Saribay & Andersen, 2007).

La capacità di trarre soddisfazione dalle relazioni di amicizia e vivere le esperienze del presente aiuta a perseverare di fronte alle difficoltà, come evidenziano le correlazioni positive tra la tendenza a persistere di fronte agli ostacoli e il presente edonistico. Forse la presenza di buone relazioni sociali in questa fase della vita aiuta a condividere le esperienze e favorisce la ricerca di informazioni e idee su come affrontare le difficoltà in modo costruttivo (Molinari, Speltini, Passini, & Carelli, 2016).

La capacità di progettazione e pianificazione futura è associata significativamente alla persistenza di fronte agli ostacoli, come ipotizzato (Zaleski, 1994; Zimbardo & Boyd, 1999). Avere progetti per il futuro, unito alla capacità di delineare piani di azione per raggiungerli, aiuta a perseverare quando i giovani si trovano di fronte alle difficoltà (es. cercare un lavoro, ottenere un titolo di studio, costruirsi una famiglia o un solido rapporto di coppia). La capacità di posporre le gratificazioni in vista di obiettivi futuri importanti rappresenta un fattore di personalità fondamentale per raggiungere obiettivi importanti ma impegnativi, che richiedono sforzi, pianificazione, autoregolazione e gestione efficace del tempo. Al contrario, la rappresentazione del tempo futuro come tempo vuoto, privo di contenuti motivanti e progetti, oppure minaccioso e ansiogeno, riduce la capacità di persistere quando si incontrano ostacoli. Probabilmente la visione di un futuro negativo riduce la tensione motivazionale che orienta e organizza le azioni in vista di un fine desiderato.

L’agency costruttiva verso l’ambiente appare anch’essa associata negativamente al passato negativo. Un passato negativo caratterizzato da traumi non elaborati, esperienze dolorose collocate nelle prime fasi di vita costituisce un fattore che riduce l’agenticità volta a modificare favorevolmente il contesto di vita. La mancanza di fiducia verso gli altri compromette la percezione di “riuscire a farcela” a intervenire costruttivamente nei contesti sociali (es. intraprendere attività autonome a livello lavorativo, partecipare attivamente alla vita politica) in quanto viene meno la credenza sulla fiducia che gli altri prenderanno in considerazione il nostro operato, gli sforzi intrapresi per modificare situazioni insoddisfacenti, indice di ridotta autoefficacia percepita (Bandura, 2000).

Esperienze positive vissute in età precoci della vita al contrario generano sia un globale atteggiamento di fiducia verso la realtà sociale, sia la percezione di padronanza che aiuterà i giovani a non essere dipendenti, ma promotori attivi nei diversi ambiti di vita. L’agenticità è inoltre legata a una visione positiva del futuro, dato atteso anche in considerazione di quanto già emerso in letteratura (Zacher, 2013). La propensione del giovani proattivi a essere e percepirsi una forza potente di cambiamento porta a costruire progetti che vengono sostenuti dalla capacità di pianificazione e di dilazione delle gratificazioni del quotidiano, indicatore della presenza di una considerevole capacità di autoregolazione ed autoefficacia.

L’analisi dei cluster ha evidenziato la presenza di tre gruppi, con differenti livelli di proattività ed altrettanto differenti configurazioni temporali.

Un gruppo di giovani si caratterizza per una elevata proattività, sia come persistenza nei confronti di ostacoli, sia come capacità di intervento attivo e finalizzato, dato che appare forse legato al fenomeno della resilienza (Masten et al., 2004). Questo gruppo di giovani si identifica per una elevata capacità di creare le condizioni favorevoli allo sviluppo della propria progettualità ed alla percezione delle difficoltà come “sfide” e non come “minacce”. Il passato negativo, abbastanza pronunciato, non compromette la tensione progettuale e innovativa, ma forse ha richiesto la mobilizzazione di ingenti quantitativi di risorse ed energie per poter dispiegare capacità e realizzare idee e progetti. Questa elevata proattività si associa inoltre a una discreta capacità di vivere il presente sul piano relazionale, di progettare il tempo futuro e pianificare le azioni per poter realizzare i propri obiettivi. Il futuro negativo, ossia la percezione e rappresentazione di possibili criticità e difficoltà, è comunque presente, rappresentando forse una consapevolezza derivante dall’avere già sperimentato nel passato esperienze ed eventi portatori di sofferenza o minacciosi. Questa consapevolezza non appare però ridurre la tensione progettuale e la fiducia verso il futuro (il punteggio sul futuro positivo appare elevato), ma forse rappresenta la capacità di valutare realisticamente i possibili eventi o scenari futuri, anche negativi.

Un secondo gruppo si caratterizza per un livello intermedio di personalità proattiva, e una configurazione bilanciata della prospettiva temporale (Boniwell & Zimbardo, 2004; Boniwell, Oisin, Linley, & Ivanchenko, 2010). Con il termine prospettiva temporale bilanciata si indica una configurazione temporale caratterizzata da un elevato passato positivo, un presente edonistico medio-alto e un elevato futuro positivo. Il possesso di una prospettiva temporale bilanciata si associa generalmente ad un buon funzionamento psicologico e psicosociale (Boniwell et al., 2010; Drake, Duncan, Sutherland, Abernethy, & Henry, 2008): probabilmente i giovani con questa configurazione temporale hanno beneficiato di buone esperienze relazionali passate, cosa che ha favorito la costruzione di positivi modelli di attaccamento nell’età infantile (Bowlby, 1988; Saribay & Andersen, 2007). Questa fiducia negli altri può aver favorito a sua volta un rapporto costruttivo con le amicizie sul presente e generare una attesa sufficientemente fiduciosa per il futuro, aiutata nella sua realizzazione dalla capacità di pianificare i propri obiettivi.

I giovani che si caratterizzano per un basso livello di personalità proattiva hanno sperimentato importanti eventi critici e traumatici nel passato, poco “compensati” da esperienze positive. Essi sembrano in grado di rapportarsi costruttivamente al tempo presente sul piano relazionale, ma risultano meno capaci di progettualità futura, come evidenzia il punteggio riportato sul futuro positivo. Il loro rapporto con il futuro si configura perciò come problematico, caratterizzato da una sua percezione prevalentemente ansiogena, vuota di contenuti o minacciosa. Deboli aspettative future coniugate a scarse capacità di pianificazione e dilazione delle gratificazioni rimandano probabilmente a una bassa autoefficacia percepita (Bandura, 2000), come indica il punteggio ottenuto sul presente fatalistico.

La personalità proattiva rappresenta una risorsa rilevante per approcciare con successo una società complessa, in rapida evoluzione e soprattutto caratterizzata da crescente incertezza futura e instabilità lavorativa e sociale come quella occidentale contemporanea, grazie alla sua capacità di strutturare percorsi autonomi e di individuare opportunità e risorse nell’ambiente utili al proprio sviluppo. Essendo però una disposizione interna, e quindi dotata di una certa stabilità, diventa difficile da modificare, in particolare nei giovani che meno la posseggono. Però, altri costrutti, connessi concettualmente alla proattività, quali il coping proattivo (Aspinwall & Taylor, 1999), possono essere appresi attraverso appositi training formativi (Zambianchi, 2015). Le abilità di coping proattivo inoltre possono essere potenziate, o attivate, all’interno delle attività di counseling, essendo esse tese a promuovere quelle capacità e risorse che consentono all’individuo di orientarsi attivamente nelle scelte di vita professionali, personali e sociali. Inoltre, come l’analisi dei cluster ha evidenziato, anche le esperienze del passato possono avere un ruolo nella strutturazione, o quanto meno nell’esplicarsi di questa tendenza di personalità. Una maggiore conoscenza dei fattori ambientali (ad es. familiari, scolastici) che possono favorirla potrebbe aiutare a strutturare interventi e percorsi anche nelle fasi evolutive precedenti a quella dell’adulto emergente.        

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