Rivista internazionale di scienze dell'educazione

Condirezione: Michele Pellerey (coordinatore), Paolo Gambini, Gabriele Quinzi, Giuliano Vettorato, Claudia Giorgini (segreteria)
Periodicità: marzo, giugno, settembre, dicembre

Vol. 64, n. 1, 2017

Carlo Nanni

Editoriale

Partendo dalla distinzione di Giovanni Bosco, l’articolo analizzerà due filoni di metodologie preventive: uno più repressivo e l’altro più promozionale. Le due metodologie saranno collegate con le rispettive antropologie sottostanti che si rapportano con il principio religioso in modalità diverse. Il discorso sarà collocato in tre periodi storici diversi, sintonizzati con gli sviluppi dell’educazione salesiana: (1) gli anni delle sintesi pedagogiche di don Bosco; (2) il centenario dalla morte di don Bosco fino al post-Concilio Vaticano II; (3) l’inizio del terzo millennio. Il rapporto tra il principio della religione e la metodologia educativa salesiana si è evoluto nel tempo e attualmente sembra che la metodologia della progettazione educativa, degli interventi di prevenzione primaria e dell’educazione del carattere possa avere un incontro sinergico con l’antropologia religiosa salesiana.

La preoccupante situazione economica del nostro Paese impone una riflessione sulla formazione delle nuove generazioni. L’insicurezza verso il futuro rischia di gravare negativamente sul benessere dei giovani che, privi delle adeguate risorse, non riusciranno a trovare la giusta collocazione nella società. Scopo del contributo è descrivere l’attuale contesto di crisi come riportato dall’Istat (2015) e l’importanza dell’orientamento nel favorire l’autonomia della persona attraverso la regolazione dei processi motivazionali. In tale prospettiva, la scuola può divenire una reale opportunità di crescita per gli allievi se si farà garante di una formazione continua e profonda dei processi di apprendimento. Verranno prese in considerazione le teorie psicologiche che si sono occupate dello studio e della definizione di variabili intrapsichiche in grado di incidere sulla riuscita personale.

In questo articolo, il prof. Sami Basha — partendo dalle sue riflessioni personali e attingendo alla sua esperienza di educatore palestinese e di livello internazionale — esplora la «pedagogia della liberazione», guidando una riflessione che genera un pensiero che si fa critico e costruttivo di fronte alla comprensione dell’identità, della storia, delle paure, dei dubbi, delle speranze e della libertà degli individui che vivono sotto l’oppressione in un contesto di conflitto. Attraverso una visione analitica, la proposta della «pedagogia della liberazione» offre una via che conduce a una comprensione migliore dei ruoli e delle relazioni tra gli oppressi e gli oppressori, tra l’odio e l’amore e porta a riflettere su norme più costruttive e modalità attraverso le quali impegnarsi mutualmente.

Studi e ricerche

Marta Pozzi, Monica Vanzella, Manuela D’Andrea, Luisa Teston, Francesco Burgio, Roberta Sabbion, Luca Bastiani

Prevenire l’uso di sostanze in adolescenza. La sperimentazione di un manuale di auto-mutuo aiuto in ambito scolastico

L’articolo descrive un percorso formativo per insegnanti ed educatori — svoltosi presso il Dipartimento delle Dipendenze di Pordenone — con l’obiettivo di promuovere le abilità di fronteggiamento (coping skills) e prevenire l’uso di sostanze in un campione di studenti del biennio delle scuole superiori. È stato utilizzato un manuale self-help, che aveva dato prove di efficacia in una precedente ricerca. I primi risultati indicano un buon livello di soddisfazione e una migliore autoefficacia percepita da parte dei docenti a conclusione dell’esperienza formativa. Ulteriori risultati relativi all’efficacia dell’utilizzo del manuale sugli studenti sono in fase di elaborazione.

L’articolo presenta i risultati di un’indagine esplorativa sulle caratteristiche dei padri che abitualmente leggono ad alta voce a figli e figlie di età compresa tra tre e sei anni. Scopo di questo lavoro è individuare quali condizioni favoriscono la presenza dei padri nella lettura in famiglia, conseguentemente la sua utilità si esplica nell’ambito della promozione alla lettura, fornendo indicazioni per ampliare il coinvolgimento paterno, dal momento che recenti studi europei sottolineano l’importanza di questa figura nella costruzione dei futuri lettori. Metodologicamente costruita su modello Mixed Methods, la ricerca ha comparato e integrato i dati quantitativi derivati dall’analisi di quasi trecento questionari e quelli qualitativi ricavati dall’analisi di dieci interviste semi strutturate. I risultati mostrano come i padri lettori presentino un personale interesse verso i libri, sostenuto da un contesto familiare sensibile al tema e attento alle valenze educative della lettura.

L’esacerbazione dell’individualismo nelle società occidentali sta inducendo la riscoperta dei valori di solidarietà alla base del vincolo sociale. Tali valori possono essere trasmessi dalla scuola tramite la tecnica del service learning che inserisce nel curricolo scolastico attività di servizio comunitario e corrispondenti attività riflessive. Il presente lavoro di ricerca rappresenta una delle prime ricognizioni sul territorio italiano di attività di servizio comunitario svolte in ambito scolastico. Lo strumento di indagine utilizzato è stato un questionario semi-strutturato con domande organizzate in cinque aree tematiche: l’influenza di eventuali attività pregresse di volontariato o di service learning; l’influenza dell’ambiente familiare e del gruppo dei pari; il mondo valoriale dei giovani; la valutazione delle attività di service learning svolte; l’influenza dei mass media e delle tecnologie dell’informazione. Il questionario e le interviste di approfondimento con cui è stato integrato hanno dimostrato un elevato apprezzamento per le attività di service learning sia da parte degli studenti che delle loro famiglie, mettendo in evidenza come l’ambiente italiano sia potenzialmente recettivo per l’adozione su larga scala di questo tipo di approccio pedagogico.

Esperienze, documentazione e riflessioni

Tiziana Mattei, Maria Rosita Cecilia, Pierpaolo Vittorini

La scuola in tenda come strumento di resilienza nel post sisma. Studio osservazionale sui ricordi di alunni, insegnanti e genitori

Lo studio dimostra quanto in una situazione di emergenza la scuola sia uno strumento di resilienza. Ricostruendo uno spazio educativo e culturale, ha permesso agli studenti di raggiungere i propri obiettivi educativi e ha contenuto gli effetti negativi prodotti dal sisma. Partendo dall’esperienza descritta, è essenziale e doveroso, da parte delle istituzioni scolastiche, individuare nelle situazioni di emergenza una didattica orientata su percorsi di resilienza e capacità progettuali in grado di aiutare a sottrarsi dal clima preoccupato e senza prospettive che caratterizza la maggior parte dei giovani studenti colpiti da catastrofi naturali.

Esperienze, documentazione e riflessioni

Aldo Borsese

La comunicazione didattica in ambito scientifico

La comunicazione didattica è un processo complesso che dipende da molti fattori e, per poter essere dialogica, richiede una continua attenzione da parte degli insegnanti. L’autore fa riferimento, in particolare, all’ambito scientifico e, dopo aver preso in considerazione i parametri che entrano in gioco nel processo comunicativo, sottolinea la necessità di tener conto sistematicamente non solo degli aspetti metodologici e relazionali ma anche dell’accessibilità dei contenuti che vengono proposti.

Esperienze, documentazione e riflessioni

Valentina De Angelis

L’irrealtà mentale. Valore e rischio del pensiero indotto dalle tecnologie

Il saggio esamina le principali trasformazioni prodotte dalle nuove tecnologie nella mente di adulti e adolescenti. La compresenza di strutture alfabetiche e relazioni cibernetiche consente un incremento esponenziale di conoscenze, ma sottopone le abilità cognitive al rischio di una inedita e insidiosa illogicità del pensiero, soprattutto ai livelli medi dell’intelligenza. Nell’informazione della rete, infatti, non sono immediatamente riconoscibili le strutture del significato, ma si procede dal dato al sistema senza mediazioni; nell’interazione con la macchina l’assenza di strutture predefinite può determinare negli adolescenti una riduzione dei modelli tipici della logica classica, senza spontanea acquisizione di una logica complessa e del relativo sistema di conoscenze. Il ridimensionamento del pensiero logico e l’indebolimento di nessi causali oggettivi producono una tendenza eccessiva verso le forme mitiche del senso, nelle quali la visione non si traduce in pensiero visivo strutturato ma si ferma ai livelli della percezione. L’espressione linguistica e la riflessione subiscono gli effetti di queste trasformazioni.

Orientamenti bibliografici

Segnalazioni