Rivista internazionale di scienze dell'educazione

Condirezione: Michele Pellerey (coordinatore), Paolo Gambini, Gabriele Quinzi, Giuliano Vettorato, Claudia Giorgini (segreteria)
Periodicità: marzo, giugno, settembre, dicembre

Vol. 63, n. 4, 2016

Michele Pellerey

Editoriale

L’articolo descrive uno studio preliminare realizzato per verificare l’efficacia di un programma di prevenzione volto a ridurre lo stress dei neo-iscritti all’università. Il passaggio a quest’ultima rappresenta un’importante transizione che si accompagna a molteplici cambiamenti sul piano personale, accademico, sociale; se gli studenti sono sprovvisti delle risorse necessarie per farvi fronte, la possibilità di andare incontro a condizioni di aggravio è, come dimostrano le ricerche, piuttosto elevata. Non a caso le matricole costituiscono una delle fasce più a rischio per problemi di adattamento e conseguenti sintomi da stress. Il presente contributo riporta le conclusioni a cui sono giunti alcuni studi realizzati al riguardo e presenta gli esiti di un programma cognitivo-comportamentale applicato a un piccolo gruppo di studenti, ideato per potenziarne le strategie di fronteggiamento in vista dell’adattamento alla vita universitaria.

L’insegnamento dei valori e l’attenzione rivolta alla dimensione axiologica nel contesto scolastico implicano una profonda riflessione pedagogica che, nell’interpretazione e nella ricostruzione del contesto, porta a scelte educative tali da definire l’allievo come soggetto in-formazione. Il saggio, realizzato sulla base di studi teorici ed elementi comparativi, vuole dimostrare come un’azione, se educativamente agita, possa propagarsi come un’onda per realizzare una profonda esperienza etica.

Più volte revocata in dubbio, e talvolta apertamente contestata in forza di pretese suggestioni teosofiche, l’identità cristiana di Maria Montessori emerge in tutta la sua evidenza soprattutto negli scritti dedicati alla formazione liturgica e catechetica dei fanciulli. Essi costituiscono una preziosa testimonianza delle ricche esperienze di educazione religiosa compiute, esattamente cento anni fa, nel laboratorio pedagogico di Barcellona, momento meno noto ma assolutamente fondante della storia del Metodo dei bambini. Il presente contributo, lasciando ampio spazio alla voce stessa dell’Autrice, intende soffermarsi sui molteplici apporti che il pensiero cattolico fornì, per ammissione della stessa scienziata, a quella che può essere considerata una vera e propria svolta intervenuta nel suo progetto educativo. Esso poté, in seguito, aprirsi all’incontro di altre culture e di fedi diverse proprio perché permeato da un profondo senso di Dio. Per questo le intuizioni della Montessori, convinta che obiettivi pedagogici e prospettive teologiche si incontrassero convergendo, si pongono come profetiche anticipazioni della moderna teologia dell’educazione.

Lo scopo di queste riflessioni è nell’analisi pedagogica di miti e racconti shuar. L’ipotesi di partenza di questa ricerca, che ha un carattere prevalentemente bibliografico, è che la mitologia, lungi dall’essere solo una narrazione dei saperi ancestrali, sia una tecnica di conservazione e di trasmissione della cultura originaria di questo popolo. Il presupposto di questo lavoro è nel considerare la narrazione come una forma del pensiero e l’educazione come ascolto reciproco fra soggetti narranti. Pertanto, abbiamo studiato i miti, le favole e le storie, perché, per noi, in questo contesto, rappresentano il linguaggio privilegiato dell’educazione. Lo sfondo epistemologico ha un carattere ermeneutico e una prospettiva metodologica etnografica.

Nel riflettere sul modo in cui gli adolescenti vivono la maturazione religiosa, l’articolo studia il loro vissuto comunicativo e l’influsso che ha sulle scelte fondamentali che essi compiono, comprese le forme in cui esprimono la loro religiosità. Un interesse particolare è rivolto al rapporto tra la comunicazione interpersonale e i nuovi modi di comunicazione promossi dai media. Frequentando le diverse reti della comunicazione l’adolescente incontra anche messaggi che contraddicono le sue scelte e le sue opinioni. Per capire i possibili modi di gestire tali informazioni dissonanti si è utilizzato il contributo della Teoria della dissonanza cognitiva. I dati usati nell’articolo sono il frutto della ricerca che l’autore ha condotto negli anni 2010-2012 sugli allievi delle scuole secondarie di secondo grado della diocesi di Varaždin, una città del nord della Croazia. I risultati della ricerca mostrano che per gli adolescenti i rapporti interpersonali (compresi quelli con genitori e educatori) hanno una grande importanza nella gestione dei messaggi dissonanti, in particolare quando si tratta di temi riguardanti il senso della vita. Nel lavoro con gli adolescenti appare urgente un progetto educativo che vada oltre i programmi dell’«educazione ai media».

La ricerca cerca di esplorare la relazione esistente tra videogiochi violenti, comportamenti aggressivo-bullistici e aggregazione con il gruppo dei pari devianti in bambini della scuola primaria (primo-quinto anno) e secondaria di primo grado (primo-terzo anno). La ricerca ha coinvolto diverse scuole primarie del Sud Italia e il campione esaminato è costituito da 532 bambini. Sono stati utilizzati i seguenti strumenti: Scala di Aggressione fisica e verbale (Caprara e Pastorelli, 1993) per misurare l’inclinazione all’aggressione in ambito interpersonale; Scala di Aggregazione con il gruppo dei pari devianti (Capaldi e Patterson, 1992) per misurare le caratteristiche dei compagni frequentati dal ragazzo; Questionario «VG.FAM2014» per la misurazione del grado di familiarità con i videogiochi. Le scale danno punteggi grezzi che poi sono stati interpretati sia individualmente sia collettivamente in termini di medie (punteggi medi) e di deviazioni standard. La loro relazione e il relativo «intreccio» saranno oggetto di analisi e discussione nel presente lavoro.

Esperienze, documentazione e riflessioni

Giampaolo Usai

Rendere educativo il percorso scolastico attraverso il sapere religioso

L’insegnamento della religione nell’ordinamento scolastico italiano fa parte delle discipline di area comune ed è presente come materia curricolare nei percorsi di studio di tutti gli ordini e gradi di istruzione. Richiamando il fatto che la scuola educa, l’articolo vuole evidenziare come l’istruzione religiosa contribuisca a rendere educativa l’esperienza scolastica e lo faccia lavorando attorno al «sapere religioso», cioè secondo le traiettorie proprie dell’itinerario scolastico. L’insegnamento della religione può ambire a essere via di umanizzazione, accettando nuove sfide in campo ermeneutico, pedagogico ed etico.

Esperienze, documentazione e riflessioni

Maurizio Gentile, Giuseppe Tacconi

Giovani dispersi in Europa e in Italia: comprensione del fenomeno e misure di contrasto1

Gli studi sull’abbandono precoce dei percorsi di istruzione e formazione hanno restituito un quadro articolato di misure, strategie e politiche d’intervento. Nella comprensione del fenomeno giocano un ruolo chiave i metodi di misurazione. Ad esempio, l’indicatore europeo certifica che l’Italia ha un tasso di abbandono pari al 17%. Tale valore corrisponde alla percentuale di 18-24enni aventi un livello di scolarizzazione pari alla secondaria di primo grado e che non frequentavano né percorsi d’istruzione né di formazione nelle quattro settimane precedenti al sondaggio. Invece, se utilizziamo l’indicatore delle mancate iscrizioni, il tasso raggiunge un valore pari a 31%, 14 punti oltre la stima europea, equivalente a 1.304.906 giovani dispersi. Siamo convinti che tale cifra sia il segno di un’anomalia strutturale del sistema scolastico. Questo impone l’elaborazione di strategie e politiche nazionali di contrasto. Senza un approccio sistemico sarà pressoché impossibile raggiungere la soglia del 10% fissata dalla strategia Europa 2020. Il Consiglio d’Europa e la Commissione Europea hanno indicato la strada: i piani nazionali devono contenere un mix bilanciato di misure educative di prevenzione, intervento e compensazione, coerentemente declinate a livello locale. In questo quadro, l’istruzione e formazione professionale (IeFP) può giocare un ruolo prioritario laddove presenta elementi di qualità e attrattività.

Esperienze, documentazione e riflessioni

Alfonso Revilla, Núria Llevot, Carme Molet, Marisé Astudillo, Jesús Mauri

El diálogo intercultural a través de las artes negroafricanas: una experiencia interdisciplinar e interuniversitaria

L’articolo mette a fuoco la capacità delle espressioni artistiche nero-africane nello stabilire un dialogo interculturale valido che permetta di comprendere i meccanismi etnocentrici, così come le relazioni che si sono stabilite tra il Continente africano e l’Occidente, a partire proprio da queste stesse espressioni artistiche. Sulla base di un’esperienza interuniversitaria e interdisciplinare, portata a termine dalle Università di Lleida e di Saragozza (Spagna), alla quale hanno preso parte anche altri collettivi e istituzioni, si presenta una serie di contenuti dialogici diretti a una maggior comprensione della singolarità delle sculture e di altri oggetti artistici, quali elementi culturali e identitari di alcuni popoli dell’Africa subsahariana. Tali elementi coinvolgono non solamente la cosiddetta «arte» africana, ma anche la responsabilità occidentale riguardo all’esperienza coloniale e l’appropriazione moderna della stessa, visto che l’educazione interculturale ha a che vedere con tutto ciò.

Esperienze, documentazione e riflessioni

Guglielmo Malizia, Carlo Nanni

Parità di genere e politiche dell’educazione: problemi e prospettive

L’argomento è certamente scottante e controverso e il dibattito tende ad assumere contorni fortemente ideologizzati. L’articolo cercherà di affrontare la questione con un approccio per quanto possibile scientifico, nella coscienza del suo significato educativo per l’identità personale e per la formazione alla vita sociale. In una prima sezione si esaminerà l’evoluzione delle teorie del genere al fine di evidenziare la debolezza della relativa ideologia che considera il sesso unicamente come una costruzione sociale, ma al tempo stesso assumere criticamente la prospettiva di genere che consente di scoprire e combattere le gravi disparità di cui soffrono le donne in paragone agli uomini e anche le discriminazioni che colpiscono quanti presentano un orientamento sessuale difforme rispetto all’ordine binario maschile e femminile socialmente prevalente. Alle teorie del genere si collegano diverse politiche dell’educazione e l’articolo offrirà degli esempi in relazione all’Italia e in particolare alla legge sulla «Buona Scuola» nel quadro delle tendenze in atto in Europa.

Orientamenti bibliografici

M. Pellerey, G. Quinzi, D. Facchin, D. Bellantoni, F. Telleri, E. Margiotta, M.C. Monacchia, G. Malizia

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