Rivista internazionale di scienze dell'educazione

Condirezione: Carlo Nanni (coordinatore), Paolo Gambini, Gabriele Quinzi, Giuliano Vettorato, Claudia Giorgini (segreteria)
Periodicità: marzo, giugno, settembre, dicembre

Vol. 65, n. 4, 2018

Il presente contributo intende offrire una panoramica riguardo alla storia e alla funzione del dispositivo di supervisione nel lavoro sociale. In particolare a seguito dei processi di riforma del mercato del lavoro, che hanno favorito l’ascesa delle libere professioni anche in ambito pedagogico, si è reso necessario ripensare alcune forme di intervento per la tutela della salute degli operatori in servizio. La supervisione è uno degli strumenti più idonei per rispondere a questa richiesta ma necessita di approfondimenti ulteriori circa le sue risorse, potenzialità e limiti. Tre aspetti di cui si terrà conto nell’articolo, soprattutto in riferimento alle componenti pedagogico-educative che la denotano.

L’articolo presenta lo studio sistemico-fenomenologico delle interazioni alla crèche1 (nido) individuate attraverso il dispositivo della video-microanalisi e analizzate attraverso il framework della musicalità comunicativa. Un paradigma teorico, nato in seno agli studi intersoggettivi, che consente la rilevazione di ulteriori variabili che incidono in modo rilevante sulla qualità degli scambi intersoggettivi. L’indagine si è rivolta con particolare attenzione all’osservazione dei bambini e delle bambine con disabilità migranti e degli adulti che se ne prendono cura, allo scopo d’individuare aspetti che possono favorire o limitare l’inclusione e l’integrazione di ciascun soggetto coinvolto nelle interazioni. Lo studio delle interazioni in un servizio educativo, includendo metodologie e dispositivi specifici, comporta una complessità notevole, ma rappresenta anche una sfida necessaria in uno scenario culturale, politico e sociale senza precedenti, che richiede nuovi orizzonti di ricerca capaci di accogliere sensibilmente i tratti di complessità che si trovano ad affrontare i servizi per la prima infanzia, al fine di poter garantire un’accoglienza di qualità.

L’articolo offre un contributo teorico che mette in evidenza come e a quali condizioni l’Istruzione e Formazione Professionale (IeFP), con le sue specificità, possa rappresentare un percorso che contribuisce anche alla formazione «personale» dei soggetti in apprendimento. Constatando che i propri allievi apprendono meglio se ciò che apprendono non serve solo a essere appreso, i docenti dei percorsi di IeFP contribuiscono a contrastare il processo di devitalizzazione dei saperi che è in atto nei paralleli contesti scolastici. La collaborazione e la reciproca contaminazione tra contesti di lavoro e istituzioni formative rappresentano la condizione essenziale perché si crei quel lavoro buono — e lento — che può generare continue occasioni di apprendimento. L’intenso contatto con il mondo del lavoro, la valorizzazione di un’operatività intelligente e l’utilizzo di specifici dispositivi didattici che stimolino la riflessione sull’azione — di cui vengono illustrati alcuni esempi — rendono concretamente possibile formare cittadini consapevoli e critici anche attraverso la formazione professionale.

Il Dark Triad comprende tre tratti di personalità socialmente avversivi: il machiavellismo, il narcisismo e la psicopatia. In questo articolo viene presentato uno studio di tipo correlazionale tra i tratti del Dark Triad, le sei dimensioni dell’HEXACO e l’intelligenza emotiva, in un campione di 309 giovani adulti italiani di età compresa tra i 18 e i 22 anni. I risultati mostrano delle correlazioni significative e negative tra i tratti del Dark Triad e quelli di onestà-umiltà, gradevolezza ed emotività dell’HEXACO, mentre solo il narcisismo correla positivamente con l’intelligenza emotiva. In conclusione vengono avanzate alcune riflessioni sulla prevenzione dei tratti antisociali del Dark Triad.

Negli ultimi decenni del secolo scorso il quadro di riferimento delle politiche educative di istruzione e di formazione a livello internazionale era costituito dal modello Unesco dell’educazione permanente, su cui esisteva un accordo pressoché generale. All’inizio del terzo millennio si è acceso un dibattito che, prendendo le mosse dalla crisi dei sistemi educativi, non si limita a discutere la validità del progetto e delle diverse strategie proposte ma, più radicalmente, evidenzia la presenza di studiosi che puntano alla descolarizzazione. Pertanto, dopo aver descritto il cambiamento degli scenari a livello mondiale, nell’articolo si analizzano le critiche alle politiche attuali dell’istruzione e della formazione. Si esaminano quindi i due possibili sbocchi dell’evoluzione in atto: quello di una società senza scuole e quello di una riscolarizzazione dell’apprendimento per tutta la vita, secondo i principi dell’inclusione, dell’equità e della qualità, raccomandati dall’Agenda «Education 2030» proposta dall’Unesco.

Il presente articolo mira a esaminare la recente letteratura, nel panorama internazionale, relativa ai programmi che hanno riportato prove di efficacy ed effectiveness nella prevenzione dei DCA, con specifico riferimento agli interventi di tipo selettivo. La ricerca, che ha utilizzato il database elettronico SCOPUS, ha preso in considerazione gli articoli pubblicati negli ultimi 10 anni, selezionati sulla base di precisi criteri: articoli di ricerca pubblicati in lingua inglese, aventi per oggetto programmi specifici di prevenzione destinati a soggetti a rischio di DCA, con disegni controllati randomizzati (RCT o quasi-RCT), con un follow-up di almeno 6 mesi e conseguimento di risultati statisticamente significativi, ovvero almeno moderati. Sono stati inclusi anche i programmi trattati da metanalisi ricavate dalla ricerca sul database. La rassegna evidenzia come la maggior parte dei programmi, la cui durata varia da un minimo di 3-4 a un massimo di 12-16 sessioni, accordi la preferenza a interventi di piccolo gruppo e si orienti, da un lato, a promuovere la resistenza verso la pressione culturale alla magrezza, l’accettazione e la soddisfazione corporea, le capacità di gestione del peso salutare; dall’altro, a ridurre gli stati d’animo negativi, l’interiorizzazione dell’ideale di magrezza, i comportamenti relativi a diete restrittive.

Il Decreto Legislativo 13 aprile 2017 n. 60 è uno dei decreti attuativi della Legge 13 luglio 2015 n. 107, nota come la «Buona Scuola». Esso concerne le norme sulla promozione della cultura umanistica1 e intende promuovere una formazione artistica di base che permetta lo sviluppo creativo di ognuno. Questa dovrà includere la pratica e la cultura della musica, delle arti, dello spettacolo e delle arti visive, sia nelle modalità tradizionali che in quelle innovative, e al tempo stesso promuovere la conoscenza storico-critica del patrimonio culturale italiano e del made in Italy. Il Decreto Legislativo individua i temi della creatività nelle materie artistiche «mediante percorsi curricolari, anche in verticale, in alternanza scuola-lavoro, e tramite la programmazione in rete con altre scuole e/o altri soggetti pubblici e privati, ivi inclusi i soggetti del terzo settore operanti in ambito artistico e musicale» (MIUR, 7 aprile 2017, p. 27). Come ambiti specifici, cita quello musicale-coreutico, quello artistico-visivo e linguistico-creativo e quello teatrale-performativo. A fronte di questa indicazione del valore apprenditivo e educativo del teatro, l’articolo intende approfondire storicamente la peculiare relazione tra scuola e teatro, richiamando una lunga tradizione, presentando sviluppi e mostrando tendenze e possibilità educative.

Un tratto diffuso della cosiddetta scuola multiculturale è costituito dal pluralismo religioso, sfida di cruciale importanza a oggi scarsamente indagata dalla letteratura pedagogica in Italia. Tesi di partenza di questo saggio è che il pluralismo religioso sfidi in particolare la relazione tra insegnanti e genitori, con dinamiche distinte rispetto alle più note questioni di carattere interculturale. La riflessione prende le mosse da uno studio pilota compiuto presso alcune scuole dell’infanzia del Comune di Milano sul tema delle relazioni famiglia-scuola in contesti multiculturali (2014-2016). Attraverso interviste a insegnanti della scuola dell’infanzia, corredate da racconti di pratiche, la ricerca ha fatto fatto luce su immaginari e comportamenti emersi in occasione della festa di Natale, che richiamano tre modelli d’azione: modello indifferente, modello separatista e modello interculturale. Quest’ultimo si caratterizza come il più adatto a stabilire relazioni di collaborazione efficaci tra insegnanti e genitori, all’insegna della condivisione di significati comuni. Scopo dell’articolo è di stimolare la riflessione pedagogica su uno dei temi cruciali dell’agire educativo nel tempo attuale.

Il presente contributo rappresenta una sintesi dell’esperienza diretta tratta dal lavoro di gruppo dei dottorandi del primo anno di ciclo 2016/2017, in vista della preparazione di un workshop nel mese di giugno 2017. Gli autori dell’articolo appartengono al gruppo stesso dei dottorandi. L’esposizione dell’esperienza empirica è preceduta da una riflessione sullo stato dell’arte della ricerca di terzo livello nelle Università Pontificie, con un approfondimento sulla formazione alla ricerca dottorale presso l’Università Pontificia Salesiana di Roma, anno accademico 2016-2017, a partire dalla significativa autovalutazione del Comitato Organizzativo del Dottorato (COD). L’occasione della realizzazione di un workshop offerta ai dottorandi è stata lo spunto per riflettere sugli elementi costitutivi di un lavoro di gruppo, nello specifico di ordine accademico, osservato nei punti di forza e di debolezza riscontrati lungo l’intero percorso. Auspichiamo che l’articolo rappresenti un’opportunità di riflessione sia per coloro che stanno percorrendo un cammino dottorale accademico, cimentandosi anche nella realizzazione di un lavoro di gruppo, che per i docenti e tutor di riferimento che guidano le prime esperienze di ricerca dei futuri scienziati sociali.

Orientamenti bibliografici

Libri ricevuti