Rivista internazionale di scienze dell'educazione

Condirezione: Carlo Nanni (coordinatore), Paolo Gambini, Gabriele Quinzi, Giuliano Vettorato, Claudia Giorgini (segreteria)
Periodicità: marzo, giugno, settembre, dicembre

Vol. 65, n. 3, 2018

La web survey è uno dei principali metodi di rilevazione a distanza delle informazioni, utilizzato prevalentemente nell’ambito della ricerca sociale quantitativa, ma anche in quella della ricerca qualitativa. Il contributo si propone di offrire elementi di riflessione metodologica, ma non solo, sull’uso e sulla rilevanza di questa tecnica d’indagine per le scienze sociali in generale, e per le scienze dell’educazione in particolare.

L’articolo intende sintetizzare e analizzare il dibattito sulla definizione e sulle caratteristiche distintive delle addiction, all’interno delle quali viene oggi collocata l’Internet Addiction (IA). Si evidenzia come l’IA non sia un disturbo unico, ma comprenda al suo interno varie forme di dipendenza, legate a specifici usi e funzionalità della Rete. Vengono presentati i criteri con cui oggi viene diagnosticato il Disturbo da gioco su internet, che colpisce in modo particolare adolescenti e giovani. Vengono poi analizzati i fattori associati allo sviluppo dell’IA, suddivisi in fattori ambientali e intrapersonali. La futura ricerca potrà utilizzare le risorse e le possibilità offerte dall’Internet-mediated research abbinandole alla ricerca più tradizionale condotta off-line. Si suggerisce la necessità di effettuare studi di tipo longitudinale e con gruppi di controllo, e di utilizzare campioni più ampi di soggetti, definizioni condivise delle varie forme di IA e strumenti dotati di specificità rispetto agli usi della Rete e di adeguate proprietà psicometriche.

Sezione monografica

Internet per la didattica

Tenendo presenti il «chi», il «cosa» e il «come», viene proposto uno spaccato di alcune fra le molte possibilità che Internet offre per la didattica, quali attingere materiali da forniti repository, autoformarsi e collaborare anche arricchendo gli stessi repository. L’attenzione ai numerosi e ricchi materiali presenti nei repository, sotto forma sia testuale che audiovisiva, porta il docente a considerare, in primo luogo, l’impatto didattico dei libri, dai quali essi possono attingere stralci per integrare le proprie lezioni; in secondo luogo, i dizionari e le enciclopedie, di facile consultazione e capaci di coprire sia l’ambito letterario che quello scientifico. L’impatto dei videoclip e delle immense raccolte di immagini e di suoni facilita il docente nella preparazione di lezioni vivaci e interattive e può motivare gli studenti all’approfondimento delle discipline studiate. Internet, oltre che repository di materiali, propone anche una vasta gamma di corsi online per l’aggiornamento e per l’autoformazione. A livello di didattica per la scuola superiore e per l’università, i software che invitano alla collaborazione e alla condivisione delle ricerche sono apprezzati perché aiutano la formazione di comunità di pratica.

Sezione monografica

Disabilità e internet

L’articolo mette in relazione l’accessibilità alle tecnologie con particolare riferimento all’uso di internet da parte delle persone con disabilità. Dopo una puntualizzazione del costrutto di «disabilità», viene presentata una sintesi dei principali documenti presenti nel consesso internazionale in merito alle politiche e azioni per favorire l’accessibilità alle persone con disabilità. Conclude il lavoro una breve disamina sullo sviluppo delle tecnologie assistive come strumento elettivo per migliorare il rapporto tra le persone e il suo ambiente di vita quotidiano.

A oggi, sono numerosi gli studi, le review e le meta-analisi che hanno indagato la validità di tali tecnologie in numerosi ambiti della psicologia. Il presente lavoro si propone pertanto di fornire un’introduzione ai concetti di base e al background storico inerente la VR, nonché alla logica che ne guida l’applicazione nell’ambito della ricerca psicologica e del trattamento clinico. Si evidenzierà come l’impiego della VR e degli ambienti virtuali (Virtual Environment, VE) quali strumenti di ricerca potrebbe spingere verso nuovi orizzonti metodologici, consentendo l’approfondimento di domande importanti riguardanti la natura di molti fenomeni psicologici. In ambito clinico, si evidenzierà come i sistemi di VR abbiano dimostrato di essere una prospettiva credibile, realistica ed efficace, oltreché facilmente adattabile ai diversi approcci psicoterapeutici, in quanto consente la definizione di specifici target, che siano cognitivi, comportamentali o emotivi.

Il presente lavoro si propone di indagare l’adattabilità degli interventi psicologici al setting virtuale, con particolare attenzione ai limiti e alle opportunità, nonché ai criteri di efficacia di un intervento online. Sulla base degli aspetti evidenziati verrà, in seguito, presentata la metodologia progettuale di Twende!, un servizio di consulenza psicologica nato con l’obiettivo di impiegare il web, e in particolare la chat, come linguaggio per avvicinare le nuove generazioni alla Psicologia. Verranno, dunque, presentati alcuni dei risultati emersi dalle circa 1.000 richieste pervenute nei primi dodici mesi di attivazione del servizio e, in conclusione, verranno offerte alcune suggestioni circa le prospettive che il web, e più in generale il digitale (e-therapy, applicazioni di realtà virtuale, consulenza online via chat), possono offrire allo psicologo oggi.

L’articolo poggia sulle ricerche di tre poli di lavoro: (1) la ricerca realizzata dal laboratorio New Media in Education della Facoltà di Scienze della Comunicazione dell’Università Svizzera Italiana di Lugano (USI); (2) la ricerca che si rifà agli studi di Marie Prat, consulente TICE per le grandi imprese francesi; (3) la ricerca legata alle pubblicazioni di Sid Ahmed Benraouane della Carlson School of Mangement dell’Università del Minnesota.

L’articolo affronta questioni di concettualizzazione e di sviluppo delle competenze digitali che sono richieste attualmente agli insegnanti. Sarà presentata, quindi, una proposta formativa che valorizza la metodologia del lavoro con il portfolio digitale (ePortfolio). I risultati di alcune ricerche realizzate in questo ambito permetteranno di valutare la validità di questo strumento, sia per sostenere le dinamiche formative nelle comunità di pratica, sia per offrire opportunità di attivare i processi metacognitivi che accompagnano lo sviluppo delle stesse competenze digitali.

Perciò è necessario studiare in profondità le condizioni della socializzazione, fondamento dell’educazione, nel cyberspazio. Questo è il proposito della seconda parte dell’articolo, protesa a cogliere le nuove possibilità relazionali e i trasformati paradigmi conoscitivi nel vissuto giovanile. I vari livelli, sensoriale, identitario e relazionale, etico, temporale e spaziale, comunitario-virtuale, comunicativo, evolutivo e sociale generano una sfida educativa da affrontare con particolare attenzione alla ricerca di senso.

Questo contributo intende fornire alcune riflessioni sulle sfide che provengono dallo sviluppo e dal crescente utilizzo della rete e delle nuove tecnologie digitali rispetto all’attenzione della Chiesa sulla formazione dei giovani e sulla loro educazione alla fede e al discernimento vocazionale. Considerando alcuni testi del recente magistero ecclesiale, si afferma la necessità che non siano mai dissociate la componente tecnica e quella umanistica nella promozione integrale della persona, riconoscendo che internet, pur presentando notevoli rischi che devono essere ben considerati, può costituire anche un’opportunità per unire maggiormente persone, culture e popoli, e promuovere la comunione e lo sviluppo di un autentico «umanesimo solidale».

Gli articoli che seguono fanno riferimento alle ricerche e alle riflessioni espresse da diversi autori negli ultimi sei anni. Si è scelto di suddividere il materiale in tre aree principali: la prima riguarda l’uso di internet nel quotidiano, ovvero come gli adolescenti e i giovani utilizzano internet nella vita di tutti i giorni; la seconda fa riferimento a internet come strumento e risorsa educativa e didattica nella scuola, cioè quali sono i modi in cui si può usare internet per favorire i processi di apprendimento e quali sono i limiti di questo utilizzo; infine la terza area è centrata sull’utilizzo di internet in maniera scorretta o patologica (dipendenza da internet, cyberbullismo, ecc.).

La XV Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo dei Vescovi (I giovani, la fede e il discernimento vocazionale) ci offre la possibilità di pensare alla pastorale giovanile. In tale ottica, l’articolo riflette sulla sua nascita e sulla sua singolarità, aspetti legati entrambi ai cambiamenti culturali degli anni Sessanta del secolo scorso e al Concilio Vaticano II. Costruita a partire dalla catechesi e strutturata scientificamente nella Facoltà di Scienze dell’Educazione dell’Università Pontificia Salesiana di Roma, la pastorale giovanile deve la sua identità anzitutto ai giovani e poi al «principio incarnazione» e alla «mutua implicazione» tra educazione e fede.