Rivista internazionale di scienze dell'educazione

Condirezione: Carlo Nanni (coordinatore), Paolo Gambini, Gabriele Quinzi, Giuliano Vettorato, Claudia Giorgini (segreteria)
Periodicità: marzo, giugno, settembre, dicembre

Vol. 65, n. 2, 2018

Vito Orlando

Editoriale

Nel tentativo di migliorare la capacità di attenzione, riducendo al contempo i comportamenti problematici degli alunni, in due classi della scuola primaria — una II e una III per un totale di 45 alunni — è stato proposto e realizzato il progetto Mandala. Direttamente ispirata dalle pratiche dei monaci buddisti, l’esperienza si articola in 4 movimenti: rilassamento, creazione, contemplazione, trasformazione, sviluppati nell’arco di cinque mesi attraverso una serie di attività a cadenza settimanale. Prima e dopo l’esperienza (disegno pre/post senza gruppo di controllo), tanto gli alunni quanto i loro insegnanti e genitori sono stati invitati a compilare questionari atti a rilevare: il senso di appartenenza alla propria scuola per quanto riguarda gli alunni, la frequenza di comportamenti inadeguati per quanto riguarda genitori e insegnanti. Pur nella loro preliminarietà i risultati paiono forieri di interessanti sviluppi. Da un lato, gli alunni, pur dichiarando un vivo apprezzamento per l’esperienza svolta, non hanno fatto registrare variazioni significative nel punteggio a The Belonging Scale (Frederickson et al., 2007), strumento utilizzato per valutare il senso di benessere e di appartenenza alla propria istituzione. Per contro, tanto i genitori quanto gli insegnanti hanno riscontrato una significativa riduzione dei comportamenti problematici alla fine dell’esperienza Mandala. Anche se i dati raccolti non autorizzano alcuna conclusione definitiva riguardo al ruolo causale svolto dall’esperienza condotta, consentono certamente di considerare questo progetto come potenzialmente efficace nell’indurre apprezzabili cambiamenti nel comportamento degli alunni.

I risultati rivelano che il sostegno degli adulti significativi costituisce un fattore di promozione che, aggiungendosi al sostegno dei genitori, arricchisce l’apporto di quest’ultimo. Il sostegno dei genitori ha un effetto più importante sulla percezione di benessere dei ragazzi, mentre quello degli adulti significativi risulta essere più influente dell’altro in ambito sociale, nella convinzione di efficacia sociale e ancor di più nel senso d’intimità con gli amici. Per l’intero campione il sostegno dei genitori e quello degli adulti vanno a rinforzarsi reciprocamente accrescendo l’esito auspicato; riguardo invece alle differenze di genere, si ottengono situazioni di volta in volta diverse.

Studi e ricerche

Anita Gramigna, Carlo Rosa

Per una luce che sentivi dentro. Empatia e formazione in Edith Stein

La forza della ricerca filosofica e pedagogica di Edith Stein non solo riguarda i rapporti migliori che le persone possono instaurare tra loro, ma trova anche piena giustificazione nel rapporto con l’umanità-divinità di Cristo. È alla luce di questa mediazione, attestante il «desiderio di cielo» dell’autrice, che abbiamo considerato tre fattori congruenti, e della massima attualità, nel suo percorso di studio e di coraggiosa conversione: la centralità dell’esperienza comunitaria per la realizzazione della persona, la peculiarità del femminile di realizzarsi nella forma della maternità universale, la formazione come frutto di un’empatizzazione del rapporto di insegnamento-apprendimento volto alla scoperta e attuazione della specificità dei talenti. Di qui, infine, la centralità educativa che le emozioni giocano nel processo di apprendimento.

Il breve saggio che segue intende illustrare, senza pretese di esaustività, l’impatto che l’importazione e l’implementazione a livello locale del modello educativo anglosassone — con riferimento ai Paesi BANA (Britain, Australia e North America) — stanno avendo sui Paesi arabi del Golfo (GCC). Il rapido diffondersi di questo modello a tutti i livelli di istruzione introduce cambiamenti radicali nell’intero sistema ed è oggetto di dibattito e di reazioni controverse. Il lavoro si divide in due parti. Nella prima parte si cerca di identificare le principali problematiche che ruotano attorno al modello educativo anglosassone e che interessano l’intera regione: i motori della globalizzazione e della conoscenza; la necessità funzionale di un pensiero critico e di una pratica costruttivista; il necessario rapporto con la lingua inglese; il timore di una nuova colonizzazione di ordine culturale; la ricerca di una sintesi fruttuosa tra radici orientali e occidentali; le questioni sensibili da affrontare nelle dinamiche d’aula. Nella seconda parte, coerentemente con il filo tracciato, si cerca di declinare sinteticamente i temi nei contesti dei singoli Paesi del GCC (Gulf Cooperation Council).

I dati emersi mostrano che i genitori del campione a rischio tendono a sottostimare la frequenza di consumo di alimenti nocivi per la salute e a sovrastimare la frequenza di consumo degli alimenti protettivi. I risultati confermano l’importanza di coinvolgere i genitori nei programmi scolastici di educazione alimentare e suggeriscono di implementare tali programmi con interventi volti a incrementare l’accuratezza della percezione genitoriale.

Esperienze, documentazione e riflessioni

Michal Vojtáš

L’arte educativa dell’accompagnamento in chiave salesiana

L’articolo presenta tre diversi livelli dell’accompagnamento educativo salesiano. Il primo si concentra sul processo dell’accompagnamento come viene descritto da don Bosco nelle biografie dei giovani. L’analisi narrativa offre un processo trasformativo articolato in sette passi: accoglienza, sfida, affidamento, ambiente, crisi, decisione, impegno. Il secondo livello di lettura dell’accompagnamento viene legato all’identità dell’accompagnatore, il quale acquista competenze e credibilità in quanto discepolo accompagnato. Il terzo livello di applicazioni è l’accompagnamento attraverso i processi di progettazione di ambienti educativi in una logica di trasformazione profonda.

Nel contributo si fa riferimento alla definizione delle parole e all’importante ruolo che potrebbe assumere nella formazione degli studenti di scuola primaria, nell’ambito di una didattica interattiva in cui l’obiettivo principale sia proporre contenuti alla portata degli allievi. Può, infatti, contribuire efficacemente al miglioramento delle loro capacità linguistiche e contemporaneamente fissare i significati dei concetti appresi. Nel contributo viene presentato anche un possibile percorso didattico.

Esperienze, documentazione e riflessioni

Fabiana Savorgnan di Brazzà

La riscrittura dei classici: questioni di scelta

La letteratura giovanile oggi sta intraprendendo una strada nuova, volta a offrire la possibilità ai bambini di età compresa tra i sei e i dodici anni circa di avvicinarsi ai grandi classici della letteratura italiana. Entrare in contatto con Dante, Ariosto, Manzoni, per citare solo alcuni dei più noti, e con i più famosi personaggi che la letteratura ha celebrato è certo un’operazione coraggiosa, soprattutto se si pensa a quante scelte difficili l’autore, il «traduttore», deve aver compiuto per rielaborare il testo. L’editoria oggi mette a disposizione sul mercato libri che sono e possono sembrare delle «riduzioni», con tagli netti del testo originario, rielaborazioni linguistiche che semplificano il discorso narrativo. Si deduce che l’autore, quindi, ha compiuto delle scelte formali e di contenuto che si offrono al dibattito e alla riflessione critica. Ci chiediamo: è giusto compiere questo tipo di scelta? Non sarebbe più appropriato attendere l’età «della ragione» della lettura, in modo che il/la ragazzo/a possa assaporare il testo nella sua integrità? Il contributo si propone di indagare, attraverso alcuni esempi in circolazione sul mercato librario (si vedano i testi di Umberto Eco, Ermanno Detti, ecc.), le operazioni che stanno alla base della rielaborazione e ri-scrittura dei testi, cercando di individuare le ragioni di tali scelte. Il contributo vuole proporre alcune conclusioni, un primo bilancio sulla «riuscita» editoriale di questo prodotto, tenendo presente il gradimento dei giovani lettori.

Esperienze, documentazione e riflessioni

Antonio Meli

Per un rapporto politico definito in termini personalistici

In questo articolo si intende dimostrare, attraverso un confronto critico delle principali teorie politiche che definiscono le categorie del rapporto politico (ossia il soggetto politico, la fonte del potere politico, la sfera politica, la forma politica e, infine, lo scopo e il mezzo del rapporto politico), come solo una prospettiva personalista sia in grado di salvaguardare adeguatamente la dignità di ogni individuo .

Esperienze, documentazione e riflessioni

Maurizio Parodi

Ri-valutare la scuola. Accountability e learning

Il contributo affronta il tema della valutazione del servizio scolastico, in chiave socio-pedagogica, analizzando le peculiarità organizzative del sistema italiano, interessato, di recente, da procedure e logiche di rendicontazione, nella prospettiva di una qualificazione sostanziale dell’offerta formativa, problematica in assenza di una seria autovalutazione da parte degli istituti. Se la valutazione esterna è necessaria perché la governance si fondi su un’autonomia responsabile, non più autoreferenziale, lo è, parimenti, la valutazione interna, che permette di coniugare impulsi top-down e retroazioni bottom up, uno degli elementi di maggior impulso ai processi di empowerment. In tal modo possono essere composte la finalità di learning, che privilegia la riflessione «interna» (approccio qualitativo centrato sulle buone pratiche da riprodurre e sui fallimenti da evitare), e quella di accountability, la riflessione «esterna» (approccio quantitativo di carattere censuario che privilegia campioni ampi), permettendo alle scuole di evolvere dalla cultura primaria, costituita da credenze e modi di sentire condivisi (non necessariamente positivi) che rappresentano il corso sotterraneo delle convinzioni, delle tradizioni e dei rituali creatisi nel tempo, alla cultura progettata, consapevolmente orientata a un fine, risultante di un processo di analisi collettiva ispirata da visioni e intenzionalità comuni.

Esperienze, documentazione e riflessioni

Iolanda Micco, Stefania Sarti

La specificità dello sguardo educativo: una bussola per l’educatore in campo

L’articolo si propone di delineare la specificità dello sguardo educativo, inteso come orientamento interpretativo pedagogico. Riflettere sulle peculiarità di tale sguardo significa sviluppare una competenza riflessiva quanto mai necessaria per essere professionisti che agiscono con intenzionalità e flessibilità. Si sostiene così la necessità di costruire una bussola per intraprendere attrezzati il viaggio, sempre fatto di imprevisti, deviazioni, soste, che ogni percorso educativo rappresenta. Partendo dalla riflessione secondo la quale l’immagine di bambino che l’educatore porta con sé ne condiziona fortemente l’approccio, l’analisi prosegue descrivendo lo sguardo educativo attraverso alcune parole chiave: relazionale, aperto, rispettoso, positivo e valorizzante. Infine, si pone l’attenzione sulla modalità di costruzione delle attività educative e vengono proposte delle possibili direzioni progettuali, utili a ri-pensare le pratiche coerentemente all’approccio delineato.

Orientamenti bibliografici

G. Grace, G. Malizia, P. Perrenoud, A. Calvani, L. Ventriglia, M. Ricci, R. Arrobbio, G.F. Poli, G. Conti, G. Crea, R. Mion, E. Aceti, S. Cagliani, D. Bellantoni, M. Henry, F. Salis, c. g., D. Ianes, T. Fratini, R. Keller, S. Molteni, E. Farina, S. Vicari, T. Shakespeare, L. Baracco

Libri ricevuti