Direzione scientifica e editoriale: Stefania Capizzuto, Paola Orlando, Paola Steffani.
Rivista fondata da
Adriana De Filippis
Periodicità: gennaio, maggio, ottobre

Vol. 13, n. 2, 2017

Indice

Emanuela Schiavello

Editoriale

Ricerca internazionale

Alfonso Borragán Torre Marián Agudo Leguina Mª José González Gutiérrez María Borragán Salcines

Massima elasticità per riparare e potenziare la voce

DOI: 10.14605/LOG1321701

Le evidenze dimostrano come all’origine di una disfonia vi siano problemi di natura infiammatoria: patologie nasali (riniti, adenoiditi, sinusiti), patologie del sistema immunitario (malattie autoimmuni, infiammazioni croniche, allergie e intolleranze, infezioni dell’anello di Waldeyer), patologie dell’apparato digerente (reflusso acido e basico, permeabilità digestiva), alimenti contaminati con agenti chimici, metalli o pesticidi, stress e risposte emozionali esagerate, disfunzioni ormonali, rumore ambientale eccessivo, posture non adeguate, ambiente contaminato (fabbriche, saloni di parrucchieri, pittura), assunzione di farmaci (broncodilatatori, corticoidi inalati). In queste eventualità, il soggetto disfonico è costretto a realizzare un grande sforzo per emettere la voce. Attualmente, è possibile guarire più del 95% dei disturbi vocali, alcuni con terapia medica, altri con terapia vocale o con interventi chirurgici. Sia il paziente che il professionista della voce pretendono un trattamento che sia efficace, ovvero, che consenta di arrivare velocemente alla migliore e più duratura soluzione del problema vocale. I metodi terapeutici che necessitano di un periodo di tempo prolungato per ottenere risultati, come quelli basati sulla respirazione o sul rilassamento del corpo, non soddisfano queste richieste. Per questo motivo, i metodi terapeutici basati sull’elasticità e l’energia cinetica mostrano risultati eccellenti. Servono anche per il potenziamento di voci non patologiche e per rendere la voce di ognuno un’opera d’arte. La voce e il modo di esprimersi di ciascuno rappresentano il nostro biglietto da visita e occorre quindi cercare di conoscerli in modo più approfondito.

Ricerca italiana

Luigi Marotta Ilaria Cacopardo

L’intervento logopedico precoce nei ritardi e nei disturbi di linguaggio e di comunicazione

DOI: 10.14605/LOG1321702

In Italia quasi il 30% delle richieste di presa in carico nei Servizi per l’Età Evolutiva riguarda i disturbi di linguaggio, comunicazione e apprendimento. Quali sono i modelli di presa in carico e di trattamento con un’evidenza scientifica di efficacia ma al contempo sostenibili dalle risorse del Servizio Sanitario Nazionale? Law propone un modello di intervento piramidale, definito «delle Tre Ondate» (Law, Beecham e Lindsay, 2012). Alla base di questo modello vi sono gli interventi «universali», assicurati a tutti i bambini e finalizzati a garantire condizioni comunicative ottimali in ambito familiare e scolastico. Il secondo livello di intervento comprende, invece, programmi molto strutturati negli obiettivi e nelle attività, indirizzati a bambini con ritardi nello sviluppo linguistico, recuperabili tramite esperienze mirate e di breve durata. Queste possono essere messe in atto dai genitori o da personale scolastico appositamente formato. Al vertice della piramide, infine, troviamo gli interventi di terzo livello, quelli propriamente specialistici, erogati dal logopedista individualmente o in piccolo gruppo, con frequenza intensiva, indirizzati a bambini con una specifica diagnosi clinica.

Da diversi decenni i clinici hanno descritto bambini che presentano come caratteristica clinica saliente uno sviluppo atipico delle competenze socio-comunicative e pragmatiche, ma è ancora controverso quale sia la migliore concettualizzazione nosografica di queste difficoltà. Tale dibattito è diventato ancora più significativo con l’introduzione nel DSM-5 (APA, 2013) di un nuovo disturbo, nell’ambito dei Disturbi della Comunicazione, all’interno del più ampio dominio dei Disturbi del Neurosviluppo, il Social (Pragmatic) Communication Disorder (SPCD), tradotto in italiano come Disturbo della Comunicazione Sociale (Pragmatica) (DCSP), e con la proposta di introdurre nell’ICD-11 il Pragmatic Language Impairment (PLI). Il dibattito è reso particolarmente complesso dalla complessità e ambiguità della definizione di Pragmatica, dall’incoerenza nella terminologia e nei criteri diagnostici, dalla scarsità di strumenti di valutazione attendibili e di dati normativi culturalmente validi, oltre che dal confronto limitato dei profili di competenza pragmatica/socio-comunicativa nei diversi disturbi del neurosviluppo (Norbury, 2014; Valeri, 2014a). Nell’articolo verranno presentati strumenti di valutazione disponibili in italiano e alcune proposte di intervento.

Ricerca italiana

Maria Carmen Usai Laura Traverso Laura Gandolfi Paola Viterbori

La valutazione delle funzioni esecutive in età prescolare

DOI: 10.14605/LOG1321704

La valutazione delle funzioni esecutive in età prescolare richiede di porre attenzione alle caratteristiche dello sviluppo di tali processi e ad alcuni aspetti problematici relativi al contesto e agli strumenti di misura. L’articolo illustra questi temi e presenta una batteria per la valutazione delle funzioni esecutive realizzata sulla base delle considerazioni metodologiche descritte.

Ricerca italiana

Antonio Amitrano

La gestione del paziente con disfagia: il ruolo del logopedista

DOI: 10.14605/LOG1321705

La presa in carico del paziente con disfagia assorbe sempre di più l’attività logopedica. I disturbi della deglutizione insorgono in tutte le età della vita, anche se è all’invecchiamento generale della popolazione che si deve l’aumento della richiesta di questo tipo di intervento riabilitativo. Il logopedista è impegnato in tutte le fasi della presa in carico del paziente disfagico, dallo screening all’assistenza domiciliare. L’intervento, sebbene presenti delle differenze all’interno del percorso clinico, vede il logopedista impegnato nella valutazione, nella riabilitazione e nella formazione dei caregiver del paziente con disfagia. La presa in carico deve essere il più possibile precoce allo scopo di evitare l’insorgenza di malnutrizione, fenomeni infiammatori polmonari (polmonite ab ingestis) e paura di deglutire. La riabilitazione vera e propria segue due distinti percorsi: la compensazione e la rieducazione. Per garantire al paziente con disfagia un’alimentazione in sicurezza è necessaria la collaborazione di tutto il personale sanitario.

La letteratura scientifica riporta che i neonati ricoverati in Terapia Intensiva Neonatale (TIN) — prematuri, di basso peso alla nascita o con danni neurologici — hanno oggi, grazie a cure di avanguardia, una maggiore possibilità di sopravvivenza, ma, allo stesso tempo, sono anche ad aumentato rischio di sviluppare difficoltà su numerosi versanti evolutivi. Per questo motivo numerosi studi di evidenza a carattere internazionale sostengono un intervento precoce di stimolazione oro-motoria al fine di favorire il passaggio del neonato dalla nutrizione passiva a una alimentazione indipendente ed esclusivamente per os e quindi diminuire il tempo di degenza. L’approccio logopedico, in stretta collaborazione con l’équipe multidisciplinare, prevede un intervento che parte dallo specifico modello organizzativo della TIN per poi essere diretto al neonato e al genitore.

Ricerca italiana

Andrea Biancardi Enrica Mariani Manuela Pieretti

Il linguaggio dei numeri

DOI: 10.14605/LOG1321707

Il linguaggio, nel mondo dei numeri, ha un ruolo fondamentale per permettere di organizzare e dare ordine a tutte le situazioni che ci mettono a confronto con le quantità: ben prima di contare, recitare la filastrocca delle tabelline o leggere i numeri, i bambini usano il linguaggio per descrivere le numerosità del mondo che frequentano. I modelli evolutivi dell’elaborazione numerica e del calcolo individuano tre principali ordini di fattori alla base dell’apprendimento matematico: una componente innata, una componente linguistica e una componente visuo-spaziale. Nei bambini fino ai cinque anni viene identificata anche una componente motoria, che progressivamente viene abbandonata quando gli apprendimenti sono formalizzati attraverso l’insegnamento. Dalla conoscenza delle traiettorie di sviluppo della competenza e degli elementi specifici che la favoriscono scaturisce la concreta possibilità di proporre attività mirate al potenziamento delle abilità aritmetiche precoci.

Ricerca italiana

Letizia Sabbadini Letizia Michelazzo

Disprassia Verbale Evolutiva e deficit fonetico-fonologico: valutazione ai fini di uno «specifico» progetto terapeutico

DOI: 10.14605/LOG1321708

La fase della valutazione nel bambino con Disprassia Verbale Evolutiva (DVE) è un momento fondamentale per capire come intervenire in termini di proposte terapeutiche quando si evidenzia un serio deficit di espressione verbale e spesso un disturbo sul piano fonetico-fonologico. Infatti riteniamo di fondamentale importanza nelle DVE, e in particolare nelle DVE con Aprassia Verbale Evolutiva (Children Apraxia of Speech – CAS), l’intervento sull’apparato fonatorio, ma vogliamo con questo lavoro sottolineare che a questo aspetto va aggiunta una specifica capacità di valutazione fonetico/fonologica che deve essere mirata e approfondita, eseguita da logopedisti esperti sia nell’ambito della conoscenza della DVE, sia in ambito fonetico-fonologico. Si tratteranno quindi in questo senso alcuni aspetti della valutazione del bambino con assenza di produzione verbale e del bambino con produzione presente ma inintelligibile, mettendo in evidenza in entrambi i casi quanto una corretta valutazione sia fondamentale per un progetto mirato e specifico di terapia.

Il test Linguaggio Espressivo Prima Infanzia (LEPI) si propone come uno strumento di valutazione delle competenze espressive morfosintattiche nei bambini di età compresa tra i 3 e i 6 anni. Lo studio, che ha portato all’implementazione definitiva dello strumento, ha avuto l’obiettivo di identificare i percorsi di sviluppo tipici dei bambini di lingua italiana e di rilevare gli indici precoci del Disturbo Specifico del Linguaggio Espressivo a livello morfosintattico. Il test è stato somministrato a 298 bambini italiani con sviluppo tipico, di cui 280 inclusi nel campione di standardizzazione, e a 52 bambini, con disturbi del linguaggio, di cui 47 inclusi nelle analisi, allo scopo di verificarne l’efficacia ai fini diagnostici. L’elaborazione del test vuole offrire un contributo alla diagnosi e all’intervento tempestivo e mirato su queste specifiche difficoltà che, se non trattate, possono avere, anche a distanza di anni, ricadute negative sugli apprendimenti scolastici.

Con l’intento di fornire al lettore una guida per l’utilizzo di strumenti di assessment per i bambini e gli adolescenti che balbettano (Children Who Stutter – CWS), verrà presentata la versione italiana dei tre test di autovalutazione che compongono la Batteria per l’Assessment cognitivo-comportamentale ed emotivo della Balbuzie (BAB). Tutti i self-report (Checklist delle Situazioni relative al Parlato, Checklist Comportamentale e Test dell’Attitudine Comunicativa) sono stati standardizzati sia per i bambini e gli adolescenti che balbettano, sia per i pari normofluenti di un’età compresa tra i 6 ai 16 anni. Il BAB fornisce al clinico una visione multidimensionale delle difficoltà di eloquio secondo il punto di vista del paziente mettendone in luce la reattività emozionale, le interruzioni di eloquio, i comportamenti secondari e l’attitudine comunicativa. Questa batteria permette di individuare una road map che orienta il clinico nella messa a punto di un percorso riabilitativo specifico e individualizzato in base ai bisogni del paziente.

Studi

Donatella Tomaiuoli Biancamaria Venuti

La presa in carico della persona che balbetta: metodologie di intervento

DOI: 10.14605/LOG1321711

Nel tempo diversi autori hanno evidenziato come la balbuzie rappresenti un disturbo complesso, di natura multifattoriale e multidimensionale, che riguarda molteplici aspetti del funzionamento dell’individuo, e non solo la semplice fluenza verbale. Le ripercussioni della balbuzie possono, infatti, evidenziarsi a carico di varie aree dello sviluppo, e non riguardano esclusivamente le caratteristiche dell’eloquio. La complessa interazione tra i vari livelli di compromissione, ognuno caratterizzato da un proprio peso specifico, porta la balbuzie a esprimersi in maniera differente nei vari individui affetti, producendo esiti diversi a seconda di come le varie manifestazioni si combinano tra loro. Ne consegue la necessità di effettuare una valutazione multidimensionale prima di impostare un piano di intervento, al fine di individualizzarlo in rapporto alle esigenze di ogni singolo paziente.

Studi

Ugo Cesari Stefania D’Apice Pasqualina Apisa

La consapevolezza del meccanismo fonatorio nel canto

DOI: 10.14605/LOG1321712

La didattica del canto è argomento dibattuto e le opinioni in merito divergono. Partire dall’anatomo-fisiologia per insegnare la tecnica di emissione vocale potrebbe contribuire a chiarire molti punti oscuri. L’obiettivo del lavoro è stato quello di verificare quanto la consapevolezza dello strumento vocale, con il contributo del logopedista e del foniatra, migliori la performance del cantante. Un piccolo gruppo di cinque cantanti, privi di conoscenze anatomo-fisiologiche dell’emissione vocale e con difficoltà nel passaggio di registro, è stato sottoposto a esami laringo-endoscopici e aerofonici. Ciascuno di essi ha poi partecipato a un ciclo di sei incontri con la logopedista in cui gli sono state fornite nozioni di fisiologia soprattutto mediante la visione di filmati di performance vocali. A distanza di quattro settimane i risultati hanno mostrato apprezzabili miglioramenti durante il passaggio di registro, confermati anche dal dato aerofonico che documentava una riduzione dello sforzo vocale. La conoscenza del meccanismo fonatorio, anche mediante il feedback visivo del proprio organo durante l’emissione vocale, ha giovato a tutti i cantanti. In futuro, attraverso l’allenamento, alla luce delle conoscenze apprese, è probabile che si ottenga anche l’automatizzazione del meccanismo corretto di emissione vocale.

Studi

Maja Roch

Potenziare le competenze linguistiche dei bambini bilingui

DOI: 10.14605/LOG1321713

Il presente lavoro ha lo scopo di delineare alcuni metodi di potenziamento delle competenze linguistiche utilizzabili con i bambini bilingui che acquisiscono l’italiano come L2. La peculiarità dello sviluppo linguistico del bambino bilingue è che l’acquisizione di due codici linguistici deve avvenire nello stesso lasso di tempo e con la stessa quantità di risorse rispetto a quanto avviene nello sviluppo linguistico monolingue. Per questo motivo, sta crescendo sempre di più l’esigenza di predisporre strumenti di potenziamento che consentano di offrire una maggiore stimolazione linguistica ai bambini bilingui. In questo articolo verranno presentati due strumenti di potenziamento delle competenze linguistiche per i bambini bilingui in età prescolare. Parlaspesa è uno strumento sviluppato per i dispositivi mobili e ha l’obiettivo di facilitare l’acquisizione di nuove parole. Risulta particolarmente adatto ai bambini bilingui nelle prime fasi di acquisizione dell’italiano come L2. Il secondo strumento riguarda il potenziamento delle abilità di comprensione del testo, è adatto ai bambini di età prescolare, a partire dai 5 anni, e consente di favorire le competenze utili per la successiva alfabetizzazione.

Il bilinguismo costituisce un fenomeno dinamico, relativo e dimensionale, e possono essere individuate molteplici tipologie di bilinguismo. Nella presente rassegna verranno analizzati gli studi sui bilingui consecutivi minoritari, ovvero bambini che parlano una L1 minoritaria (rispetto alla lingua comunitaria) nel contesto familiare e che sono esposti a una L2 nel contesto scolastico. Verranno quindi analizzate le traiettorie evolutive dello sviluppo linguistico e degli apprendimenti scolastici in L2, in rapporto alla ampia letteratura su bambini esposti all’Inglese L2, sia alla più recente letteratura su bambini esposti all’Italiano L2. In particolare, verranno discusse le traiettorie di apprendimento delle competenze di lettura, scrittura, comprensione del testo e di acquisizione di una lingua straniera. I risultati evidenziano andamenti eterogenei in relazione alle funzioni indagate e alla storia linguistica. Saranno discusse le implicazioni per la valutazione e la pratica clinica.