Vol. 19, n. 3, settembre 2020 — pp. 1-3

EDITORIALE

Possiamo imparare dal Covid-19

È arrivato il Covid-19. Non ne sapeva niente nessuno. Dalla pandemia possiamo imparare a conoscere. Leggiamo1 che comprendere la crescita esponenziale di una pandemia è una sfida cognitiva per la popolazione. Uno studio condotto da ricercatori tedeschi negli Stati Uniti evidenzia la difficoltà della popolazione a comprendere la crescita esplosiva di questo tipo di curva. Un pregiudizio che ha un impatto sull’aderenza alle misure di distanza fisica. Tutto nasce da una convinzione: conoscere è sviluppare un percorso lineare. In realtà i percorsi cognitivi dovrebbero essere reticolari, ecosistemici, capaci di dialogare. La trasmissione delle conoscenze in forma lineare ha come esito ritenuto inevitabile che una certa percentuale di chi apprende dovrebbe obbedire e annoiarsi a ripetere, anche senza capire; e una certa percentuale di chi insegna dovrebbe stancarsi ripetendo senza successo.

Il ritorno a scuola, dopo i confinamenti per la pandemia, può essere l’occasione per cambiare.

Lasciandosi alle spalle il modello lineare. L’insegnamento simultaneo si fonda anche sulla credenza che vi siano percorsi di apprendimento di base che tutti devono avere, nello stesso modo e con le stesse sequenze. Le esperienze non sono sufficienti per cambiare le convinzioni diffuse, che sembrano appoggiare su un’autorità indiscussa e indiscutibile. Tolomeo aveva dettato legge per secoli. Galileo e le sue sperimentazioni non potevano smentire quell’autorità. L’insegnamento simultaneo frontale è percepito come naturale. La natura è autorità e l’esperienza dell’educazione cooperativa può sembrare un’avventura forse simpatica ma trasgressiva.2

Nella realtà italiana la scuola si è fatta promotrice di una rivoluzione pedagogica che ha consentito di affiancare a un approccio tradizionale disciplinare un’ampia gamma di offerte formative dal taglio altamente educativo. La sua funzione si è infatti progressivamente articolata passando dall’essere agenzia di istruzione ad agenzia di formazione e agenzia di promozione del benessere. Tale cambiamento è stato sostenuto sempre più chiaramente dalle norme che regolano la materia a livello legislativo e ministeriale (legge 162/90; legge 216/91; legge 285/97). In quest’ottica possiamo proporci di utilizzare il modello dell’educazione all’autostima e all’autoefficacia.

Chi è impegnato in un’attività di un laboratorio, deve conoscere e capire in quale filiera produttiva è collocabile e collocata quell’attività. Dalla produzione ai consumi. È la filiera. Composta da diverse produzioni che si collegano l’una all’altra, trasmettendo ciascuno la propria produzione. Questa viene accolta e integrata, a volte con apposito trattamento, in una nuova produzione a sua volta trasmessa. Il soggetto vive una storia che interagisce con la storia più ampia.

Coloro che lavorano nei laboratori si definiscono con una pratica educativa altra da quella dell’insegnante in aula. La loro prassi prevede quella che viene chiamata la relazione di contiguità, «essere accanto a…», o anche relazione di atélier, di laboratorio. Le persone sono accanto, le età sono diverse, qualcuno ha assunto un compito che è quello di lavorare una materia, di costruire qualche cosa, di elaborare: è il laboratorio, al cui centro vi è un’attività finalizzata, che deve produrre oggetti, lavori. Tutta l’organizzazione del tempo, dello spazio, dei materiali, dei gesti, è determinata dalla finalità del laboratorio, una finalità produttiva.

Ciò che serve è il paradigma dello sviluppo ecosistemico. Ogni essere umano è originale e diverso. Interagendo, gli esseri umani procedono secondo un modello a rete. Le interazioni producono cambiamenti nelle esistenze. Secondo la dinamica sinaptica: con la possibilità che gli elementi di contrasto siano riformulati in termini di progetto, individuale e sociale insieme.

Negli Stati Uniti, la diffusione della SARS-CoV-2 ha subito un’accelerazione continua, in particolare negli Stati meridionali. In alcuni di essi, le misure di isolamento hanno portato a proteste in aprile. Dall’altra parte dell’Oceano Atlantico, lo sconfinamento della maggior parte dei Paesi europei ha anche portato a un certo rallentamento delle misure fisiche a distanza.

La curva esponenziale descrive un fenomeno esplosivo che può verificarsi nelle prime fasi di una pandemia: se il numero di nuove infezioni raddoppia ogni tre giorni, significa che, dall’inizio dell’epidemia, la metà delle persone infettate sono state infettate da meno di tre giorni. Questo fenomeno in fuga è difficile da comprendere, secondo gli esperimenti.

Questi tre studi sono stati condotti su tre diversi gruppi di più di 500 persone durante la seconda parte di marzo, come l’epidemia è cresciuta rapidamente negli Stati Uniti. Per il primo studio, i ricercatori hanno chiesto ai partecipanti di stimare il numero di nuovi casi negli ultimi cinque giorni. Nei primi tre giorni della settimana, tendono a sopravvalutare il numero di casi, ma la tendenza si inverte negli ultimi due giorni. Ad esempio, nel corso dell’intero periodo, gli intervistati hanno mediamente sottovalutato la crescita dell’epidemia del 45,7% rispetto alla sua effettiva evoluzione. Questa doppia tendenza è dovuta alla difficoltà di comprendere la diffusione esponenziale del virus. Le stime della maggior parte dei partecipanti seguono effettivamente un modello lineare di evoluzione epidemica.

Con queste premesse, il dialogo fra scienze mediche e scienze dell’educazione diventa necessario, e fa parte di una prospettiva impegnativa e affascinante.

Andrea Canevaro


1 Meyer-Vacherand E. (2020), Covid-19: comprendre la croissance exponentielle d’une pandémie, un défi cognitif pour la population, «Le Monde», https://www.lemonde.fr/sciences/article/2020/07/08/covid-19-comprendre-la-croissance-exponentielle-d-une-pandemie-un-defi-cognitif-pour-la-population_6045576_1650684.html (consultato il 16 ottobre 2020).

2 Cuzzolaro M. (2017), Il corpo e la sua ombra, Bologna, Il Mulino.

 

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