Vol. 19, n. 1, febbraio 2020

Monografia

Promuovere la responsabilità sociale per accompagnare la costruzione di una città inclusiva

Francesco Errani1

Sommario

La politica come strumento di cura di una comunità a partire dalle persone a rischio di esclusione e/o di marginalità. Come tradurre i riferimenti costituzionali riguardanti il diritto al lavoro in proposte e politiche in questi anni di globalizzazione e liberismo trionfante? Dall’Albo Metropolitano delle Aziende Solidali ai primi risultati delle «clausole sociali» negli appalti pubblici, per valorizzare l’operosità che è presente in tutti e non relegare chi vive uno svantaggio nella mortificazione delle sue risorse, sprecando il contributo che può offrire alla comunità.

Parole chiave

Politica, inclusione, lavoro, operosità, istituzioni.

Monography

Fostering social responsibility to build an inclusive city

Francesco Errani2

Abstract

Politics as an instrument of care for a community: starting with people at risk of esclusion and marginalisation. How can we translate the constitutional references regarding working rights in the face of policies formed from years of triumphant globalization and liberalism? By beginning with the Metropolitan Register of «solidariety enterprises» and the first results of «social clauses» in public procurement, to developing the individual’s industriousness and avoiding the relegation of people disadvantaged by the degradation of their resuorces, thus wasting the contribution they can offer to the community.

Keywords

Politics, inclusion, work, laboriousness, institutions.

L’attività politica come lavoro di cura dei bisogni di una comunità

Dal 2011 ho avuto l’opportunità di far parte del Consiglio comunale della mia città, Bologna. Un ruolo che richiama la responsabilità di cura della comunità che si è chiamati a rappresentare. La parola «responsabilità» significa rispondere e, nello specifico di un ruolo politico, rispondere in primo luogo ai bisogni di chi si trova in una condizione di rischio di esclusione nella disuguaglianza e/o nell’abbandono, siano essi cittadini, un quartiere, gli ambienti di lavoro e di vita. Una comunità vive una pluralità di bisogni, il più importante dei quali ritengo sia l’esercizio della cittadinanza attiva, a cui educarci e educare, attraverso la promozione della responsabilità sociale, cioè della partecipazione alla ricerca delle soluzioni ai problemi che si vivono, senza cadere nell’inganno di promesse bugiarde e di soluzioni facili ovviamente impossibili.

Così, quando nel 2011 venni eletto ed entrai a far parte del Consiglio comunale, con l’Assessore al welfare Amelia Frascaroli ci interrogammo riguardo ai bisogni della nostra comunità, in particolare riguardo a quelli che richiamavano con forza un’attenzione al rischio di esclusione. In quegli anni, che ereditavano gli effetti della crisi economica iniziata nel 2008, una crisi che comportava e continua a comportare grandi difficoltà anche per le Amministrazioni locali, a cui sono venute a mancare molte delle risorse di pertinenza dello Stato, si proponeva in tutta la sua drammaticità il tema del lavoro. Il confine fra chi ha buone condizioni di vita ed è in salute e chi invece si trova in condizione di vulnerabilità e fragilità è divenuto sempre più sottile (Stiglitz, Sen e Fitoussi, 2010). Basta infatti la perdita del lavoro, come la difficoltà a trovarlo, per ritrovarsi in una situazione di precarietà, non solo economica, ma anche abitativa, sanitaria e sociale. Ciò comporta per i cittadini più deboli, quelli che oltretutto, non avendo rappresentanza, non hanno voce, il rischio della marginalità e provoca, all’interno della comunità, la distinzione in persone utili, superflue o quelle che rischiano di venir rappresentate solo come un peso sociale (Bauman, 2011).

Ma la povertà è una conseguenza di eventi sociali, non è certo la colpa dei singoli, e richiama di conseguenza una responsabilità collettiva.

Sembrava velleitario, in una situazione come quella descritta, individuare come obiettivo prioritario la promozione del lavoro per tutti, ma, per costruire, occorre valorizzare le risorse esistenti, e la risorsa costituita dall’operosità delle persone può essere mortificata, ma non viene mai meno, ed è la base su cui far crescere un’economia solidale, la sola che offre vantaggi per tutti (Berselli, 2010).

L’Art. 4 della nostra Costituzione è il riferimento più prezioso da assumere come guida: «La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto».

E l’Art. 3 è il riferimento da seguire per chi cerca di rendere effettivo tale diritto: «È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese».

Come tradurre i riferimenti costituzionali in proposte e politiche operative negli anni della globalizzazione e del liberismo trionfante? Qual è il ruolo e lo spazio per la politica?

«Le regole della globalizzazione e della concorrenza sono così ferree che lo spazio lasciato all’etica è marginale: in questo mercato l’impresa ha il problema della sopravvivenza. Se la politica viene meno alla sua funzione regolatrice quel che le aziende potranno fare davvero è un po’ di carità» (Prodi, 2016).

Lo sfondo socio-economico descritto da Romano Prodi fa capire che, in una città, in cui non ci si limiti ad assistere impotenti all’estendersi di progressive disuguaglianze, ma in cui si ricerchino strategie e regole che ne contrastino le cause, Comune e istituzioni debbono promuovere la cultura della responsabilità comune, proponendo alle imprese, al mondo del terzo settore e dell’associazionismo di lavorare insieme a un progetto di politiche attive del lavoro (Marzano, 2011).

A partire da questa convinzione, grazie alla collaborazione fra la Città metropolitana, il Comune e l’Università di Bologna, i Servizi, AILeS, CSAPSA e le aziende eticamente orientate del territorio, si è concretizzato in questi ultimi anni un percorso che, partendo dall’assegnazione di un riconoscimento pubblico alle aziende solidali, con cui sono state premiate 134 aziende, si è giunti alla realizzazione dell’Albo Metropolitano delle Aziende Solidali,3 per premiare le imprese inclusive riconoscendone le pratiche di responsabilità sociale.

Altra iniziativa significativa è stata l’approvazione da parte del Consiglio comunale delle «clausole sociali» negli appalti pubblici. Insieme alle «clausole di salvaguardia» dell’occupazione che, nel passaggio da un appalto al successivo, tutelano coloro che hanno lavorato col precedente appaltatore, le «clausole sociali» per favorire l’inserimento lavorativo di persone in condizione di svantaggio promuovono occupazione, grazie al riconoscimento di un punteggio premiante negli appalti pubblici alle aziende che assumono persone in situazione di disabilità o a rischio di marginalità.

Nel 2013 il Comune di Bologna ha approvato il Regolamento4 che impegna l’Amministrazione a destinare il 5% della spesa annua per appalti per le forniture di beni e di servizi all’inserimento lavorativo di persone in situazione di svantaggio, e ne ha applicato le indicazioni a partire dal 2014. Si è in questo modo superata la logica assistenziale e si è affermata una logica di politiche attive dell’occupazione, politiche che hanno promosso anche un’esperienza di progettazione comune fra le imprese, i servizi sociali e sanitari, la cooperazione, il volontariato, una logica che dimostra l’efficacia della scelta di assegnare un indirizzo sociale alla spesa pubblica.

La prima esperienza di applicazione delle «clausole sociali» ha riguardato il bando quinquennale per la cura del verde pubblico comunale, dei parchi e dei giardini della città, per un valore di circa 33 milioni di euro, che prevedeva l’obbligo, in carico al soggetto affidatario, di impiegare stabilmente persone svantaggiate in numero non inferiore al 10% del numero complessivo dei lavoratori utilizzati per l’esecuzione dei servizi. Degli ottanta punti previsti per la gestione tecnica, dieci sono stati riconosciuti per l’inserimento lavorativo di persone a rischio di esclusione. Grazie a queste scelte politiche, fra aprile 2014 e dicembre 2017, hanno avuto l’opportunità di lavorare nella cura del verde cittadino 125 persone in situazione di svantaggio.

Valorizzare l’operosità che è presente in tutti, non mortificando le persone nell’assistenza

Lungo il percorso di realizzazione delle politiche descritte, abbiamo ovviamente incontrato anche difficoltà e resistenze, soprattutto resistenze di tipo culturale. È assai radicata infatti la convinzione che le persone disabili o con vissuti difficili possano abbassare la qualità delle attività richieste. A queste si aggiungono resistenze di tipo amministrativo-giuridico e perfino economico, in particolare quelle collegate alla contestazione delle scelte politiche descritte, indicate dall’opposizione come una minaccia della libera concorrenza.

La qualità del lavoro riguardante i servizi interessati dall’esperienza è stata valutata dagli utenti maggiormente positiva rispetto alle gestioni precedenti e ciò ha aiutato a vincere tante resistenze e a ridurre tanti pregiudizi. Inoltre, trattandosi di lavori collegati a servizi socialmente utili, la loro realizzazione e il riconoscimento della loro utilità da parte dei cittadini interessati, ha consentito ai lavoratori impegnati nel servizio di riconoscersi, a loro volta, socialmente utili.

Da alcuni anni, la Regione Emila-Romagna ha accolto e condiviso, con una propria delibera,5 il progetto delle clausole sociali negli appalti pubblici, estendendo questa opportunità a tutto il territorio regionale: da Piacenza a Rimini.

Attualmente, in cooperazione con ATERSIR, l’Agenzia Regionale dei Servizi Idrici e dei Rifiuti, è in cantiere uno sviluppo importante.6 Nei prossimi giorni verrà pubblicato il bando per gli appalti di tutti i servizi idrici di Bologna e provincia, quantificati in trecento milioni annui per quindici anni, che prevederà «clausole sociali» che attribuiscono un punteggio aggiuntivo a chi promuove l’inserimento lavorativo di persone a rischio di esclusione.

Si tratta di un risultato importante che, come spesso accade, è stato veicolato a partire da una piccola esperienza: la raccolta di abiti usati che ha occupato in questi ultimi anni quindici persone a rischio di esclusione, con risultati molto positivi sia per quel che ha riguardato la parte economica, sia per la qualità del lavoro e dei percorsi formativi. Anche in questa esperienza abbiamo incontrato resistenze, ancora una volta principalmente di carattere culturale, in particolare le resistenze di una grande azienda che concorreva per l’aggiudicazione di quel servizio, ritenendo che il proprio contributo sociale potesse essere adempiuto riservando una voce del proprio bilancio a una donazione.

Questa piccola esperienza ha aiutato a capire i limiti della logica della beneficenza e a far conoscere le buone ragioni della logica della promozione delle risorse inattive o escluse dalla partecipazione. È una comprensione che consentirà di estendere nei prossimi anni i criteri descritti, relativi al riconoscimento dell’attenzione all’occupazione delle persone in situazione di svantaggio, anche a tutto il sistema integrato dei rifiuti urbani.

Al termine del percorso di riflessione e di esperienza riguardante gli otto anni di lavoro che ho cercato di documentare, il Sindaco e la Giunta comunale il 14 maggio scorso hanno deciso di ufficializzare il progetto «Bologna Città Inclusiva».7 Una città impegnata a promuovere umanizzazione e inclusione, in cui gli appalti dei servizi, non solo comunali, ma anche delle aziende partecipate, rispettino i criteri sociali, ambientali e di qualità del lavoro. È stato istituito un tavolo di lavoro, composto da cinque assessori e dal direttore generale del Comune, per coordinare e mettere a sistema la ricchezza di tutte le esperienze con finalità sociali nate e attive nella città. Una città che ricerca politiche che accompagnino i suoi cittadini a fare comunità, senza esclusioni, deve individuare e offrire le compensazioni necessarie per consentire a chi parte da condizioni di svantaggio di uscirne, valorizzandone l’operosità, consentendogli di partecipare attivamente alla propria emancipazione.

È una prospettiva di realizzazione di un ambiente sociale che conviene a tutti: conviene sul piano economico, poiché rende attive, valorizzandone l’operosità, risorse umane spesso purtroppo relegate all’assistenza, e conviene sul piano sociale, perché contribuisce a costruire una comunità solidale (Nussbaum, 2013).

Bibliografia

Bauman Z. (2007), Homo consumens. Lo sciame inquieto dei consumatori e la miseria degli esclusi, Trento, Erickson.

Bauman Z. (2011), Vite di scarto, Roma-Bari, Laterza.

Berselli E. (2010), L’economia giusta, Torino, Einaudi.

Marzano M. (2011), Etica oggi, Trento, Erickson.

Nussbaum M.C. (2013), Non per profitto. Perché le democrazie hanno bisogno della cultura umanistica, Bologna, Il Mulino.

Prodi R. (2016), Imprese e governance globale. Video-intervista a Romano Prodi in occasione del Convegno «Dalla Corporate social responsability all’economia rigenerativa», Bologna, 28 novembre 2016. Evento organizzato da BBS, Impronta Etica, La Repubblica, in collaborazione con Fondazione Isabella Seragnoli, United Nations Foundation, Nomisma, Unindustria Bologna.

Stiglitz J.E., Sen A. e Fitoussi J.P. (2010), La misura sbagliata delle nostre vite: Perché il PIL non basta più per valutare benessere e progresso sociale, Milano, ETAS.


1 PhD in Scienze Pedagogiche e Consigliere comunale a Bologna.

2 PhD in Pedagogical Sciences and City Councilor of Bologna.

3 Delibera di Giunta del Comune di Bologna n. 262 del 4 novembre 2014, «Adesione del Comune di Bologna all’iniziativa della Provincia di Bologna di istituire un Albo Metropolitano delle aziende inclusive».

4 Regolamento n. 471/2013, «Regolamento delle procedure contrattuali per l’inserimento lavorativo di persone in condizione di svantaggio», approvato dal Consiglio comunale di Bologna il 31 marzo 2013.

5 Deliberazione della Giunta regionale del 27 Giugno 2016, n. 969, «Adozione delle linee guida regionali sull’affidamento dei servizi alla cooperazione sociale».

6 Approvazione il 16 novembre 2018, da parte del Consiglio Locale di Bologna dell’Agenzia Territoriale dell’Emilia-Romagna per i Servizi Idrici e i Rifiuti (Atersir), della deliberazione n. 7 «Servizio Gestione Rifiuti Urbani: Atto di indirizzo per l’utilizzo, nelle gare per la fornitura di beni e servizi da parte del gestore in proroga, della modalità dell’offerta “economicamente più vantaggiosa” e delle clausole sociali per l’inserimento dei lavoratori svantaggiati e, nella gara d’ambito, di utilizzo di clausole sociali ed eventuali appalti riservati».

7 Orientamento di Giunta del Comune di Bologna del 14 maggio 2019, «Adozione del modello “Bologna Città Inclusiva”».

 

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