L’autopercezione della qualità di vita degli adulti con ADHD
Marta Zanotti, Luana Salerno, Gian Marco Marzocchi
Per anni l’ADHD è stato considerato un disturbo dell’età infantile; tuttavia, la letteratura ne conferma la persistenza anche in età adulta, in cui si associa a frequenti compromissioni della qualità della vita. Il presente studio ha indagato il livello di compromissione funzionale in un campione di 45 adulti italiani con diagnosi di ADHD, con l’obiettivo di comprendere la percezione della loro qualità di vita. Attraverso la somministrazione della BFIS Self-Report, i partecipanti hanno riportato un livello di difficoltà nella gestione della quotidianità complessivamente moderato-leggero, dato da interpretare considerando che tutti erano in trattamento (psicologico e/o farmacologico). Le maggiori compromissioni percepite riguardano le responsabilità economico-familiari e le attività civiche e sociali, seguite da cura di sé e autonomia gestionale; minori difficoltà sono state riportate nelle relazioni familiari e intime. In merito alla sintomatologia, la disattenzione incide su un ampio numero di aree, mentre l’iperattività-impulsività influenza soprattutto la cura di sé e le relazioni familiari. I disturbi d’ansia, invece, sembrano avere un effetto protettivo sulla sfera relazionale. Inaspettatamente, nel campione esaminato, la terapia farmacologica ha mostrato di ridurre in modo significativo i sintomi di iperattività-impulsività, mentre quella psicologica è apparsa più efficace sulla disattenzione. La terapia combinata si associa a minori difficoltà nelle aree centrali della vita quotidiana e, in linea con le evidenze scientifiche, si conferma l’approccio più efficace.
DOI 
10.14605/DIS712603
Keywords
ADHD, Adulto, Qualità della vita.