Giornale italiano di ricerca clinica e psicoeducativa

Direzione scientifica: Michele Zappella
Periodicità: gennaio, maggio, ottobre

Vol. 15, n. 1, 2017

Indice

Michele Zappella

Editoriale

Ricerca internazionale

Tobias Schuwerk Maria Vuori Beate Sodian

Ragionamento implicito ed esplicito di Teoria della Mente nei disturbi dello spettro autistico: l’importanza dell’esperienza

DOI: 10.14605/AUT1511701

Questo studio aveva lo scopo di analizzare la relazione tra il ragionamento implicito ed esplicito di Teoria della Mente e verificare l’influenza dell’esperienza sul ragionamento implicito di Teoria della Mente in soggetti affetti da disturbi dello spettro autistico e in adulti neurotipici. I risultati di due compiti standard di ragionamento esplicito di Teoria della Mente sono misti: i soggetti con disturbi dello spettro autistico non differivano dagli adulti neurotipici nella loro prestazione allo Strange Stories Test, ma hanno ottenuto punteggi significativamente minori al Reading the Mind in the Eyes Test. Inoltre, in un compito di ragionamento implicito di falsa credenza, i soggetti con disturbo dello spettro autistico differivano dagli adulti neurotipici per quanto riguarda lo sguardo anticipatorio congruente con la falsa credenza. Tuttavia, queste differenze di gruppo sono scomparse quando 1) è stata mostrata ai partecipanti la conseguenza di un’azione basata su una falsa credenza e 2) è stata successivamente ripetuta questa prova del test. Sebbene la tendenza a fissare la posizione congruente con la falsa credenza fosse aumentata in modo significativo dalla prima alla seconda prova del test in soggetti con disturbo dello spettro autistico, in nessuna delle prove del test questa differenza è andata oltre il livello di probabilità. Questi risultati sostengono la teoria di una carenza nel ragionamento implicito di Teoria della Mente nei disturbi dello spettro autistico, ma aprono alla possibilità che i comportamenti di sguardo anticipatorio dei soggetti con disturbo dello spettro autistico possano essere influenzati dall’esperienza. Inoltre, il profilo dei risultati delle misure di ragionamento implicito ed esplicito di Teoria della Mente sostiene la teoria dell’esistenza di due sistemi indipendenti di ragionamento nella Teoria della Mente.

Ricerca italiana

Silvia Maggiolini Giulia Peretti

La sindrome di Asperger al femminile

DOI: 10.14605/AUT1511702

Il presente lavoro si propone di analizzare un tema di ricerca abbastanza recente, ma di grande rilevanza sul piano sociale e educativo: la condizione di violenza fisica e psicologica subita da donne con sindrome di Asperger. Il quesito iniziale, dal quale si sviluppano le riflessioni qui presentate, può essere così sintetizzato: quali sono le ragioni che rendono queste donne maggiormente esposte a soprusi di vario genere? Per giungere alla formulazione di una possibile risposta, ci si è avvalsi del contributo di figure professionali appartenenti a differenti ambiti di ricerca. Si è pertanto ritenuto opportuno intersecare elementi di carattere psicologico, pedagogico e giuridico al fine di favorire una più approfondita comprensione del problema in oggetto. Particolare attenzione è stata dedicata, da un lato, all’importanza di un chiaro inquadramento diagnostico e alle possibili difficoltà che interessano, nello specifico, il genere femminile; dall’altro alla comprensione dei principali aspetti che caratterizzano la gestione della dimensione relazionale nelle donne con sindrome di Asperger. Con tale contributo si è dunque inteso affrontare, pur nella sua sinteticità, un viaggio esplorativo all’interno di un ambito ancora ignoto e che rivendica, anche in ragione della portata che il fenomeno viene assumendo (Istat, 2015), maggiore considerazione sul piano scientifico.

Lo studio qui presentato è parte di un’indagine qualitativa più ampia, che mirava a indagare e comparare le strategie di gestione e di resistenza allo stigma (Goffman, 1963) di famiglie con figli con trisomia 21 e autismo ad alto funzionamento (AF). L’articolo si concentra sui risultati relativi alle interviste e all’osservazione del sotto-campione di famiglie con figli autistici AF o con sindrome di Asperger (con Disturbo dello Spettro Autistico che richiede supporto lieve, secondo la dicitura del DSM-5®), mettendo in luce i diversi tipi di barriere incontrate dalle famiglie: «barriere a fare» e «barriere a essere» (Thomas, 1999) e le strategie e i discorsi elaborati per superarle. Dall’analisi del materiale empirico emerge come la qualità della vita delle famiglie dipenda sia dalle barriere strutturali, ma anche e soprattutto dalle barriere psico-emozionali, ovvero dagli effetti prodotti dal discredito sociale associato all’invisibilità e alle caratteristiche peculiari della condizione. I risultati sembrano suggerire la presenza di un’inclusione escludente per i nuclei con figli autistici interpellati che, come «antropologi su Marte», si trovano catapultati in un ambiente ostile, del quale non conoscono le regole e da cui sovente si sentono esclusi.

Ricerca italiana

Jessica Barsotti Roberta Nencioli Lucia Pfanner Angela Cosenza Raffaella Tancredi Sara Calderoni Filippo Muratori Antonio Narzisi

Evoluzione delle competenze comunicativo-linguistiche e adattive nei bambini con disturbo dello spettro autistico dopo sei mesi di trattamento

DOI: 10.14605/AUT1511704

In questo studio abbiamo analizzato gli effetti a sei mesi del Trattamento As Usual (TAU) sulle competenze comunicativo-linguistiche e adattive di 70 bambini con disturbo dello spettro autistico provenienti da cinque regioni italiane. Nello specifico abbiamo indagato: (1) gli effetti del trattamento sulle competenze comunicativo-linguistiche e adattive suddividendo i bambini sulla base del livello di sviluppo; (2) i predittori di outcome delle competenze comunicativo-linguistiche; (3) gli effetti di trattamenti che contemplano al loro interno specifici interventi mirati allo sviluppo delle competenze comunicativo-linguistiche versus trattamenti che non contemplano tali interventi. I risultati hanno mostrato (1) un miglioramento comunicativo-linguistico e adattivo nei bambini con più elevato livello di sviluppo; (2) il livello di sviluppo, il funzionamento adattivo e la severità della sintomatologia autistica risultano essere significativi predittori di outcome delle competenze comunicativo linguistiche. Infine abbiamo riscontrato che (3) dopo sei mesi il TAU che contempla al suo interno trattamenti mirati allo sviluppo delle competenze comunicativo-linguistiche ha una maggiore efficacia sulle competenze comunicative adattive (rilevate dalla scala Comunicazione delle scale Vineland-II), nei bambini con più elevato livello di sviluppo.

Appendice 2

Roberto Padovani Laura Pattuzzi

Analisi della conversazione nell’autismo e nei disturbi della comunicazione sociale (pragmatica)

DOI: 10.14605/AUT1511705

Lo studio affronta il tema della valutazione della conversazione, intesa come abilità pragmatica, nei disturbi del neurosviluppo. Due differenti griglie di analisi conversazionale (TOPICC e Pragmatic Rating Scale) sono state applicate alle valutazioni di soggetti di tre differenti categorie diagnostiche, equiparati per genere, età e funzionamento intellettivo (n = 20 per ciascun gruppo): spettro dell’autismo (AUT), disturbo della comunicazione sociale (pragmatica) (SCD) e disturbo specifico dell’apprendimento (DSA). I risultati mostrano una buona capacità delle griglie conversazionali di distinguere i gruppi diagnostici, con punteggi di deficit crescente per l’ambito pragmatico e socio-comunicativo (DSA < SCD < AUT). La differenziazione tra il gruppo AUT e i soggetti con SCD appare essere a livello di disprosodia, verbosità, deficit gestuale, ripetitività degli argomenti e stile relazionale freddo-distaccato. Le scale conversazionali sembrano di interesse per la valutazione clinica di soggetti con problematiche della pragmatica verbale.

Ricerca italiana

Simonetta Panerai Domenica Tasca Marinella Zingale Anna Maria Torrisi Patricia Maria Domenica Lupica Capra Maurizio Elia

Abilità costruttive nei Disturbi dello Spettro dell’Autismo e nel Disturbo da Deficit di Attenzione/Iperattività

DOI: 10.14605/AUT1511706

Le abilità costruttive vengono di solito valutate tramite prove di costruzione e di disegno, su copia e libero. I pochi studi presenti in letteratura hanno evidenziato una relazione significativa fra abilità costruttive e funzioni esecutive, e un deficit di alcune funzioni visuo-costruttive sia in individui con ASD che in persone con ADHD. Il nostro studio si propone di confrontare le abilità prassico-costruttive di bambini con ASD e di bambini con ADHD, allo scopo di rilevare la presenza o meno di profili specifici. I risultati hanno evidenziato che le abilità di costruzione bidimensionale sono preservate a sufficienza nei due gruppi, mentre le prove di disegno, sia su copia che libero, appaiono significativamente deficitarie. Il confronto fra ASD e ADHD non ha fatto emergere differenze statisticamente significative in nessuna delle prove, ma i soggetti con ASD hanno riportato prestazioni migliori nel disegno di un oggetto conosciuto (orologio), mentre i soggetti con ADHD nel disegno della Dame qui se promène et il pleut, mostrando quindi maggiore capacità di integrare elementi conosciuti nella creazione di qualcosa di nuovo.