Giornale italiano di ricerca clinica e psicoeducativa

Direzione scientifica: Michele Zappella
Periodicità: gennaio, maggio, ottobre

Vol. 16, n. 3, 2018

Indice

Ambito internazionale

Hilde De Clercq

L’importanza di un approccio etico all’autismo

Riportiamo il contributo che Hilde De Clercq ha portato nel corso della prima sessione plenaria del 6° Convegno internazionale «Autismi», che si è tenuto a Rimini il 4 e il 5 maggio 2018. L’intervento si focalizza sull’approccio etico all’autismo, una teoria che intende porre l’accento sul rispetto per la neurodiversità, il riconoscimento di diversi stili cognitivi e sui punti di forza delle persone con autismo e non sulle difficoltà, le problematicità e i tentativi di medicalizzazione delle persone nello spettro autistico. Una particolare attenzione è rivolta alle questioni sensoriali, al funzionamento dei sensi delle persone con autismo, visto come una chiave di volta per la comprensione empatica di tale condizione. Grande importanza viene data inoltre alla consapevolezza che l’autismo può essere considerato e dunque approcciato come una diversa cultura, di cui occorre favorire l’integrazione al fine di garantire una migliore qualità della vita alle persone.

Ambito clinico

Michele Zappella

L’evoluzione del concetto di autismo

La descrizione del quadro clinico dell’autismo ha 130 anni di storia. Nel 1943 il disturbo è stato definito con questo nome e precisato da Leo Kanner. In un primo tempo l’autismo veniva attribuito erroneamente a una disfunzione precoce del rapporto madre-bambino. Poi, negli anni Settanta, studi condotti sui gemelli hanno tolto ogni dubbio in merito alla sua natura neurobiologica. Il mito dell’autismo come «una» malattia, inguaribile, è devastante per le famiglie, può portare fuori strada gli stessi professionisti, e contribuisce insieme ad altri fattori socio-culturali ed economici alla attuale «epidemia» di autismo con valori di prevalenza molto alti e un eccesso di diagnosi. La realtà è quella di comportamenti autistici che si manifestano in diversi disturbi del neurosviluppo per lo più in comorbidità con altri disturbi come quelli del linguaggio, l’ADHD, ecc., con differenti evoluzioni, spontanee o in seguito a cure specifiche. Risulta molto importante la diagnosi differenziale con differenti sindromi e con altri quadri in cui la comunicazione è compromessa (disturbi disprassici, del linguaggio, sindrome di Tourette a esordio precoce, ecc.).

Ambito clinico

Carlo Ricci Eleonora Mattei

Storia dell’ABA in Italia: tra miti e false credenze

L’articolo si propone di confutare due false credenze in merito alla diffusione in Italia dell’Applied Behavior Analysis (ABA), con particolare riferimento agli interventi sui Disturbi dello Spettro Autistico (Autism Spectrum Disorders – ASD). La prima considera l’ABA un intervento innovativo e solo di recente incluso nel campo della riabilitazione; la seconda ritiene che il nostro Paese non abbia una sua tradizione di questi tipi di interventi. Si dimostra che l’ABA ha una storia di oltre mezzo secolo di pratica clinica/riabilitativa supportata da un’ampia documentazione di ricerca scientifica basata sull’evidenza, per quanto meno diffusa e spesso osteggiata nel nostro Paese. Inoltre si sostiene la tesi che la storia dell’ABA evolva in modo simmetrico tra Italia e Stati Uniti.

Ambito clinico

Maria Luisa Scattoni Giovanna Romano Antonella Costantino Francesco Nardocci Paolo Biasci Mattia Doria Rinaldo Missaglia Federica Zanetto Alberto Villani Susanna Mantovani

Costituzione della rete pediatria-neuropsichiatria infantile

I disturbi del neurosviluppo necessitano di attività diagnostiche precoci e interventi terapeutici tempestivi. I bilanci di salute, adeguatamente implementati, potrebbero rappresentare un osservatorio strategico per applicare strategie di riconoscimento precoce sostenibili. Il 4 novembre 2017, l’Istituto Superiore di Sanità, la Società Italiana di Neuropsichiatria dell’Infanzia e dell’Adolescenza, con la Federazione Italiana Medici Pediatri, l’Associazione Culturale Pediatri, il Sindacato Medici Pediatri di Famiglia e la Società Italiana di Pediatria, hanno siglato un accordo nell’ambito dell’«Osservatorio nazionale per il monitoraggio dei disturbi dello spettro autistico» per promuovere l’implementazione dei bilanci di salute e istituire il raccordo formale tra la pediatria e la neuropsichiatria infantile su tutto il territorio italiano. È cruciale nei primi anni di vita anche il sistema educativo e, grazie all’istituzione del sistema integrato 0-6, sarà ora possibile promuovere nuove e più solide professionalità e nuove reti territoriali anche tra educatori e operatori sanitari.

Ambito didattico

Paola Venuti

Autismo a scuola: cosa fare e perché

In questo articolo si affronta il problema dell’inclusione in classe degli alunni e alunne con Disturbi dello Spettro Autistico (Autism Spectrum Disorders – ASD). Partendo dalle difficoltà che possono incontrare a causa delle alterazioni del neurosviluppo che li caratterizzano, si evidenziano modalità comportamentali e metodi didattici per favorire la loro partecipazione e inclusione in classe. L’articolo precisa come alcuni elementi siano sempre fondamentali per procedere nel lavoro con bambini e ragazzi con ASD, in particolare: partire da una osservazione attenta dei punti di forza e debolezza della persona con ASD e strutturare in maniera definita l’ambiente classe e scuola.

Ambito didattico

Lucio Cottini Claudia Munaro Chiara Dalla Vecchia Marialuisa Tonietto Anna Rita Attanasio

Imparare a imparare con l’aiuto dei pari

Per promuovere competenze sociali e civiche e comportamenti di cittadinanza attiva nazionale, europea e planetaria è fondamentale creare, fin dai primi giorni di vita del bambino, ambienti di apprendimento significativi, cooperativi e solidali, dove ogni individuo possa sperimentare concretamente la condivisione, l’aiuto e il sostegno dei pari e ai pari. La scuola è l’ambiente elettivo dove le alunne e gli alunni possono sperimentare attivamente e concretamente questi valori e diventare tutor facilitatori degli apprendimenti dei compagni con difficoltà, con disturbi o con disabilità. A tale scopo, l’intervento mediato dai pari — peer tutoring — risulta essere un approccio virtuoso per promuovere ambienti inclusivi dove insegnanti, tutor e tutee, all’interno di un setting strutturato e condiviso con le famiglie, imparano a offrire un sorriso, a tendere una mano, a condividere tempi, spazi e materiali. Ascoltandosi, accordando e agendo insieme, ognuno con la propria specificità, nell’ottica comune di promuovere il benessere del proprio contesto di insegnamento-apprendimento e della società futura.

Ambito didattico

Renato Scifo Giancarlo Costanza Alfia Ruggeri

Progetti di alternanza scuola-lavoro

Il Centro Diurno per i Disturbi dello Spettro Autistico dell’ASP di Catania ha realizzato, per due stagioni, due diversi progetti di alternanza scuola-lavoro con altrettanti istituti scolastici secondari di 2° grado della città. Nel primo progetto il Centro, volendo realizzare all’interno del proprio laboratorio di teatroterapia un riadattamento de Il Mago di Oz e l’anno dopo de La bella e la bestia, ha chiesto all’Istituto «Fermi-Eredia» di far partecipare alcuni suoi studenti al cast artistico, condividendo con i ragazzi con autismo del Centro tutte le fasi di costruzione della performance includente recitazione, musiche, canto, scenografie, costumi e componente robotica umanoide (il piccolo robot Nao, da programmare per far recitare). In entrambi i casi il lavoro si è concluso con una rappresentazione pubblica aperta evidenziante la reale integrazione e poi inclusione delle due componenti al lavoro. Nell’altro progetto è stato lo storico Liceo classico «Cutelli» di Catania a invitare il Centro per progetti di interfaccia tra gruppi di liceali, ragazzi del progetto «Pallamica» (focalizzato sul basket) realizzato dall’Associazione «Un futuro per l’Autismo Onlus» e il laboratorio di tecnologie avanzate, robotiche e di realtà aumentata, attivo all’interno del Centro per Autismo dell’ASP Catania. Vengono analizzati i risultati inerenti alla percezione dei partecipanti e le diverse ricadute virtuose realizzate e realizzabili.

Il trattamento dei Disturbi dello Spettro Autistico richiede una condivisione di obiettivi e di strategie di intervento tra gli operatori sanitari, la famiglia e la scuola. L’educazione è il trattamento primario nel caso dell’autismo ed è fondamentale il coinvolgimento degli educatori naturali (i genitori) e di quelli professionali (gli insegnanti). Questo principio deve trovare applicazione anche nei Percorsi Diagnostici Terapeutici e Assistenziali (PDTA) che, proprio per la rilevanza dell’educazione nel trattamento dell’autismo, dovranno essere anche Educativi. In Piemonte, nell’implementazione di un PDTA regionale per l’autismo dettagliato in diverse fasi, trova ampio spazio la scuola. Nel caso di bambini con autismo che frequentano la scuola dell’infanzia, la fase del trattamento, che viene definito «integrato», prevede la condivisione degli obiettivi e delle strategie per la realizzazione del progetto individualizzato. A supporto di questo processo è stata messa a punto una piattaforma Web (Piattaforma Integrata per l’Autismo – PIA) che consente di condividere il progetto educativo di ciascun bambino e di mettere in rete informazioni e risorse per la formazione.

Questo articolo vuole rappresentare l’importanza delle esperienze teatrali, artistiche e anche cinematografiche nell’autismo. In particolare, vengono messe in evidenza le proposte di teatroterapia di Lerner (SDARI) e Solari (IDEAS) al fine di valorizzare la psicoterapia di gruppo con i soggetti con ASD, per permettere loro di riuscire a esprimere sempre meglio le necessarie competenze di interazione con i coetanei. Queste infatti vengono considerate nel core dell’autismo secondo Laura Schreibman, soprattutto se trattate in un’ottica naturalistica, basata sulle teorie dello sviluppo, come viene anche evidenziato all’interno del Metodo Interattivo Emozionale, suffragato da un’importante ricerca scientifica.

Ambito culturale-sociale

Cinzia Raffin

Le sfide dell’età adulta: non solo lavoro

La transizione dall’adolescenza all’età adulta è caratterizzata, per tutti, dal presentarsi di discontinuità critiche a cui è necessario rispondere con processi di apprendimento e cambiamento. Vi è omogeneità nella percezione di quali siano tali discontinuità da parte della popolazione neurotipica: lavoro, autonomia economica e abitativa, ecc., ma pensare che anche le persone con autismo percepiscano le risposte a tali discontinuità come «prioritarie» nella propria vita può essere una proiezione indebita. In particolare nell’articolo si pone l’accento sui bisogni di assistenza sanitaria continua e completa che emergono nelle survey in cui a essere interpellati sono gli stessi stakeholder e che risultano spesso trascurati nella programmazione dell’offerta dei servizi e nella ricerca. Nella presentazione si proporrà una riflessione ad ampio raggio rispetto alla discrepanza tra bisogni reali e risposte di sistema, descrivendo altresì uno strumento concreto in grado di agevolare le persone con Disturbi dello Spettro Autistico ad affrontare procedure ed esami medici volti ad assicurare loro il diritto alla prevenzione e alla cura.

Ambito culturale-sociale

Flavia Caretto Pietro Cirrincione

Le parole per dire autismo

Il presente articolo prende in considerazione diversi contesti — quello pubblico e dei media, la letteratura specialistica, il linguaggio dei professionisti, il linguaggio comune e quello delle persone coinvolte — per sostenere l’idea che il modo in cui si parla di autismo determina inclusione o emarginazione, incide, da un punto di vista sociale, sulle politiche sociali ed economiche nei confronti dell’autismo e, dal punto di vista delle persone coinvolte, determina il modo in cui la tematica viene personalmente affrontata e il modo di sentire e di comportarsi verso il proprio e l’altrui autismo. Viene presentata una proposta di adozione di un linguaggio accettabile, adeguato e rispettoso.

Ambito culturale-sociale

Gianluca Nicoletti

Il mio racconto dei cervelli ribelli

Gianluca Nicoletti è giornalista e padre di un ragazzo autistico. Per lui questo significa dover lavorare per diffondere la cultura della neurodiversità. L’autismo è difficilmente raccontabile in maniera omogenea e ancora più sembra indescrivibile in un Paese che vive una profonda arretratezza, non sempre capace di distinguere tra approcci superati, o addirittura fantasiosi, e le evidenze scientifiche. L’universo italiano delle famiglie e delle associazioni è spesso frammentato e persino conflittuale al suo interno. È difficile scardinare i pregiudizi sociali più radicati, che vorrebbero una comunicazione «discreta» sull’autismo e i suoi lati più problematici. Nicoletti ha raccontato il suo punto di vista sull’autismo attraverso tre libri e un film, che non sempre hanno suscitato l’approvazione di quella parte delle famiglie con soggetti autistici che giudicano il suo stile di comunicazione troppo aggressivo e personalizzato. Ora sta lavorando al concept «Cervelli Ribelli» per allargare il suo progetto di comunicazione alla divulgazione del valore delle differenze cognitive, comportamentali, di relazione e di punti di vista, che sono presenti in infinite gradualità in ogni possibile realtà sociale.