Giornale italiano di ricerca clinica e psicoeducativa

Direzione scientifica: Michele Zappella
Periodicità: gennaio, maggio, ottobre

Vol. 16, n. 2, 2018

Indice

Michele Zappella

Editoriale

Ricerca internazionale

Stephen J. Blumberg Benjamin Zablotsky Rosa M. Avila Lisa J. Colpe Beverly A. Pringle Michael D. Kogan

Perdita della diagnosi: differenze tra bambini che hanno avuto in passato e che hanno ancora una diagnosi di Disturbo dello Spettro Autistico

DOI: 10.14605/AUT1621801

Le diagnosi di Disturbo dello Spettro Autistico (Autism Spectrum Disorder – ASD) a volte variano nel tempo a causa di un errore diagnostico, della crescita o del trattamento. Questo studio ha utilizzato un’indagine nazionale statunitense basata sulla probabilità — la Survey of Pathways to Diagnosis and Services — per confrontare bambini e ragazzi di età compresa tra 6 e 17 anni con una diagnosi attuale (n = 1.420) e bambini e ragazzi con una diagnosi passata (n = 187), secondo i dati retrospettivi raccolti dai genitori sulle loro prime preoccupazioni riguardo allo sviluppo del loro figlio, le risposte ricevute in merito alle loro preoccupazioni da parte del dottore o di un altro operatore sanitario, il tipo di operatore che ha formulato la prima diagnosi di ASD e i sottotipi di diagnosi di ASD ricevuti (quando specificati). È stata adottata la tecnica del propensity score matching per controllare le differenze tra i gruppi rispetto al livello attuale di funzionamento e altre caratteristiche attuali che potrebbero essere state correlate con la perdita della diagnosi. È stato stimato che circa il 13% dei soggetti che avevano ricevuto nella vita una diagnosi di ASD ha perso la diagnosi, e i genitori del 74% di questi individui ritenevano che la variazione della diagnosi fosse dovuta all’acquisizione di maggiori informazioni. I soggetti con diagnosi passata avevano meno probabilità di avere genitori precocemente preoccupati sulle abilità verbali, sulle abilità di comunicazione non verbale, sull’apprendimento e su gesti o movimenti insoliti. Avevano inoltre meno probabilità di essere stati inviati per una diagnosi da uno specialista. I soggetti con diagnosi passata avevano meno probabilità di aver ricevuto una diagnosi di disturbo di Asperger o di disturbo dello spettro autistico.

Ricerca italiana

Davide Carattino Silvano Solari Mirella Zanobini

Il linguaggio mentalistico nell’autismo

DOI: 10.14605/AUT1621802

Il Progetto IDEAS è nato con l’intento di promuovere, attraverso la teatroterapia, lo sviluppo delle competenze sociali di bambini e ragazzi con Disturbi dello Spettro Autistico (Autism Spectrum Disorders – ASD). Il teatro, infatti, aiuta a comprendere meglio le dinamiche relazionali e favorisce lo sviluppo delle competenze legate alla teoria della mente. Partendo da queste evidenze, abbiamo analizzato la produzione di linguaggio mentalistico in un campione formato da sette ragazzi, cinque con ASD e due con alcuni tratti autistici. Gli incontri sono stati suddivisi in due situazioni, una sperimentale, composta dalle attività teatrali, e una di controllo, in cui i ragazzi sono stati coinvolti in giochi da tavolo. I risultati hanno evidenziato una produzione significativamente maggiore di termini riferiti a stati mentali durante gli esercizi teatrali rispetto alla condizione di controllo. Il teatro, inoltre, ha elicitato una modalità d’uso più evoluta di queste parole, che implica una riflessione sugli stati mentali.

Ricerca italiana

Martina Pinzino Elisa Santocchi Jessica Barsotti Gloria Scarselli Sara Calderoni Raffaella Tancredi Filippo Muratori Antonio Narzisi

Autismo in famiglia: quali sono i tratti in comune tra genitori e figli?

DOI: 10.14605/AUT1621803

Disturbi dello Spettro Autistico, Autism-Spectrum Quotient (AQ), Broader Autism Phenotype (BAP), genitori, bambini, famiglia.

L’articolo presenta un programma di intervento motorio da svolgere in piccolo gruppo. Particolare attenzione viene rivolta alla raccolta dati preliminare da cui ottenere importanti indicazioni sui livelli di sviluppo degli studenti e sulle condizioni ambientali che favoriscono l’emissione di attività fisica da parte dei partecipanti. Si pone inoltre molta enfasi sugli effetti positivi che l’insegnamento di attività motorie adeguate allo sviluppo prescolare potrebbe avere anche sulla frequenza dei comportamenti prosociali emessi dagli studenti in un contesto diverso dall’intervento individuale. Per l’insegnamento delle abilità motorie oggetto del programma di intervento sono state utilizzate strategie comportamentali di Analisi Funzionale, Constant Time Delay, Analisi del Compito e Concatenamento delle Abilità. Il programma d’intervento presentato nello studio è stato condotto con tre studenti rispettivamente di tre, quattro e cinque anni con disturbi evolutivi e ha dimostrato di essere efficace nell’incrementare i livelli di attività motoria e la frequenza dei comportamenti prosociali emessi dai partecipanti.

Negli anni 2014 e 2015 la Fondazione Brunello – ONLUS di Vicenza, in collaborazione con le Unità Operative Disabilità delle ULSS territoriali, ha svolto un’indagine conoscitiva per identificare la numerosità delle persone con diagnosi clinica di Disturbi dello Spettro Autistico (Autism Spectrum Disorders – ASD) inserite in Servizi diurni e residenziali della provincia di Vicenza, e l’esistenza di un percorso specifico di intervento che tenesse conto delle peculiarità legate alla complessità del disturbo. Successivamente, e in conseguenza a questo tipo di analisi, si è proceduto con la rilevazione di uno screening che ha coinvolto le persone con disabilità intellettiva inserite nei Centri diurni e residenziali del territorio per rilevare la presenza di tratti autistici attraverso la somministrazione della scala di valutazione STA-DI. L’articolo presenta i dati raccolti, conclusioni e riflessioni in merito. In considerazione di quanto emerso, si intende sviluppare progetti di formazione che possano favorire e suggerire la riorganizzazione metodologica delle attività proposte alle persone con ASD ospiti in queste strutture.