Ascoltare, narrare, riconoscere
Emanuela Fato, Giuseppina Parisi, Giulia Lombardi, Francesca Maria Antonia Campisi
L’invecchiamento è spesso accompagnato da processi di marginalizzazione simbolica e da una crescente perdita di visibilità narrativa. In un contesto sociale che tende a rappresentare la vecchiaia attraverso paradigmi deficitari o produttivistici, l’approccio ecologico-narrativo propone una cornice teorica ed etica capace di restituire agency, dignità e riconoscimento alle persone anziane. Questo contributo esplora le potenzialità del lavoro di narrazione di vita con gli anziani, concepito non come intervento individuale o terapeutico, ma come pratica relazionale, situata e socialmente generativa. Attraverso l’integrazione tra prospettiva ecologica e teoria narrativa, l’articolo evidenzia come le storie di vita possano diventare strumenti di resistenza all’ageismo e di costruzione di legami intergenerazionali, oltre che dispositivi di cura e riconoscimento nei servizi. A partire da esperienze maturate in contesti di cura e progettualità comunitaria, vengono messi in luce cinque spostamenti di sguardo possibili per il lavoro sociale per rendere possibile questo approccio: dalla prestazione alla relazione, dal dato alla co-costruzione, dal tempo cronometrico al tempo vissuto, dall’invecchiamento come ritiro all’invecchiamento come autorità narrativa, dalla biografia individuale alla responsabilità condivisa. Il lavoro di narrazione, in questa prospettiva, non è un’attività accessoria, ma una pratica trasformativa, capace di restituire visibilità sociale e valore etico alla vecchiaia.
DOI 
10.14605/SrLS222504
Keywords
Approccio ecologico-narrativo, narrazione di vita, riconoscimento, relazione di cura, invecchiamento e soggettività.