Vulnerabilità digitali ed etica della cura nel lavoro sociale: su social media e intelligenze artificiali

Paolo Monti

L’articolo esplora le implicazioni etiche della transizione digitale per il lavoro sociale, con particolare attenzione all’uso dei social media e dei sistemi di intelligenza artificiale. La prospettiva proposta integra tre ambiti di ricerca: il paradigma relazionale del servizio sociale, le etiche della cura femministe e neo-aristoteliche, e la filosofia della tecnologia post-strumentalista. Al centro dell’analisi vi è la vulnerabilità condivisa come condizione costitutiva delle relazioni di cura, che nelle interazioni sulle piattaforme digitali assume forme nuove e ambivalenti: opportunità di lavoro di comunità e advocacy, ma anche rischi di frammentazione della temporalità, sovraesposizione e perdita di riservatezza. L’introduzione di sistemi di intelligenza artificiale nei processi di valutazione e assistenza solleva ulteriori interrogativi etici, in quanto tali strumenti non partecipano dell’esperienza incarnata della vulnerabilità che fonda la pratica professionale. Viene proposta un’etica della cura digitale fondata sulla riflessività della saggezza pratica, la consapevolezza etica delle nuove vulnerabilità digitali e la corresponsabilità nelle reti. Tra i principi indicati vi sono: la centralità della vulnerabilità come esperienza condivisa, il rifiuto della sostituzione del professionista negli atti fondamentali della cura, la deliberazione partecipata delle scelte di strumenti e ambienti tecnologici.

DOI 
10.14605/SrLS222501

Keywords
Lavoro sociale relazionale, etica della cura, etica digitale, vulnerabilità, onlife, social media, Intelligenza Artificiale.

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