È possibile l’auto/mutuo aiuto tra persone con problemi diversi?

Fabio Folgheraiter, Maria Luisa Raineri

Tradizionalmente, si ritiene che per lo sviluppo di un gruppo di auto/mutuo aiuto sia necessario riunire alcune persone con il medesimo problema da affrontare, problema che costituisce il «collante» del gruppo: una comunanza considerata essenziale per la vita del gruppo stesso, ma che rende difficile promuovere gruppi rivolti a difficoltà specifiche poco diffuse, o in zone scarsamente popolate. Il progetto pilota documentato in questa ricerca ha voluto provare un nuovo tipo di gruppo, nel quale i partecipanti non presentano uno stesso problema: ciascuno ha un tipo di difficoltà diverso da quello degli altri. La comunanza tra loro consiste nell’intento, e nella speranza, del recovery. Sono stati avviati tre gruppi e il loro sviluppo è stato monitorato per circa un anno. Due gruppi si sono riassestati su un formato «standard». Uno, invece, ha mantenuto nel tempo la caratteristica di gruppo misto, sviluppando comunque al suo interno le dinamiche tipiche dell’auto/mutuo aiuto. Ciò costituisce una prima indicazione che gruppi aspecifici di questo genere possono funzionare. Essi potrebbero costituire una modalità operativa di straordinario valore per lo sviluppo di un welfare di comunità: è un metodo realizzabile quasi ovunque, a basso costo economico, ed entra facilmente in sinergia con eventuali altri progetti di sostegno e con i servizi istituzionali.

DOI 
10.14605/LS55

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