Mettiamo più moralità nella mindfulness

Mario Di Pietro

Nel presente intervento vengono evidenziati alcuni aspetti critici concernenti l’inserimento della mindfulness nella prassi psicoterapeutica. Innanzitutto si vuol far notare che l’utilizzo in psicoterapia della mindfulness non è qualcosa di innovativo. Già da diversi decenni infatti la mindfulness è un elemento importante di vari approcci psicoterapeutici inclusa la terapia del comportamento ritenuta di «prima generazione». Inoltre è da considerare che la mindfulness è solo una delle otto componenti che costituiscono il percorso offerto dalla disciplina buddhista per superare la sofferenza. Quindi, malgrado il proliferare di scritti sulle applicazioni della mindfulness in ambito clinico, il concetto di mindfulness che viene solitamente presentato è piuttosto limitato e non riflette la complessità che tale pratica ha nel buddhismo e il suo collegamento con la moralità. Questo potrebbe anche aver ostacolato l’uso del suo pieno potenziale nella pratica clinica. Infine si vuol far notare quanto la commercializzazione cui è andata incontro la mindfulness sia qualcosa di estraneo allo spirito stesso della mindfulness. Tale deriva commerciale è stata facilitata dal fatto che in occidente non si è dato alla moralità quella centralità che essa ha nella disciplina buddhista da cui la mindfulness è stata estrapolata.

DOI
10.14605/PCC2712106

Keywords
Mindfulness, Presenza mentale, Moralità, Etica, Buddhismo, Meditazione, Dharma, Psicoterapia.

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