Balbuzie e disprassia

Bagnolo Valentina, Carlozzi Silvia, Grelloni Clementina, Marciano Sara, Maroscia Emilia, Neri Ilaria, Roberto Denis, Terribili Monica

La balbuzie è definita nel DSM-IV-TR (American Psychiatric Association, 2000) come «un’anomalia del normale fluire e della cadenza dell’eloquio», che causa disagio a chi la produce. La prassia è un insieme di movimenti finalizzati al raggiungimento di un determinato obiettivo o risultato. Questi movimenti volontari si strutturano in maniera coordinata e si acquisiscono tramite l’esperienza o l’educazione. 
Nel DSM-IV-TR la disprassia è classificata all’interno dei Disturbi della Coordinazione Motoria (DCM) e, nello specifico, come un Disturbo Evolutivo della Coordinazione Motoria. Essa viene così descritta: «le prestazioni nelle attività quotidiane che richiedono coordinazione sono sostanzialmente inferiori rispetto a quanto previsto per l’età cronologica del soggetto e alla valutazione psicometrica della sua intelligenza. Questo può manifestarsi con un notevole ritardo nel raggiungimento delle tappe motorie fondamentali (ad esempio, camminare, gattonare, stare seduti), con il far cadere gli oggetti, con goffaggine, con scadenti prestazioni sportive o con calligrafia deficitaria».
L’articolo descrive i casi clinici di due bambini caucasici di 6 e 8 anni di età, che presentano balbuzie dall’età di 2 anni insieme a difficoltà nei movimenti fini e grosso-motori.

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