La diagnosi differenziale nei bambini con Speech Sound Disorders
Stefania Gazzola
La diagnosi differenziale degli Speech Sound Disorders (SSD) in età evolutiva rappresenta una sfida clinica rilevante, in particolare nel distinguere quadri clinici che si muovono lungo un continuum caratterizzato da un coinvolgimento motorio crescente, quali Disprassia Verbale Evolutiva (DVE), disartria e disturbo fonetico-fonologico. Il presente contributo descrive l’adattamento italiano del protocollo «Clinical Assessment of Oropharyngeal Motor Development in Young Children» di Robbins e Klee e ne discute l’utilità clinica nell’inquadramento degli SSD. Lo strumento integra la valutazione dello speech con misure oggettive di: struttura anatomica, controllo motorio orale e fonatorio, diadococinesi articolatoria, tempo massimo di fonazione e variabilità lessicale. Il protocollo è stato somministrato a 191 bambini a sviluppo tipico (2,6–6,11 anni) e a 152 bambini con SSD. Nello sviluppo tipico i punteggi di funzione, di velocità e durata crescono proporzionalmente all’età, confermando la sensibilità dello strumento nel tracciare la maturazione dei sistemi di controllo motorio. La struttura appare adeguata già nelle prime fasce d’età. Nei bambini con SSD emergono profili differenti: i Motor Speech Disorders presentano compromissioni significative delle funzioni orali e fonatorie, mentre la variabilità lessicale si conferma un marker clinico utile per distinguere DVE e disturbo fonetico-fonologico inconsistente dagli altri SSD.
Keywords
Disturbo fonetico-fonologico; Disprassia Verbale Evolutiva; Disartria; Variabilità lessicale; Controllo motorio orale.