Il TNPEE

© 2023 Erickson

Vol. 5, nn. 1/2, maggio/novembre 2023

(pp. 47-63)

L’abuso di smartphone migliora o peggiora la nostra funzionalità cognitiva?

Petrone Martina

TNPEE, Psicologa Clinica e Dinamica, Centro Pro-Juventute Minerva srl, Napoli

Sommario

Lo smartphone è diventato indispensabile, in particolare nella società attuale, rendendo possibile l’accesso alla tecnologia a molte persone in tutto il mondo. Ma l’abuso di smartphone migliora o peggiora la nostra funzionalità cognitiva? La decisione di affrontare la tematica degli smartphone è stata presa in seguito all’esperienza lavorativa personale con soggetti non verbali, che utilizzano app di comunicazione aumentativa alternativa per comunicare in modo efficace. Tuttavia, si è anche notato come gli smartphone possano avere un effetto deleterio sui soggetti con disturbo dello spettro autistico, provocando problemi di comportamento come depressione, ansia, deficit di attenzione, aumento dell’aggressività e difficoltà nell’attaccamento, sia all’interno della famiglia che in contesti sociali. Le ricerche effettuate hanno evidenziato come gli smartphone possano incidere negativamente sulla salute umana sia a causa delle onde elettromagnetiche emesse, sia a causa della dipendenza che si sviluppa da questi dispositivi, portando a considerare lo smartphone come un’estensione del proprio io. In sintesi, l’obiettivo di questo approfondimento è quello di evidenziare gli effetti positivi e negativi dell’uso degli smartphone, al fine di sensibilizzare l’opinione pubblica sulla necessità di utilizzare questi strumenti in modo equilibrato e consapevole, evitando così l’insorgere di problemi di salute e di comportamento. Per affrontare il tema in modo esplicativo in questa review narrativa, è stata svolta una ricerca bibliografica attraverso PubMed e Google Scholar selezionando cinque articoli in lingua inglese pubblicati su riviste internazionali indicizzate. I primi quattro articoli scientifici dimostrano come l’uso eccessivo degli smartphone incrementi strategie di fuga da sentimenti negativi e da stress; la sola presenza di questo dispositivo può compromettere tutte le funzionalità cognitive, avere un impatto significativo e negativo sulla memoria basata sugli eventi e sui tempi di reazione. Tuttavia, l’ultimo articolo dimostra come l’uso di smartphone possa anche generare una maggiore motivazione verso l’apprendimento.

Parole chiave

Smartphone, Funzionalità cognitiva, Memoria, Comunicazione aumentativa alternativa, Disturbo da abuso della rete telematica.

Introduzione

Lo smartphone, letteralmente telefono intelligente, è l’esponente principale di quel processo tecnologico che ha comportato l’aumento dell’utilizzo di strumenti digitali di diffusione e di interazione, che ha coinvolto non solo i bambini ma anche gli adulti. Molte ricerche hanno sottolineato che, nonostante i vantaggi, l’uso eccessivo dello smartphone può produrre effetti negativi, arrivando ad assumere le stesse caratteristiche di una dipendenza, con compromissione della salute mentale. Inoltre, recenti studi hanno suggerito che gli effetti negativi dell’uso eccessivo di smartphone possono evidenziarsi anche a livello del funzionamento cognitivo. Secondo i risultati dell’indagine «Aspetti della Vita Quotidiana» condotta dall’Istat nel 2022 sulle famiglie e gli individui, che ospita annualmente il modulo armonizzato europeo sull’uso delle tecnologie della comunicazione e dell’informazione, nel periodo compreso tra il 2020 e il 2021 il numero di persone di età superiore ai 6 anni che hanno navigato in rete è aumentato del 7%, raggiungendo il 77,5%. Si è registrato un aumento maggiore, pari al 4,4%, nell’anno 2021 rispetto al 2020. Anche nel 2022 si conferma che l’uso predominante della Rete è rivolto ai servizi di comunicazione, circa il 68,9% degli internauti di età superiore ai 6 anni ha utilizzato servizi di messaggeria istantanea, il 60,1% ha effettuato chiamate tramite il web e il 59,2% ha utilizzato la posta elettronica negli ultimi tre mesi. Inoltre, molti hanno utilizzato la Rete per guardare video tramite servizi di condivisione come YouTube (55,3%), ascoltare musica online (45,6%) e partecipare ai social network (45,1%). Il 44,9% ha utilizzato il web per leggere giornali, informazioni e riviste online. Dati più specifici sulla popolazione in età evolutiva sono stati illustrati da una precedente indagine Istat del 2018 dalla quale emergevano già, nel periodo pre-pandemia, i seguenti dati: l’84% degli adolescenti italiani tra gli 11 e i 17 anni utilizzava quotidianamente lo smartphone, il 72% navigava su internet tutti i giorni e il 50% dichiarava di trascorrere dalle 3 alle 6 ore extrascolastiche al giorno con lo smartphone in mano. Un dato molto rilevante, segnalato dall’indagine, era l’aumento della percentuale di bambini d’età compresa tra 0 e 8 anni che utilizzava dispositivi multimediali, passata dal 38% nel 2011 al 72% nel 2013 e, per i bambini di età inferiore ai 2 anni, l’incremento dal 10% al 38%. I dati riportati hanno motivato a effettuare una ricerca bibliografica sull’uso degli smartphone che potesse approfondire sia le conseguenze positive derivate dal loro utilizzo da parte di soggetti non verbali con gli applicativi di comunicazione aumentativa alternativa, sia il potenziale impatto negativo su pre-adolescenti, adolescenti e su soggetti con disturbo dello spettro autistico aggravandone i comportamenti problematici con disturbi d’ansia, deficit di attenzione e aumento dell’aggressività, difficili da gestire sia per i genitori all’interno del nucleo familiare sia nel contesto sociale.

Metodologia

Ai fini dello svolgimento della review narrativa è stata svolta una ricerca bibliografica attraverso PubMed e Google Scholar. In un primo momento sono stati selezionati venti articoli di carattere scientifico e atti di convegni a livello globale, riguardanti questa tematica. In un secondo momento, si è svolta una cernita letteraria per giungere alla selezione di cinque articoli in lingua inglese pubblicati su riviste internazionali indicizzate, in quanto corrispondenti perfettamente al quesito posto su rischi e benefici. I primi quattro articoli scientifici dimostrano come l’uso eccessivo degli smartphone incrementi strategie di fuga da sentimenti negativi e da stress; la sola presenza di questo dispositivo può compromettere tutte le funzionalità cognitive, avere un impatto significativo e negativo sulla memoria basata sugli eventi e sui tempi di reazione. Tuttavia, l’ultimo articolo dimostra come l’uso di smartphone possa anche generare una maggiore motivazione verso l’apprendimento. Gli articoli esaminati sono stati schedati e messi a confronto in tabella per offrire una panoramica generale degli aspetti positivi e delle conseguenze negative dell’uso degli smartphone (Tabella 1).

Prima fase della ricerca

In questa fase sono stati selezionati venti articoli e atti di convegni di società di carattere scientifico sulla tematica. I possibili rischi fisici derivati dell’iperconnessione a cui vanno incontro adolescenti e preadolescenti, ormai sempre più precoci nell’uso di smartphone o altri dispositivi tecnologici, sono molteplici e di varia natura (Congresso della Società Italiana di Pediatria, 2019). Le troppe ore trascorse davanti allo schermo possono procurare la perdita di ore di sonno oppure una scarsa qualità dello stesso (Lam, 2014), oltre all’abbassamento della vista, dovuto, in particolar modo, alla luce blu degli schermi. Inoltre, l’uso eccessivo di smartphone può provocare dolori al collo e spalle, sintomi che appartengono alla sindrome del Text Neck, ovvero la postura errata che si assume quando si guarda il display del cellulare per troppo tempo (Kwon et al., 2013), la crescita esponenziale di tendiniti al polso e casi di sindrome da pollice da smartphone, che provoca dolori alla base del pollice per il continuo uso anomalo del dito. L’utilizzo eccessivo di smartphone può peggiorare alcune problematiche mentali o comportamentali, quali alterazioni dell’umore, preoccupazioni cognitive e comportamenti ossessivo-compulsivi, e può anche interferire con l’impegno scolastico o lavorativo. Inoltre, la diminuzione dell’interazione sociale nella vita reale può provocare difficoltà nelle relazioni interpersonali, come la riduzione dell’empatia, della capacità di comunicare in modo efficace e di stabilire rapporti soddisfacenti (Kuss e Griffiths, 2011). Secondo uno studio pubblicato su «Cyberpsychology, Behavior and Social Networking» (Joiner et al., 2012), dilaga la fobia di non essere rintracciabili generando uno stato d’ansia pari alle crisi di astinenza da alcool e droga (Demirci, Akgönül e Akpinar, 2015). Infine, gli smartphone sono apparecchi che funzionano utilizzando onde radio non ionizzanti che hanno una frequenza di 900 e 2200 MHz, da questo è nata l’ipotesi che l’esposizione prolungata alle microonde possa portare, nel lungo termine, allo sviluppo di tumori. La massima emissione di onde RF avviene infatti quando il cellulare cerca la linea. La quantità di onde RF assorbite da un’unità di tessuto biologico per unità di tempo è nota con il nome di tasso specifico di assorbimento o SAR (Specific Absorption Rate). Alcuni studi hanno dimostrato che i segnali di radiofrequenza e i campi elettromagnetici dei cellulari possono alterare il DNA delle cellule nervose modificando il loro funzionamento fisiologico (Cohen e Popp, 2003). Altri studi, invece, hanno rivelato come i geni esposti alle radiofrequenze fossero alterati in relazione alla produzione di radicali liberi nel DNA, in grado di produrre il cancro oppure danni cromosomiali gravi, perdendo la capacità di riparo cellulare, controllo fisiologico e infine la capacità di soppressione di crescita incontrollata e di programmazione di morte cellulare (Phillips, Singh e Lai, 2009). L’AIRC (2018) ha stabilito la possibile cancerogenicità delle radiofrequenze prendendo in considerazione sia gli studi sugli uomini che sugli animali di laboratorio, analizzando in particolare la genotossicità, gli effetti sul sistema immunitario, i segnali cellulari, la barriera emato-encefalica, gli stress ossidativi e la morte cellulare. Il rischio maggiore è di tumore celebrale che può manifestarsi sia in forma benigna che maligna, con le forme più comuni di glioma, il meningioma e neurinoma. Questa ipotesi è stata confermata da uno studio che ha visto coinvolti ben 13 Paesi, noto come Interphone Study, che ha previsto un investimento di 19,2 milioni di euro, finanziato dalla Comunità Europea e dalle industrie produttrici dei cellulari. Gli utilizzatori pesanti avevano un rischio più elevato di 1,4 volte maggiore di sviluppare un glioma nella zona ipsilaterale all’uso del telefono, mentre per il meningioma il rischio era 4 volte più alto (Swerdlow et al., 2011). Alla luce di ciò, l’AIRC ha classificato le onde a RF tra i possibili cancerogeni umani (Gruppo 2B), in quanto l’evidenza epidemiologica è stata considerata limitata. I bambini, d’altro canto, sono soggetti a un’esposizione cumulativa maggiore poiché il loro cervello continua a crescere e a svilupparsi fino ai 18 anni e ha più fluidi di un cervello adulto, di conseguenza ha un maggiore tasso di SAR, cioè, assorbe molte più onde elettromagnetiche rispetto agli adulti (Gandhi et al., 2012). Un recente studio condotto dal National Institute of Health degli Stati Uniti afferma che l’uso del cellulare genera un aumento della reattività cerebrale negli adulti; il tutto è stato dimostrato con l’esame strumentale PET (Positron Emission Tomography) mentre il soggetto eseguiva attività con lo smartphone. Si evince dai risultati che il metabolismo delle parti del corpo più vicine al dispositivo mobile era del 7% più intenso quando quest’ultimo era acceso (Volkow et al., 2011). Questi dispositivi consentono una connessione costante a informazioni provenienti da ogni angolo del mondo ma la loro presenza procura, allo stesso tempo, una vera e propria fuga dei cervelli.

Recenti studi hanno ipotizzato che la memoria di lavoro, che ha il ruolo di controllo e regolazione dei processi tra i vari domini (Baddeley e Hitch, 1974; Miyake e Shah 1999; Baddeley, 2003), e l’intelligenza fluida, che ha la capacità di selezionare, archiviare e manipolare le informazioni in modo mirato (Engle, 2002), potessero essere influenzate negativamente dalla sola presenza e dalla salienza del dispositivo mobile. L’influsso dei molteplici e continui messaggi che arrivano dalla rete non soltanto sovraccarica la nostra memoria di lavoro, ma rende anche molto più difficile per i lobi frontali concentrare l’attenzione su un unico oggetto. Gli autori di queste ricerche affermano che è come se fossimo sempre più programmati a utilizzare il computer quando siamo di fronte a una lacuna mnesica, deficit della memoria limitato a un determinato lasso di tempo. Anche in presenza di domande semplici si attiverebbero, nella mente dei soggetti, parole associate a computer o smartphone, e questo risultato è stato interpretato dagli scienziati come conseguenza del fatto che tutto ciò che riguarda il sapere conduce a un’attivazione di significati collegati alla tecnologia digitale (Sparrow, Liu e Wegner, 2011). Secondo uno studio recente condotto da Chiang, Dong, Chen e Chen (2019), l’uso frequente degli smartphone ha un impatto significativo sui modelli di pensiero e sull’interazione cognitiva dell’utente, portando a una degradazione anatomica e fisiologica del cervello, in particolare della memoria potenziale. Questa forma di memoria è essenziale per la pianificazione e l’organizzazione della vita quotidiana, poiché funge da calendario mentale per gli eventi futuri. Ciò suggerisce che una diminuzione costante della memoria potenziale può essere responsabile della degradazione anatomica e fisiologica del cervello. Ulteriori ricerche, invece, si sono soffermate sull’ipotesi che esiste una correlazione tra l’uso di smartphone e deficit del ritmo circadiano del sonno con conseguenze negative sugli apprendimenti, sui processi di memoria e le prestazioni scolastiche (Chan et al., 2019). Le ricerche hanno dimostrato che, con l’abuso di dispositivi di telefonia mobile, si hanno dei seri problemi di difficoltà di addormentarsi e a mantenere il sonno, risvegli mattutini continui ed eccessiva sonnolenza diurna, che inevitabilmente producono effetti negativi su tutti gli apprendimenti scolastici. In particolare, dai dati del Timss (Trends in International Mathematics and Science Study) del 2018 si registra una carenza nelle discipline scientifiche, soprattutto in matematica. Il fatto stesso di sapere che vi è uno strumento elettronico che è in grado di recuperare in tempo reale le informazioni necessarie, provoca un effetto delega che è in grado di depotenziare i meccanismi dei ricordi in memoria (Sparrow, Liu e Wegner, 2011). Inoltre, l’accessibilità di molte informazioni online non assicura che tutte siano comprese, integrate e ricordate. Lo smartphone rappresenta dunque una grossa fonte di distrazione quotidiana, infatti, secondo una ricerca svolta dal ramo canadese della Microsoft, la soglia media di attenzione nell’uomo è calata dai 12 secondi nel 2012 agli 8 secondi nel 2013; è inoltre emerso che la capacità di focalizzazione su un unico compito è sensibilmente diminuita in relazione all’utilizzo di internet (Gausby, 2015). Anche uno studio cinese ha rilevato una chiara correlazione tra l’uso del cellulare e la presenza di disturbi dell’attenzione (Zheng, Martin, Brohman e Da Xu, 2014). Infatti, è emerso che, per coloro che tengono il telefono sempre acceso, il rischio di distrarsi sale del 36%, mentre per i soggetti che lo spengono la notte, la percentuale cala del 25%. Focalizzandosi sullo sviluppo cognitivo del bambino, l’uso frequente di dispositivi mobili è significativamente associato a disturbi esternalizzanti più elevati come problemi di condotta, iperattività e disattenzione (Hosokawa e Katsura, 2018). Uno studio sperimentale controllato ha evidenziato che i bambini in età prescolare, che hanno guardato per 9 minuti un video su uno schermo con animazioni molto veloci, hanno manifestato una significativa riduzione delle funzioni esecutive rispetto ai bambini che invece hanno disegnato o visto un programma educativo (Lillard, Pinkham e Smith, 2011). Anche in altre ricerche sono emerse più generalmente conseguenze negative sulla concentrazione e l’attenzione (Nathanson et al., 2014; Nikkelen, Valkenburg, Huizinga e Bushman, 2014) e, a lungo andare, anche sullo sviluppo motorio, cognitivo e linguistico (Lin et al., 2015). Dai risultati di alcuni studi condotti su giovani giapponesi, emerge che coloro che hanno meno risorse sociali, culturali e cognitive preferiscono utilizzare la comunicazione scritta rispetto a coloro che sono più competenti nelle abilità comunicative. Inoltre, questi giovani sostituiscono spesso la comunicazione faccia a faccia con quella telefonica, equiparandole allo stesso livello di efficacia. Di conseguenza, gli SMS sono diventati il mezzo di comunicazione più comune tra i giovani, ma questo ha portato ad alcuni problemi, tra cui la riduzione della competenza nella grammatica e nei codici convenzionali a causa della natura ibrida di questi brevi messaggi, che integrano elementi tipici sia del parlato che dello scritto (Ishii, 2006). Le manifestazioni patologiche legate all’utilizzo della tecnologia possono essere numerose, incidendo sui processi elaborativi, decisionali e inevitabilmente sulla salute mentale. Se da una parte le tecnologie digitali forniscono il controllo e la gestione di una parte della vita, dall’altra possono rivelarsi una grossa fonte di stress; tale tipologia di stress è definita Cyberstress. Da alcune ricerche pubblicate sulla rivista «Computers in Human Behavior» (Lee et al., 2014), viene messa in evidenza la stretta correlazione presente tra stress e uso dello smartphone. Inoltre, la paura di essere tagliati fuori dal mondo — Fear of Missing Out (FOMO) — sta crescendo in modo esponenziale, con la diffusione dei social (Guadagno, Rempala, Murphy e Okdie, 2013). Altro aspetto da considerare che va a incidere sulla salute mentale è l’ipocondria digitale: sintomi frequenti e generalmente innocui possono avere, in seguito a ricerche su Google, un’escalation di ansia tale da generare gravi malattie, ravvisanti gli stessi sintomi delle ricerche (White e Horvitz, 2009).

Seconda fase della ricerca

Tra i cinque articoli selezionati pubblicati su riviste internazionali indicizzate (Tabella 1), solo lo studio di Dzamesi, Akyina, Manu e Danso (2019) ha messo in evidenzia un aspetto positivo dell’uso dello smartphone. Secondo i risultati, gli utilizzatori di questo dispositivo manifestano un atteggiamento positivo e una maggiore motivazione nei confronti dell’apprendimento. Tuttavia, le varie chat dei social media e le ridotte dimensioni dello schermo rappresentano degli ostacoli per la concentrazione. Questa ricerca si pone in netta contrapposizione con i risultati ottenuti dagli autori degli altri lavori analizzati (Extremera, Quintana-Orts, Sánchez-Álvarez e Rey, 2019; Ward, Duke, Gneezy e Bos, 2017; Hadar et al., 2017; Chiang, Dong, Chen e Chen, 2019), che riportano diversi outcome negativi dovuti all’utilizzo eccessivo dello smartphone. In particolare, gli autori sottolineano l’utilizzo di strategie di coping maladattive come via di fuga da sentimenti negativi e da stress, con conseguenti danni a livello sia accademico sia sociale; compromissione della funzionalità cognitiva dovuta alla sola presenza e/o aumento della salienza ambientale del dispositivo; deficit nelle capacità cognitive, nella cognizione sociale ed eccitabilità della corteccia prefrontale destra (rPFC); impatto significativo e negativo sulla memoria basata sugli eventi e sui tempi di reazione. Dagli studi esaminati, si può ben comprendere che non è assolutamente chiara la gravità della situazione relativa all’impatto dell’uso problematico dello smartphone sulla funzionalità cognitiva e sociale. Inoltre, gli autori sottolineano quanto sia semplice passare da un uso costante del cellulare a una vera e propria dipendenza, che gli esperti ritengono essere pari a quella da droga e alcool.

Tabella 1

Sintesi dei risultati del lavoro di schedatura sull’uso dello smartphone

Articoli schedati

Campione

Obiettivi/ipotesi

Strumenti

Risultati

Extremera, Quintana-Orts, Sánchez-Álvarez e Rey, 2019

845 studenti (390 maschi e 455 femmine) adolescenti. Età media = 15,64 anni

L’obiettivo dello studio è esaminare la relazione tra specifiche modalità di regolazione cognitiva delle emozioni e l’uso problematico dello smartphone.

Raccolta di variabili sociodemografiche; modelli di utilizzo dello smartphone; CERQ; SAS-SV.

Gli adolescenti non sembrano essere in grado di utilizzare delle strategie emotive adeguate a fronte di situazioni stressanti, facendo dunque affidamento alle varie tecnologie per ridurre i sentimenti e i pensieri negativi.

Questo modello di coping negativo contribuisce all’uso eccessivo degli smartphone come strategie di fuga da sentimenti negativi e da stress, con esiti sfavorevoli che si ripercuotono sia nell’ambito accademico sia in quello sociale.

Ward, Duke, Gneezy e Bos, 2017

Esperimento 1

548 studenti universitari (53,3% donne; età media: 21,1 anni). Il campione finale era composto da 520 utenti di smartphone.

Esperimento 2

296 studenti universitari (56,9% femmine; età media: 21,3 anni). Il campione finale è composto da 275 partecipanti.

Lo studio ha come obiettivo esaminare se la semplice presenza di uno smartphone possa indurre a una «fuga di cervelli», ovvero la messa in atto di uno spostamento delle risorse attentive, utili allo svolgimento di un’attività target, al fine di inibire l’attenzione automatica verso la presenza dello smartphone.

Esperimento 1

Svolgere il compito OSpan e 10 item del subtest delle RSPM.

Esperimento 2

Svolgere le attività OSpan e quelle Go/No-Go. In seguito, è stata completata una batteria di domande esplorative, che includono 13 item, relative alla dipendenza dal proprio telefono. Infine, una serie di domande demografiche

(genere, età, etnia, nazionalità)

La sola presenza del proprio smartphone può compromettere le funzionalità cognitive, anche quando questo non è utilizzato. Le risorse attentive risultano disponibili solo in parte per il compimento dell’attività proposta.

Con l’incremento della salienza del proprio smartphone, le performance OSpan peggiorano; invece, al decremento della salienza del proprio smartphone, le prestazioni migliorano.

Hadar et al., 2017

Complessivamente sono stati selezionati 60 soggetti, di cui solo 51 hanno partecipato allo studio. I partecipanti appartenenti al gruppo dei non utilizzatori di smartphone (non-users, NU) sono stati reclutati utilizzando degli annunci affissi in università, mentre i partecipanti appartenenti al gruppo dei gravi utilizzatori (smartphone users, SU) sono stati selezionati utilizzando uno specifico questionario.

Obiettivo 1

Valutare se gli utenti con uso problematico dello smartphone presentino punteggi anomali in cognizione sociale, sintomatologia depressiva, attenzione e iperattività.

Obiettivo 2

Valutazione di impulsività, attenzione e memoria.

Obiettivo 3

Misurazione dell’attività prefrontale a riposo per stabilire se si verificano cambiamenti neuronali sensibili associati a un uso intenso dello smartphone.

Per questo studio è stata utilizzata l’App Manager Pro 2.

Sono stati svolti i seguenti test: Speeded numerical processing task, compito di memoria, stop signal task, i questionari BDI, CAARS, RSMS, CAS, attività di ritardo dell’incentivo monetario e il protocollo TMS- EEG.

Il presente studio suggerisce che un ampio uso dei dispositivi smartphone può essere associato a deficit nelle capacità cognitive, nella cognizione sociale e a un’eccitabilità della PFC destra.

Inoltre, 3 mesi di utilizzo dello smartphone da parte di soggetti nuovi a tale strumento causano una significativa riduzione della precisione aritmetica e un aumento delle preoccupazioni sociali.

Chiang, Dong, Chen e Chen, 2019

I partecipanti a questo studio sono 8 studenti post lauream, 5 maschi e 3 femmine, in un range d’età compreso tra i 23 e i 33 anni.

Valutare se l’uso intensivo dello smartphone comporti distrazioni. Gli autori ipotizzano che esso possa ridurre il potenziale della memoria prospettica e creare una vera e propria compromissione del funzionamento cerebrale.

Gli strumenti utilizzati sono SPAI e PRMQ. Inoltre sono state proposte attività di memoria prospettica basate su eventi e sul tempo. È stato utilizzato l’EEG come strumento per la misurazione dell’attività cerebrale.

Un alto grado di dipendenza da smartphone ha un impatto significativo e negativo sulla memoria basata sugli eventi e sui tempi di reazione. Non si registra un significativo impatto sulla memoria prospettica basata sul tempo.

Dzamesi, Akyina, Manu e Danso, 2019

La ricerca ha coinvolto giovani adulti tirocinanti in ambito sanitario, per un totale di 138 soggetti, di cui il 67,4% maschi e il 32,6% femmine.

L’età dei partecipanti è compresa tra i 18 e i 30 anni, con età media di 22 anni.

Obiettivo 1

Valutare quale tipo di atteggiamento mostrano i tirocinanti, che utilizzano gli smartphone, nei confronti dell’apprendimento.

Obiettivo 2

Valutare che tipo di atteggiamento mostrano i tirocinanti, che non utilizzano gli smartphone, nei confronti dell’apprendimento.

Obiettivo 3

Indagare quali fattori potrebbero ostacolare un uso efficace dello smartphone nel processo di apprendimento.

I partecipanti sono stati sottoposti a un questionario suddiviso in tre parti:

1. Raccolta dati demografici,

2. Analisi dell’atteggiamento nei confronti dell’apprendimento.

2. Valutazione degli ostacoli all’utilizzo dello smartphone.

I risultati dello studio mostrano come i tirocinanti che utilizzano lo smartphone come supporto all’apprendimento sviluppino un atteggiamento positivo verso l’apprendimento nel 76% dei casi. I tirocinanti che non usano gli smartphone diventano demotivati e mostrano meno impegno nei loro studi.

Infine, la lettura di notizie sul proprio cellulare quando il docente insegna, l’attenzione alle varie chat e ai social media durante lo svolgimento delle lezioni e le piccole dimensioni dello schermo del dispositivo, sono stati identificati come ostacoli all’utilizzo efficace dello smartphone nel processo di apprendimento.

La tabella riassume gli aspetti positivi e le conseguenze negative rilevati nei vari articoli consultati per la stesura di questo elaborato. In essa sono anche presenti i campioni di diversi studi, le ipotesi formulate e gli obiettivi proposti, il tutto supportato dalla strumentazione scientifica che ha confermato o confutato le ipotesi iniziali, portando a conclusioni specifiche.

Considerazioni sulle nuove dipendenze tecnologiche e approcci terapeutici nei giovani e negli adulti

Le nuove dipendenze, dette anche dipendenze senza sostanza, di cui fanno parte il gioco d’azzardo patologico, la dipendenza da tv, internet e smartphone, le dipendenze dal lavoro, dal sesso o da eccessivo allenamento sportivo, generano un ampio ventaglio di comportamenti anomali. Si parla di nomofobia (NO Mobile Phone PhoBIA) quando si registra una vera e propria difficoltà ad allontanarsi a livello fisico dal proprio cellulare; i soggetti affetti da tale disturbo considerano lo smartphone come mezzo necessario per soddisfare i bisogni affettivo-relazionali e per comunicare con gli altri (Cavalcoli, 2017). Lo studio del Georgia Istitute of Tecnology pubblicato sulla rivista «Computers in Human Behavior», condotto Robert Rosenberger (2015), afferma che 9 persone su 10 soffrono della «sindrome della vibrazione fantasma». Gli individui affetti da questa sindrome avvertono erroneamente la sensazione di vibrazione del proprio cellulare, che indica l’arrivo di notifiche, soprattutto quando hanno sempre il telefono in tasca a contatto con il proprio corpo. Questo fenomeno è causato da spasmi muscolari di bassa intensità, che vengono percepiti come vibrazioni del cellulare. Secondo l’autore, questo disturbo è diffuso poiché la tecnologia sta influenzando il nostro sistema nervoso e perché spesso siamo ansiosi di rispondere a messaggi ed e-mail. Il disturbo da abuso della rete telematica, l’Internet Addiction Disorder (IAD), recentemente inserito nella quinta edizione del Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali dell’American Psychiatric Association (DSM-5, 2013), è stato al centro dell’attenzione da parte della comunità scientifica. La dipendenza dalle nuove tecnologie viene spesso confusa con altre situazioni psicopatologiche. I segni tipici della dipendenza da internet includono la difficoltà nel completare le attività quotidiane, la diminuzione delle prestazioni accademiche, gli stati di euforia dovuti all’uso di internet, vivere isolati da amici e familiari e infine perdere completamente la cognizione del tempo. La ricerca indica che, come è stato dimostrato per l’alcool, anche l’uso di internet può fungere da meccanismo di coping per gli adolescenti che sperimentano stati di depressione o ansia (Elhai, Levine e Hall, 2019; Yang, Fu, Liao e Li, 2019). Da recenti studi condotti da Hall (2021), Wongpakaran e collaboratori (2021) e Lin e collaboratori (2015), sembra che circa un terzo degli utenti di internet navighi in rete con l’intento di evadere dalla realtà o di migliorare il proprio stato d’animo. Tuttavia, ci sono differenze tra uomini e donne nelle loro preferenze di navigazione: gli uomini tendono a essere attratti da siti a sfondo sessuale che offrono stimoli visivi ed esperienze sessuali, mentre le donne sembrano concentrarsi di più sulle relazioni e le interazioni sociali online. Attualmente sono stati riconosciuti cinque tipi di dipendenza (Presidenza del Consiglio dei Ministri, 2013):

  • dipendenza dalle relazioni virtuali (Cyber-Relational Addiction): eccessiva tendenza a instaurare rapporti d’amicizia o amorosi con persone conosciute in rete in particolare tramite chat, forum o social networks. In questa condizione, le relazioni online diventano rapidamente più importanti dei rapporti nella realtà con la famiglia e con gli amici reali;
  • sovraccarico informativo (Information Overload): ricerca ossessiva di informazioni sul web; infatti, gli individui trascorrono sempre maggiori quantità di tempo nella ricerca e nell’organizzazione dei dati in rete;
  • dipendenza dal sesso virtuale (Cybersexual Addiction): uso compulsivo di siti dedicati alla pornografia e al sesso virtuale. Gli individui scaricano e utilizzano materiale pornografico online, sono coinvolti in chat per soli adulti e possono manifestare masturbazione compulsiva;
  • gioco Offline (Computer Addiction): tendenza al coinvolgimento eccessivo in giochi virtuali, che non richiedono l’interazione tra più giocatori e non sono giocati in rete;
  • gioco Online (Net Compulsion): coinvolgimento eccessivo e comportamenti compulsivi collegati a varie attività online, quali il gioco d’azzardo, lo shopping compulsivo, i giochi di ruolo.

La terapia cognitivo comportamentale (CBT) prevede obiettivi che mirano a un uso corretto e controllato di internet e dispositivi annessi e altre attività che tengono la persona lontana dalla rete (Young, 2007; Young, 2004). Nel corso della CBT viene eseguita un’attenta analisi comportamentale del paziente, tenendo conto anche della possibilità che l’individuo possa mentire. Il terapeuta deve necessariamente raccogliere le informazioni sulla frequenza e la durata delle sessioni online dell’utente, la modalità e i luoghi d’uso. Un’organizzazione logica farà sentire al paziente di avere il controllo su internet e non viceversa (Young, 1999). Ulteriori strategie utilizzate dalla terapia cognitivo comportamentale possono essere la pratica dell’opposto — per stimolare l’individuo a interrompere la routine giornaliera e abbandonare le abitudini virtuali —, gli ostacoli esterni, le carte promemoria che possono essere portate in tasca o nel portafoglio, in modo da servire come promemoria di conseguenze negative dell’uso della connessione continua e sui benefici dell’interruzione (Young, 1999). Le tecniche principali di CBT usate in terapia (Young, 2007) sono:

  • esercizi comportamentali: sono esercizi che aiutano le persone a modificare i loro comportamenti in modo da affrontare efficacemente i loro problemi psicologici. Ad esempio, se una persona soffre di ansia sociale, un esercizio comportamentale potrebbe consistere nell’esporla gradualmente a situazioni sociali che le causano ansia. In generale, gli esercizi comportamentali sono progettati per aiutare le persone a superare le loro paure e le loro resistenze al cambiamento, e a sviluppare abilità e strategie per affrontare in modo efficace le sfide della vita;
  • desensibilizzazione: è una tecnica utilizzata per assistere le persone ad abbassare gradualmente il loro livello di ansia o paura. In sostanza, si tratta di una pratica che prevede una graduale esposizione della persona a una situazione temuta o ansiogena, così da permettergli di abituarsi alla stessa e apprendere modalità efficaci per gestirla. L’efficacia della desensibilizzazione si fonda sull’idea che l’esposizione ripetuta e graduale alla causa di ansia o paura sia in grado di ridurre la risposta emotiva negativa associata a quella determinata situazione. La terapia inizia di solito con una lista graduale di situazioni o stimoli che vanno dal meno temuto al più temuto, e la persona viene gradualmente esposta a ciascuno di essi;
  • tecniche di rilassamento: possono essere utilizzate per aiutare i pazienti a gestire lo stress e l’ansia, come il rilassamento muscolare progressivo (PMR) che prevede di contrarre e rilassare i vari gruppi muscolari in modo sistematico; gli esercizi di respirazione profonda che consistono nell’inspirare lentamente e profondamente attraverso il naso, trattenere il respiro per un breve periodo e poi espirare lentamente attraverso la bocca; la meditazione e infine la visualizzazione di paesaggi che infondono calma;
  • training di abilità-sociali: può essere adoperato per aiutare i pazienti ad acquisire nuove abilità sociali, migliorare quelle esistenti e ridurre l’ansia sociale e altri disturbi legati all’interazione sociale. Le strategie di training di abilità sociali nella CBT includono l’educazione, il modello di comportamento, il role-play, il feedback, il rinforzo positivo e le assegnazioni a casa;
  • tecniche di self- management: rappresentano una parte importante della CBT, in quanto aiutano i pazienti a imparare a controllare e gestire i propri pensieri e comportamenti in modo più efficace, attraverso l’automonitoraggio, la programmazione del rilassamento e delle attività.

Le conseguenze positive degli smartphone

L’innovazione della tecnologia si è rivolta anche al campo della comunicazione digitale, in particolare a quello della Comunicazione Aumentativa e Alternativa (CAA), con lo sviluppo di una vasta gamma di dispositivi che permettono di generare discorsi (SGD Speech-Generating Devices) e più recentemente con l’uso di app (applicazioni) specifiche per iPad e altre tecnologie mobili (Lorah et al., 2013; Light e McNaughton, 2013). SGD e varie app di CAA per dispositivi mobili non possono essere considerati solo come delle protesi vocali, piuttosto sono dei dispositivi multiuso che offrono l’accesso a una vasta di gamma di funzioni come internet, istruzione, social network, intrattenimento, giochi ecc. (Fager, Bardach, Russell e Higginbotham, 2012; Light e McNaughton, 2013). Particolare attenzione è posta alla progettazione di giochi per utenti con disabilità cognitiva che possono presentare anche problemi di attenzione, memoria, linguaggio, motricità ecc., dove la personalizzazione è un punto fondamentale per consentire un’interazione rapida, efficace e soddisfacente con il gioco (Artoni et al., 2014; Tomé, Pereira e Oliveira, 2014). Nel mondo digitale esistono app utilizzabili per ragazzi e adulti che si possono considerare dei veri e propri strumenti per facilitare il linguaggio e il dialogo con funzionalità istruttiva e di supporto. Alcuni esempi sono:

  • Kloog: «Social Skill for Autism» è un’app progettata per insegnare ai soggetti autistici le abilità sociali; dispone di 17 piani di lezione individuale ciascuno incentrato su una competenza sociale;
  • Liar: è un sistema pensato per favorire lo sviluppo della comunicazione in persone con autismo, gravi disturbi del linguaggio, assenza di un linguaggio parlato o limitazioni nella comunicazione espressiva. Liar è inteso come comunicatore dinamico, grazie allo scambio di messaggi che avviene con la selezione di pittogrammi che vengono trasformati in parole e frasi attraverso la sintesi vocale;
  • Let me talk:è un’app di CAA talker per Android che supporta la comunicazione in ogni momento della vita e offre la possibilità di allineare in sequenza logica le immagini, in modo da formare una frase sensata. Per utilizzare Let me talk non sono necessari né la connessione a internet, né un contratto telefonico; per questo motivo è utilizzabile in ogni situazione quotidiana.

Discussione e conclusioni

È dal 1994 con il primo smartphone della storia, l’IBM «Simon», palmare con funzioni di telefonia, che tale strumento è entrato in punta di piedi per poi diventare parte essenziale delle nostre vite, cambiando radicalmente abitudini e gesti quotidiani. Numerose sono le ricerche che hanno cercato di spiegare i benefici, i vantaggi e le grandi opportunità ricevute dall’avvento di questo strumento, ma allo stesso tempo si contano anche quelle che cercano di avvertire il consumatore degli effetti negativi che si sono registrati in questo arco di storia relativamente recente. Lo smartphone consente di connetterci al mondo con un semplice tocco dello schermo, ma allo stesso tempo rappresenta un nemico silente per la salute fisica e mentale. I genitori non devono utilizzare smartphone e tablet come baby-sitter, ma piuttosto condividere l’uso dei dispositivi tecnologici con i propri bambini, così da promuovere l’apprendimento e le interazioni, insegnando loro come usare la tecnologia in modo sicuro e funzionale, costituendo in prima persona dei buoni modelli da imitare. Secondo uno studio del 2016 condotto da Reid Chassiakos e collaboratori, i pediatri dovrebbero discutere con i genitori degli effetti negativi sull’organismo dei bambini dovuti all’uso eccessivo dei dispositivi mobili, tra cui vi sono il sonno inadeguato, la riduzione dell’attività fisica, la diminuzione dell’interazione tra genitori e figli e il ritardo nello sviluppo cerebrale. Inoltre, i pediatri sono in una posizione privilegiata per educare i genitori fin da subito sull’importanza del gioco non strutturato e sociale per sviluppare abilità linguistiche, cognitive e socio-emotive nei loro figli. I pediatri possono aiutare i genitori a identificare meglio le aree in cui la salute e il benessere dei bambini possono essere migliorati suggerendo strategie per limitare l’uso dei dispositivi mobili e trovare alternative per calmare i propri figli. Le raccomandazioni dell’American Academy of Pediatrics (2013) e le linee guida australiane (2012) suggeriscono di evitare l’utilizzo di questi dispositivi nei bambini di età inferiore ai 2 anni, durante i pasti, e almeno un’ora prima di dormire se si utilizzano app con contenuti violenti o di distrazione. Inoltre, si consiglia di limitare l’esposizione mediatica a meno di 1 ora al giorno nei bambini di età compresa tra 2 e 5 anni e a meno di 2 ore al giorno nei bambini di età compresa tra 5 e 8 anni. È importante che i programmi trasmessi siano di alta qualità e che i bambini siano sempre accompagnati da un adulto durante l’utilizzo dei dispositivi multimediali. Con l’aumento dell’utilizzo della tecnologia, le famiglie sono chiamate a monitorare i contenuti multimediali ai quali i bambini hanno accesso e dovrebbero testare le app prima di farle utilizzare ai propri figli. I pediatri possono anche fornire consigli sul tipo di media che i bambini dovrebbero guardare e su eventuali problemi associati a essi. I genitori, infine, dovrebbero cercare di limitare il proprio uso dei media e interagire di più con i figli per promuoverne costantemente gli apprendimenti e le interazioni sociali (Bozzola et al., 2018).

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