Test Book

Premessa: Parla come mangi - Foreword: Speak as you eat

Andrea Canevaro

Professore emerito dell’Università di Bologna.



                      Keywords: Multicultural food, globalization, multiethnic alimentation.

Sommario

Faremo qualche domanda a partire dal cibo. Se il cibo è multiculturale ci farà diventare capaci di essere interculturali? E quanto ci vorrà? Quanto dovremmo mangiare per ragionare? Nel frattempo, non sarebbe male stare a tavola educatamente, augurandoci reciprocamente buon appetito.
 

Parole chiave: Cibi multiculturali, globalizzazione, alimentazione multietnica.

Amore dopo Amore

Tempo verrà

in cui, con esultanza,

saluterai te stesso arrivato

alla tua porta, nel tuo proprio specchio,

e ognuno sorriderà al benvenuto dell’altro

e dirà: Siedi qui. Mangia.

Amerai di nuovo lo straniero che era il tuo Io.

Offri vino. Offri pane. Rendi il cuore

a se stesso, allo straniero che ti ha amato

per tutta la tua vita, che hai ignorato

per un altro che non ti sa a memoria.

Dallo scaffale tira giù le lettere d’amore,

le fotografie, le note disperate,

sbuccia via dallo specchio la tua immagine.

Siediti. È festa: la tua vita è in tavola.

Darek Wlacott, Premio Nobel nel 1992, poeta e letterato di Trinidad.

 

Questa poesia chiede che chi parla lo faccia con la stessa semplicità di come mangia. Sembra semplice, ma dubitiamo che le cose stiano proprio così. I nostri cibi sono sempre più multiculturali. Ma il nostro parlare? È probabile che il percorso dal cibo alla cultura sia avviato, ma abbia bisogno di tempo per fornire risultati. Ricordiamo, trovandoci in Paesi lontani dall’Italia, di avere incrociato compaesani italiani alla ricerca quasi drammatica di una pastasciutta. Volevano continuare a parlare come mangiavano, anche se la pasta era scotta e il ragù agrodolce…

Il rapporto fra ciò che mangiamo e la nostra cultura sembra semplice. Ma lo è davvero? Quanto ci mette un’alimentazione multietnica ad alimentare la coscienza di una cultura corrispondente? Quanto dura il viaggio dalla bocca allo stomaco, e da questo alla testa? E questo tempo può essere accelerato? O si rischia, come quando si cucina in fretta, di rendere il prodotto indigesto? Il tempo fisiologico e quello culturale sono diversi. Noi potremmo gustare e trovare molto buona una pizza margherita, o un couscous, e avercela con i napoletani o i nordafricani. L’ottimo formaggio serbo è apprezzato, e molto, da tanti che non sono affatto amici dei serbi. Lo mangiano volentieri e rimangono ostili ai serbi. Come mai?

Forse un cibo può essere la staffetta che annuncia qualcosa. Intanto è l’incontro con un gusto. E un nuovo gusto può incidere sulle nostre abitudini. Ciascuno ha le sue e tutti siamo infastiditi quando qualcosa o qualcuno ci scombina le nostre sacre abitudini. Forse ne siamo un po’ prigionieri. La nostra salute ha qualche relazione col nostro stile di vita. Recentemente, qualche studioso ha rilevato che le diete per calare di peso non vengono immediatamente incorporate, perché il nostro corpo si è abituato a un certo peso. Ha la memoria fissata a un determinato peso. E lo riprende, anche dopo che la dieta lo aveva ridotto. Dicono gli esperti che ci vuole un anno, almeno, perché il nostro corpo prenda atto di essere calato di peso. E si comporti di conseguenza. Per un anno, almeno, va sorvegliato.

La gentilezza e la cortesia possono aiutare a fare in modo che mente e corpo vadano d’accordo.

Autore per corrispondenza

Andrea Canevaro

Dipartimento di Scienze dell’Educazione

Alma Mater Studiorum, Università di Bologna

Via Filippo Re, 6

40126 Bologna

E-mail: andrea.canevaro@unibo.it

 



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