Terapia, prevenzione, formazione

Direzione scientifica: Ferruccio Cartacci
Periodicità: marzo, giugno, novembre

Vol. 3, n. 2, 2017

Editoriale

Ferruccio Cartacci

C’ERA UNA VOLTA IL RITARDO PSICOMOTORIO…

La diagnosi di Ritardo psicomotorio è stata frequentemente utilizzata in passato per indicare quelle situazioni in cui le competenze neuropsicomotorie emergenti nella fascia di età compresa fra 0 e 5 anni presentavano caratteristiche atipiche in termini quantitativi e/o qualitativi. Il riferimento non sempre univoco alle competenze emergenti interessate dal «ritardo» ha impedito la possibilità di riconoscere a questa etichetta diagnostica una reale valenza nosografica. Recentemente, il DSM-5® ha formalizzato l’esistenza di un Ritardo Globale dello Sviluppo (RGS) che ha tutte le caratteristiche del «vecchio» Ritardo psicomotorio. La sua collocazione all’interno della Disabilità Intellettiva tende tuttavia a riportare le caratteristiche del RGS a un disturbo di sviluppo dell’intelligenza che solo per limitazioni tecniche non può essere documentato nella fascia di età compresa tra 0 e 5 anni. Attualmente si sta radicando sempre di più un approccio di tipo dimensionale ai disturbi del neurosviluppo. Si tratta di un approccio in rapporto al quale le «categorie nosografiche» sono degli artefatti che rispondono a esigenze esclusivamente nosografiche. Gli incidenti di percorso che possono verificarsi nel corso del processo comunemente chiamato «Neurosviluppo» non si traducono in categorie nosografiche, ma nella disorganizzazione di alcune funzioni di base, dalla cui diversa combinazione possono risultare fenotipi apparentemente differenti. In termini riabilitativi, il focus dell’intervento finisce per essere rappresentato da un lavoro su tali funzioni di base e sui comportamenti con cui esse si manifestano.

Attraverso la discussione del processo diagnostico e del trattamento terapeutico riabilitativo di un caso clinico si vuole descrivere il ritardo psicomotorio inteso come descrizione del non funzionamento delle aree delle competenze motorie, di quelle comunicativo-linguistiche, cognitive o di quelle affettivo-relazionali, in maniera singola o molto più spesso «associata», come oggi è descritto più correttamente dal DSM-5® nel «Ritardo globale dello sviluppo».

Lo strumento osservativo-valutativo descritto nel presente articolo è stato elaborato durante un progetto di tesi di laurea. Il progetto mirava a dimostrare — attraverso l’analisi di alcuni casi clinici — come il gruppo terapeutico neuropsicomotorio potesse fungere, se creato e condotto in modo adeguato, da efficace strumento per promuovere il raggiungimento degli obiettivi terapeutici individuati per il paziente.

L’articolo presenta un modello di intervento al nido, che vede coinvolti in una sinergia di responsabilità la psicologa/psicomotricista, le educatrici e i genitori per favorire l’inclusione nelle situazioni critiche di disagio o disturbo. L’approccio ecologico al lavoro di gruppo, l’alleanza educativa e di cura producono momenti collaborativi proficui per l’attivazione delle risorse di un bambino che presenta un ritardo evolutivo con difficoltà nella comunicazione. I resoconti di alcune sedute di psicomotricità ne documentano il cambiamento.

Educazione e prevenzione

Renzo Sanavia

L’ALLEANZA COME CENTRO DEL GIOCO PSICOMOTORIO

Viene proposto il termine «alleanza» intendendo con questa quell’attitudine che prevede e definisce l’implicazione di colui-che-cura, che contempla occasioni di gioco in cui viene offerta la possibilità di vivere momenti di relazione simmetrica, partendo da una relazione che è contrattualmente asimmetrica; simmetria che avviene nel momento in cui lo psicomotricista si permette la possibilità di giocare autenticamente.

Recensioni

IL SAPERE DEL CORPO