Sostegno e insegnamento individualizzato

Direzione scientifica: Daniela Lucangeli
Periodicità: ottobre, febbraio

Vol. 6, n. 1, ottobre 2009

Indice

Daniela Lucangeli

Editoriale

Ricerca internazionale

David C. Geary

Matematica e disturbi dell’apprendimento

Fra il 5 e l'8% dei bambini in età scolare presenta qualche forma di deficit cognitivo o di memoria che influisce nega tivamente sulla capacità di apprendere concetti o procedure in uno o più domini matematici. Vengono qui fornite una panoramica delle competenze aritmetiche di questi bambini e un'analisi dei deficit cognitivi e di memoria sottostanti nonché dei potenziali correlati neurali. I deficit sono discussi in relazione a tre sottotipi di disturbi dell'apprendimento in matematica e a un più ampio modello per raccordare la ricerca sulla cognizione matematica alla ricerca sulle difficoltà di apprendimento.

In questa ricerca si è cercato di approfondire la conoscenza di alcune problematiche relative all'apprendimento matematico, e in particolare alle difficoltà visuospaziali. Ad essa hanno partecipato le classi terze, quarte e quinte di cinque scuole primarie in provincia di Venezia. Il lavoro si è svolto in due fasi: uno screening del campione totale (N = 863), per conoscere le abilità dei bambini relativamente alle abilità di calcolo, verbali e visuospaziali; la selezione di 55 soggetti divisi in tre gruppi: uno con buone abilità di calcolo ma scarse abilità visuospaziali, uno con buone abilità visuospaziali ma scarse abilità di calcolo e un gruppo di controllo. I risultati hanno dimostrato che bambini con difficoltà in matematica hanno maggiori problemi nell'esecuzione dei calcoli scritti rispetto a quelli con difficoltà visuospaziali, sebbene a livello qualitativo questi evidenzino problemi legati all'incolonnamento, al prestito e al riporto.

Tenendo conto dei limiti nei traguardi raggiungibili in condizioni di ritardo mentale e della necessità di portare l'individuo a raggiungere una sufficiente autonomia di vita, l'attenzione dovrebbe essere posta all'acquisizione di obiettivi funzionali al suo adattamento. Spesso tali obiettivi sono stati raggiunti con risultati efficaci attraverso tecniche di insegnamento basate sulla ripetizione, ma risultano scarsamente generalizzabili in relazione a richieste diverse da quelle a cui il bambino con ritardo è stato abituato (Vianello, Lanfranchi e Cornoldi, 2007). Anche l'educazione matematica può contribuire alla conquista dell'autonomia individuale e sociale. Nel presente lavoro si descrive l'esperienza di intervento nelle abilità matematiche nel caso di un ragazzo con ritardo cognitivo lieve, partita da una riflessione sull'importanza di un lavoro più ampio che tenga conto della globalità della persona, del contesto familiare e ambientale, che sia atto a favorire lo sviluppo delle competenze matematiche utili all'autonomia e all'inserimento lavorativo.

Ricerca italiana

Antonella Maraner, Daniela Lucangeli

Fisica ingenua e apprendimento della fisica

In questo lavoro viene offerto un panorama di quanto è stato studiato nell'ambito della psicologia cognitiva riguardo al problema dell'apprendimento della fisica. Alcuni dei lavori sono focalizzati su un settore specifico della fisica, la mecca nica classica, altri hanno validità più generale, ovvero fanno riferimento all'apprendimento delle scienze. Nelle conclusioni vengono tracciate delle linee riassuntive alla luce delle idee degli autori.

In questo articolo presentiamo la sperimentazione effettuata per valutare l'efficacia del percorso di potenziamento del pro blem solving matematico utilizzando il programma Risolvere problemi in 6 mosse (De Candia, Cibinel e Lucangeli, 2009). Inizialmente è stato condotto uno studio pilota su un caso singolo che ci ha permesso di adattare le schede ideate grazie agli spunti e alle riflessioni emerse nel corso del trattamento, nonché di raccogliere i primi dati rispetto all'efficacia del materiale elaborato. In una seconda fase è seguita la sperimentazione del programma di intervento per il potenziamento delle abilità di soluzione dei problemi matematici su un gruppo più ampio con l'obiettivo di verificare l'efficacia di questo percorso nel contesto scolastico.

L'intento dell'attività didattica proposta, unitamente alle relative schede operative di seguito riportate, è quello di condurre per mano un'alunna con difficoltà di apprendimento verso uno dei contenuti basilari più ostici della programmazione didattica dell'insegnamento della matematica nelle classi del triennio delle scuole medie superiori: lo studio di una funzione e il relativo disegno del grafico. Il lavoro è svolto utilizzando un materiale di facile organizzazione ed è stato proposto dall'insegnante curriculare a tutto il gruppo classe.