Sostegno e insegnamento individualizzato

Direzione scientifica: Daniela Lucangeli
Periodicità: ottobre, febbraio

Vol. 11, n. 2, febbraio 2015

Indice

Ricerca italiana

Bisetti Raffaella, Orlandi Barbara, Molin Adriana

Sviluppo dei precursori del calcolo e del linguaggio: dall’analisi al potenziamento

L’esperienza condotta in alcuni asili nido mette in evidenza come sviluppo linguistico e cognizione numerica si influenzino reciprocamente e come ogni bambino mostri traiettorie di sviluppo che possono essere positivamente rafforzate, se il contesto in cui vive è in grado di arricchire l’esperienza legata alla manipolazione della quantità. L’indagine esplorativa supporta la necessità di incrementare le pratiche educative da un punto di vista sia linguistico che di intelligenza numerica, affinché le potenzialità dei bambini possano trovare condizioni di sviluppo adeguate.

Lo studio sperimentale effettuato ha l’obiettivo di analizzare l’evoluzione delle competenze numeriche nel primo anno di scolarizzazione, attraverso un lavoro longitudinale, della durata dell’intero anno scolastico. In base ai risultati ottenuti, i bambini al termine del primo anno di scuola primaria dovrebbero essere in grado, con una bassa percentuale di errore, di: posizionare dei numeri su una retta numerica da 0 a 20, confrontare due numeri arabi, riconoscere le piccole quantità e stimare le quantità maggiori.

Ricerca italiana

Faccioli Luciano, Ardu Eleonora, Benso Francesco

Funzioni Attentive Esecutive,
gioco del calcio e apprendimenti

Nella letteratura scientifica si riscontrano evidenze di una relazione tra attività motoria, sviluppo delle Funzioni Attentive Esecutive (FAE) e apprendimenti. È documentato anche che lo sviluppo delle FAE risulta particolarmente intenso nel periodo che coincide con l’età scolare. Date queste premesse, è plausibile pensare che l’attività di scuola calcio, prestando un’attenzione particolare alla sollecitazione di tali funzioni, possa contribuire allo sviluppo di queste ultime e a migliorare gli apprendimenti scolastici. Dal presente studio pilota, svolto su un piccolo campione di 12 soggetti del gruppo sperimentale e 13 del gruppo di controllo (età media 7 anni e 4 mesi), emerge che, dopo un periodo di lavoro specifico mirato, si registrano un incremento nella capacità di shifting e di attenzione sostenuta uditiva e una maggiore efficacia nel calcolo mentale.

In questa indagine vengono esaminate le conoscenze disciplinari e pedagogiche per l’insegnamento della matematica di nove insegnanti della scuola di base. L’indagine si è focalizzata sull’esame di come le insegnanti interpretano e risolvono situazioni didattiche ipotetiche in cui sono presenti errori o difficoltà matematiche per gli studenti. A partire dalla concettualizzazione di Shulman (1986) sul sapere disciplinare e pedagogico per l’insegnamento, l’interpretazione dei risultati mette in luce come le conoscenze matematiche delle docenti che hanno partecipato all’indagine siano orientate prevalentemente in modo procedurale. Ciò conduce a un rapido intervento didattico per la soluzione di errori ma a un’analisi poco approfondita relativamente alle ragioni delle difficoltà. Una formazione che tenga conto del tipo di sapere pedagogico disciplinare per l’insegnamento mobilizzato dalle insegnanti può essere più efficace per promuovere il miglioramento di alcune caratteristiche di coerenza del sapere professionale docente.

Lucangeli Daniela

Editoriale

Recentemente, De Visscher e Noël (2013) hanno rilevato un’ipersensibilità all’interferenza in un’adulta con un disturbo specifico dell’immagazzinamento dei fatti aritmetici. In generale, si ritiene che i diversi fatti aritmetici condividano alcune caratteristiche. La sovrapposizione di queste caratteristiche tra diversi fatti aritmetici potrebbe dare luogo a interferenza. Di conseguenza, studenti che presentino un’ipersensibilità all’interferenza potrebbero incontrare difficoltà nell’immagazzinamento dei fatti aritmetici. Con la presente ricerca ci siamo poste l’obiettivo di mettere alla prova questa nuova ipotesi prendendo in considerazione un campione di alunni che frequentavano il quarto anno della scuola primaria e che stavano imparando le tabelline. I risultati dimostrano che gli studenti con bassa fluenza aritmetica presentano ipersensibilità all’interferenza rispetto agli studenti con fluenza aritmetica tipica.