Sostegno e insegnamento individualizzato

Direzione scientifica: Daniela Lucangeli
Periodicità: ottobre, febbraio

Vol. 12, n. 2, 2016

Indice

Daniela Lucangeli

Editoriale

Ricerca internazionale

Erin A. Maloney, Gerardo Ramirez, Elizabeth A. Gunderson, Susan C. Levine, Sian L. Beilock

Effetti intergenerazionali dell’ansia dei genitori per la matematica sul rendimento scolastico e sull’ansia dei figli in e per la matematica

DOI: 10.14605/DIM1221601

Una vasta ricerca sul campo che ha coinvolto alunni delle classi prima e seconda primaria ha esplorato come l’ansia dei genitori per la matematica si colleghi al rendimento dei figli in questa disciplina. Scopo dello studio era comprendere meglio perché alcuni studenti forniscano, in matematica, prestazioni peggiori rispetto ad altri. Abbiamo valutato se l’ansia dei genitori per la matematica fosse predittiva del rendimento dei loro figli in questa materia nel corso dell’anno scolastico. Abbiamo rilevato che, quando i genitori sono più ansiosi verso la matematica, i loro figli ne imparano significativamente di meno nel corso dell’anno scolastico e hanno maggiore ansia verso questa disciplina al termine dell’anno scolastico, ma solo se i genitori riferiscono di aiutare spesso i figli nei compiti di questa materia. In particolare, quando i genitori dicevano di aiutare raramente i figli con i compiti di matematica, il rendimento e l’atteggiamento dei figli in e verso questa disciplina non erano associati all’ansia dei genitori per la matematica. Quest’ultima, inoltre, non prediceva il rendimento dei figli in lettura, il che suggerisce che gli effetti dell’ansia dei genitori per la matematica investano specificamente il rendimento dei figli in questa disciplina. Questi dati dimostrano l’esistenza di un meccanismo di trasmissione intergenerazionale del rendimento in matematica e della forte ansia verso questa disciplina.

Ricerca italiana

Elisabetta Terrone, Giulia Capacci, Silvia Girardi, Anna Baccaglini-Frank

risultati di un progetto «Attivamente» per la scuola dell’infanzia

DOI: 10.14605/DIM1221602

La letteratura ci suggerisce che l’uso delle dita per contare e rappresentare i numeri, anche con il supporto delle nuove tecnologie didattiche, può avere un effetto positivo sullo sviluppo delle abilità numeriche. Questo articolo riporta i risultati quantitativi del progetto «Imparare la matematica. Toccare e contare per imparare i numeri», proposto dal Polo Apprendimento di Padova, durante il quale è stato realizzato un breve percorso di potenziamento rivolto a bambini di età compresa tra i 4 e i 5 anni.

Lo studio sperimentale condotto è finalizzato a comprendere quali siano le abilità che sottostanno a una buona acquisizione del concetto di frazione e a una buona padronanza di tale argomento, analizzando le correlazioni esistenti tra le diverse abilità cognitive indagate nelle varie prove somministrate e scoprendo quali variabili possono predire le competenze concettuali e procedurali connesse ai numeri razionali.

Ricerca italiana

Eleonora Giardini, Nicoletta Perini

Un percorso di potenziamento sui prerequisiti della matematica con bambini della scuola dell’infanzia

DOI: 10.14605/DIM1221604

Gli studi ci dicono che i bambini nascono predisposti a sviluppare il «senso del numero» e a comprenderlo da un punto di vista concettuale. Queste potenzialità, grazie all’esperienza con gli oggetti e alle acquisizioni linguistiche, si trasformano gradualmente nelle competenze necessarie all’apprendimento delle abilità di calcolo. L’ambiente in questo processo gioca un ruolo fondamentale. La presente ricerca ha coinvolto 25 bambini di una scuola dell’infanzia del Veneto a cui è stata somministrata la batteria BIN 4-6 (Molin, Poli e Lucangeli, 2003) al fine di individuare i profili a rischio. I 6 bambini individuati a rischio sono stati inseriti in un percorso di potenziamento specifico di 16 incontri bisettimanali della durata di un’ora.Al termine del percorso di potenziamento la totalità dei bambini ha avuto una prestazione migliore; inoltre tutti i bambini sono usciti dalla fascia «a rischio» rispetto all’apprendimento dei prerequisiti della matematica.

Ricerca italiana

Marina De Nunzio

Le difficoltà di calcolo nella scuola: tecnologie e potenziamento didattico

DOI: 10.14605/DIM1221605

L’articolo descrive un percorso di potenziamento didattico in matematica, nell’area del calcolo, a supporto di due gemelle di 13 anni, una delle quali con diagnosi di discalculia. L’intervento didattico è stato attuato usando, nella fase di valutazione, Discalculia test. Test per la valutazione delle abilità e dei disturbi di calcolo (Lucangeli et al., 2009a) e, in quella di potenziamento, Discalculia trainer. Attività di potenziamento delle abilità e recupero delle difficoltà di calcolo (Lucangeli et al., 2009b) e ulteriori esercizi di rafforzamento tratti da La Discalculia evolutiva. Dai modelli neuropsicologici alla riabilitazione (Biancardi, Mariani e Pieretti, 2009), oltre alla Linea del 20 (Bortolato, 2005). Attraverso il confronto dei punteggi raggiunti dalle gemelle nei test in ingresso e in uscita è stato possibile valutare l’effettiva efficacia dell’intervento, giungendo anche a una valutazione differenziale della gemella che non aveva effettuato in precedenza test valutativi.

Nella scuola primaria gli eserciziari di matematica spesso sostengono l’apprendimento degli alunni. Qui proponiamo un’indagine realizzata analizzandone circa 100, editi nel periodo 1980-2012, alla luce del modello neuropsicologico di McCloskey et al. (1985) sul funzionamento della conoscenza numerica, in modo da rilevare segnali di attenzione al potenziamento dei principali meccanismi cognitivi coinvolti nello sviluppo dell’intelligenza numerica (semantici, lessicali, sintattici, di counting), e di interesse specifico nei confronti del calcolo a mente e delle sue componenti (strategie, fatti numerici, segni), rilevando inoltre un eventuale incremento nelle proposte di carattere metacognitivo.