La cosa più importante

nella comunicazione

è ascoltare

ciò che non viene detto.

 

Peter Drucker

 

Quadro di riferimento

A livello nazionale, gli studenti italiani in ritardo nella frequenza scolastica sono il 10,6% contro il 32,9% degli studenti stranieri. Nei singoli ordini di scuola, la distanza a sfavore degli studenti non italiani nella percentuale dei ritardi è di 11 punti percentuali nella scuola primaria (1,8% contro 13,2%), di 29 punti percentuali nella secondaria di I grado (6,6% contro 35,4%) e di ben 59 punti percentuali nella secondaria di II grado (figura 1). Nell’ambito della scuola secondaria di II grado il ritardo si accumula soprattutto negli Istituti Professionali e Tecnici (MIUR, 2018).

 

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Figura 1 Alunni con cittadinanza italiana e non italiana in ritardo per ordine di scuola (valori percentuali su 100 alunni), a.s. 2016-17, Fonte: “Gli alunni stranieri nel sistema scolastico italiano, a.s. 2016/2017”, MIUR, marzo 2018.

 

Persiste quindi una disuguaglianza significativa tra le carriere scolastiche degli alunni con cittadinanza non italiana e quelle degli alunni italiani, nonostante il gap continui a diminuire; si evidenzia inoltre una significativa frequenza degli studenti stranieri dei percorsi di istruzione e formazione professionale, che descrive una traiettoria formativa e di vita spesso predefinita per molti studenti migranti.

I vissuti relativi al viaggio e all’arrivo, al percorso scolastico e non scolastico degli studenti con origini straniere possono essere molto diversi e ugualmente diversificati: riconoscerne il significato rappresenta una consapevolezza importante da diffondere e sviluppare tra gli insegnanti e le figure educative.[footnote]http://istruzioneer.gov.it/wp-content/uploads/2018/04/Studi-e-Documenti-14_1.pdf (consultato il 20 febbraio 2019).[/footnote] Riuscire a comprendere il vissuto degli alunni, restare in ascolto di ciò che dicono (Bolognesi e Di Rienzo, 2007), ma anche osservare ciò che non dicono, può divenire un esercizio costante, molto prezioso. Tale competenza professionale andrebbe “spesa” sia nel lavoro didattico quotidiano sia nelle pratiche più informali (Caldin, 2017).

È fondamentale, inoltre, ricordare che gli studenti migranti hanno una storia scolastica precedente, hanno vissuti che incidono sul loro percorso formativo e sulla costruzione e ri-costruzione di una propria “cittadinanza interculturale” (Mortari, 2008).

La disposizione all’ascolto e all’osservazione rappresenta un’importante competenza professionale dei docenti, affermata anche dal Piano per la Formazione dei docenti 2016-2019: «la diversità etnica, culturale, religiosa è iscritta nella nostra società: per gli allievi e le allieve del sistema scolastico che la vivono come condizione di minorità e di potenziale emarginazione, la presenza di insegnanti capaci di comprenderli e fare della diversità una straordinaria opportunità educativa è essenziale» (p. 44).

L’attenzione rivolta all’inclusione di ciascun alunno e alunna rappresenta quindi una necessità strutturale del sistema scolastico che assume oggi un ruolo di fondamentale importanza nell’accoglienza, nell’organizzazione e nella gestione delle differenze che caratterizzano gli attuali contesti multiculturali (Favaro, 2000).

 

La ricerca-azione

 

Progettualità della ricerca-azione

Il progetto di ricerca-azione prende il suo avvio dalla formulazione di domande, di interrogativi che vengono posti per indagare il tema di ricerca, rispetto al quale si intendono realizzare azioni finalizzate a modificare il contesto di partenza. Si è trattato di un processo in fieri: le iniziali domande sono infatti state rivisitate e quindi modificate attraverso l’attività di confronto costruttivo realizzato con i colleghi di scuola e di Master, così come le scelte sulle azioni da concretizzare a breve e lungo termine hanno trovato nella condivisione una realizzazione co-costruita in gruppo.

Il progetto formativo di ricerca-azione si è sviluppato in riferimento al seguente tema iniziale di interesse-criticità: la conoscenza dei vissuti, dei bisogni formativi, delle potenzialità e delle rappresentazioni sociali di tutti gli alunni può migliorare la progettazione di azioni didattiche che promuovano il successo scolastico e l'inclusione di ciascun alunno? Partendo da questo tema, si sono formulate domande per sviluppare meglio l'iniziale nucleo di interesse-criticità su come rendere la differenza un’opportunità educativa.

Quindi, attraverso l’approfondimento teorico e il confronto con il gruppo di ricerca del Master, sono emersi i seguenti interrogativi: la rilevante presenza di alunni stranieri negli Istituti Professionali come può essere conosciuta nelle sue specificità al fine di progettare azioni efficaci di integrazione? La conoscenza degli studenti, dei loro vissuti, delle loro aspettative e delle loro potenzialità come può orientare l’organizzazione, la progettazione e il miglioramento di un’istituzione scolastica e della professionalità dei docenti? Attraverso quali strategie è possibile valorizzare il vissuto, le potenzialità e le rappresentazioni sociali di ciascun alunno?

 

Finalità della ricerca-azione

Queste domande hanno così orientato l’iniziale tema di indagine che ha trovato un suo primo sviluppo nell’elaborazione di un questionario (Gattico e Mantovani, 1998) progettato in riferimento anche ai bisogni “informativi” che hanno avanzato le scuole coinvolte. Non si trattava di indagare “a priori”, fuori dall’esperienza e dall’azione, poiché si voleva comprendere per trovare azioni da realizzare in un circolo virtuoso di ricerca e azione continua (Baldacci, 2001).

La prima fase di ricerca-azione si è sviluppata attraverso un’indagine esplorativa, definita nel gruppo di ricerca costituito all’interno del tirocinio indiretto, in divenire e in continua riflessione con i soggetti dell’indagine (Baldacci, 2001), poiché la conoscenza del vissuto di ciascun alunno può diventare uno “strumento metodologico” finalizzato al miglioramento dell’offerta formativa della scuola contro l’insuccesso, il ritardo o l’abbandono scolastico che oggi coinvolgono in modo significativo gli alunni migranti. Spesso gli studenti non sono consapevoli delle proprie potenzialità, perché esse tendono a restare nascoste e tacite, perché a volte non trovano spazi per poter emergere, perché il loro stesso sguardo e lo sguardo della scuola sono focalizzati più sulle difficoltà che sulle potenzialità (Camoglio, 2006).

Per tutte queste motivazioni diventa importante approfondire lo sguardo, per conoscere i vissuti dei nostri studenti, chiedendo di svelare ciò che di loro può essere potenziato, approfondendo gli elementi significativi del loro background, imparando a riconoscere il vissuto che esiste dietro al loro nome e cognome.

Quale dunque la finalità del questionario “Chi Sei? Cosa pensi? Tra vissuto e prospettive...” rivolto a studenti e studentesse, con il quale ha avuto inizio il presente project work? Renderli partecipi della progettazione di percorsi più personalizzati, chiedendo loro chi sono, cosa pensano, cosa desiderano nella vita, e come vorrebbero che fosse una scuola accogliente. Spesso anche le semplici domande “chi sei?” e “cosa pensi?” rivolte agli studenti possono aprire nuove strade di integrazione, perché il chiederlo rappresenta un orizzonte pedagogico e metodologico inclusivo.

 

Il Questionario

Nella prima fase del project work è stato quindi da me ideato, come strumento di indagine, il Questionario “Chi Sei? Cosa pensi? Tra vissuto e prospettive...”: questionario anonimo che tutti gli alunni delle classi del primo biennio di 2 Istituti Professionali di Modena (Istituto Professionale Statale per l’Industria e l’Artigianato “Fermo Corni” e Istituto Professionale Statale Socio-Commerciale-Artigianale “Cattaneo-Deledda”) hanno compilato on line in orario scolastico in un laboratorio di informatica o attraverso lo smartphone personale, con il coinvolgimento e la collaborazione dei docenti di classe, attraverso un modulo Google.[footnote]https://goo.gl/forms/NUk2wBVdFaBnPrIh1 (consultato il 23 gennaio 2019). https://goo.gl/forms/MrBHuybnhLEHmgTH3 (consultato il 23 gennaio 2019).[/footnote] Il questionario è stato somministrato in mia presenza, al fine di illustrare agli alunni il senso dell’indagine e per rispondere direttamente alle richieste di chiarimenti sulle domande. Ciò ha permesso di monitorare la modalità di svolgimento della somministrazione, anche se, in alcune classi, la conclusione del questionario è stata effettuata in autonomia dagli studenti per mancanza di tempo.

Il questionario, costituito complessivamente da n. 57 domande, ha indagato i seguenti temi:

 

  1. sezione anagrafica (n. 9 domande: n. 3 a scelta multipla e n. 6 a risposta aperta);

  2. vissuto scolastico degli alunni (n. 5 domande: n. 4 a scelta multipla e n. 1 a risposta aperta);

  3. parole di significato (n. 4 domande a risposta aperta: definizione dei termini “immigrati”, “italiani”,“la mia scuola”; “la scuola che vorrei”);

  4. percezioni, vissuti, rappresentazioni sociali, bisogni, progetti, competenze e risorse degli studenti (n. 20 domande: n. 6 a scelta multipla e n. 14 a risposta aperta);

  5. sanzioni disciplinari eventualmente ricevute dagli studenti (n. 7 domande: n. 3 a scelta multipla e n. 4 a risposta aperta);

  6. hate speech - discorsi d’odio (n. 5 domande: n. 3 a scelta multipla e n. 2 a risposta aperta);

  7. orientamento scolastico (n. 7 domande: n. 5 a scelta multipla e n. 2 a risposta aperta).

 

La progettazione del questionario ha seguito un iter particolarmente impegnativo. Le domande sono state pensate in funzione dell’obiettivo di conoscere i vissuti degli studenti e hanno subito diverse modifiche in corso d’opera in relazione al continuo confronto con i docenti del gruppo di ricerca, con i docenti delle scuole coinvolte e con la tutor di tirocinio. Le domande del questionario sono state sperimentate, per verificare la loro comprensibilità, con un gruppo di studenti di controllo, i cui suggerimenti e indicazioni hanno permesso di mettere a punto e modificare la struttura del questionario. Questa modalità di stesura dello strumento di indagine ha cercato di rispondere a quanto osservato nella sua somministrazione, a quanto suggerito e consigliato dai colleghi e a quanto richiesto dai docenti coinvolti; ciò ha consentito di riflettere sull’importanza di sperimentare sul campo uno strumento di ricerca che intende indagare variabili significative di uno specifico contesto e in relazione a un’azione didattica di miglioramento dell’integrazione degli alunni stranieri.

Le domande e le sezioni del questionario hanno evidenziato specifici campi di azione. Così per esempio:

 

  • la sezione dedicata alle “parole di significato” su italiani, stranieri, la mia scuola e la scuola che vorrei ha orientato l'agire successivo, sollecitando la progettazione di attività didattiche in riferimento alle rappresentazioni e alle aspettative degli alunni;

  • la sezione sull’indagine dei progetti di vita degli studenti ha indirizzato la progettazione di percorsi di orientamento personalizzati.

 

Oggi, credo che sarebbe stato più funzionale restringere i campi di indagine del questionario per meglio focalizzare le azioni da realizzare, mi sono lasciata travolgere dalle mie stesse domande e dalle richieste dei docenti, motivate dal desiderio di scoprire i pensieri e le qualità dei propri studenti. L’analisi dei dati nella sua complessità risulta essere tuttora in fase di realizzazione, ma ritengo che consentirà di avere un “quadro” di riferimento significativo e molto ampio su cui riflettere per progettare azioni interculturali ancorate alle reali esigenze, ai vissuti e alle prospettive degli studenti.

 

Il percorso di ricerca-azione

Grazie all’utilizzo del questionario, gli insegnanti delle classi coinvolte sono stati stimolati alla riflessione sulle proprie metodologie didattiche, manifestando un cambiamento di “postura”, di approccio rispetto alle diversità dei propri studenti. Il questionario era infatti finalizzato alla conoscenza del punto di vista degli alunni per elaborare un progetto educativo-didattico capace di renderli “partecipi e protagonisti”, per sperimentare metodologie e attività didattiche rispondenti ai vissuti, ai bisogni formativi e alle potenzialità degli studenti. Tale conoscenza era indirizzata alla sperimentazione e alla diffusione di buone pratiche tra i docenti e alla riflessione sulle strategie didattiche sperimentate, anche in prospettiva dell'elaborazione di un Piano di Miglioramento della scuola in riferimento ai bisogni e alle criticità emersi dall’analisi dei dati raccolti dal questionario.

Il percorso di ricerca-azione è stato progettato con l’intenzione di correlare la ricerca al fare e alla didattica ed è stato pianificato nelle seguenti azioni che si suddividono in una “macro” ricerca-azione a lungo termine che si concluderà nell’anno scolastico 2018-19 e una “micro” ricerca-azione intermedia che si è conclusa al termine dell’anno scolastico 2017-18. In sintesi, le fasi di progettazione della ricerca-azione sono analizzate di seguito.

 

Ricerca-azione a lungo termine:

 

  1. studio e approfondimento teorico sul tema di interesse-criticità;

  2. progettazione del questionario “Chi Sei? Cosa pensi? Tra vissuto e prospettive...” in collaborazione con alcuni docenti degli istituti scolastici coinvolti (Gruppo di lavoro Piano di Miglioramento);

  3. somministrazione del questionario a un gruppo di controllo;

  4. modifica del questionario sulla base della prima somministrazione;

  5. organizzazione della somministrazione del questionario (calendarizzazione in funzione della disponibilità dei docenti e delle aule di informatica);

  6. somministrazione del questionario agli alunni del primo biennio di scuola secondaria di II grado dell’IPSIA “Fermo Corni” e dell’IPSSCA “Cattaneo- Deledda” di Modena;

  7. analisi dei dati;

  8. diffusione e condivisione dei dati raccolti con gli alunni e i docenti;

  9. ricerca di specifiche strategie didattiche in relazione ai dati raccolti all’interno dei gruppi di lavoro di progettazione delle due scuole (Commissione integrazione stranieri, Gruppo di lavoro Piano di Miglioramento, Consigli di classe, Dipartimenti di disciplina, ecc.);

  10. sperimentazione delle metodologie di integrazione elaborate dai gruppi di lavoro;

  11. seconda somministrazione del questionario “Chi Sei? Cosa pensi? Tra vissuto e prospettive...”;

  12. analisi dei dati del questionario e comparazione con i dati emersi dallo stesso questionario nella prima fase della ricerca-azione per verificare un eventuale cambiamento percepito dagli studenti;

  13. valutazione del percorso di ricerca-azione da parte del gruppo di lavoro dei docenti delle scuole coinvolte attraverso focus group.

 

Ricerca-azione intermedia:

 

  1. prima analisi dei dati raccolti attraverso la somministrazione del questionario per individuare un’area di azione significativa;

  2. progettazione di una specifica area di intervento didattico: stereotipi, pregiudizi, hate speech;

  3. intervento in 2 classi (2 incontri di tre ore ciascuno in una classe prima e in una classe seconda);

  4. seconda somministrazione di parte del questionario “Chi Sei? Cosa pensi? Tra vissuto e prospettive...”;

  5. analisi dei dati del secondo questionario e comparazione con i dati raccolti dallo stesso questionario nella prima fase della ricerca-azione per verificare un eventuale cambiamento percepito dagli studenti;

  6. valutazione della “micro” azione realizzata.

 

Molte delle sopraelencate azioni si sono realizzate in sinergia e in continua relazione, nel senso che, per esempio, i riferimenti teorici affrontati dalle letture individuali o dalle lezioni del Master, le riflessioni condotte nel gruppo di ricerca e con i docenti delle scuole coinvolte e le risposte degli studenti hanno guidato e modificato in progress la progettazione delle attività realizzate in un continuum che ha sempre cercato di avere un senso e una ricaduta rispetto a quanto progettato.

 

Il campione

Il project work è stato realizzato nella scuola secondaria di II grado, in particolare nelle classi del primo biennio di due Istituti Professionali di Modena: Istituto Professionale Statale per l’Industria e l’Artigianato “Fermo Corni” e Istituto Professionale Statale Socio-Commerciale-Artigianale “Cattaneo-Deledda”. Si tratta di istituzioni scolastiche con una presenza significativa di alunni stranieri, in particolare, nell’anno scolastico 2017-18, le classi in deroga motivata al limite del 30% di alunni con cittadinanza non italiana, in riferimento alla Circolare Ministeriale 8 gennaio 2010, n. 2, sono state le seguenti:

 

  • IPSIA “Fermo Corni”: 39 classi;

  • IPSSCA “Cattaneo-Deledda: 46 classi.

 

I soggetti coinvolti nella ricerca sono stati:

 

  • 626 studenti (212 dell’IPSIA “Fermo Corni” e 414 dell’IPSSCA “Cattaneo-Deledda”);

  • 26 docenti (12 dell’IPSIA “Fermo Corni” e 14 dell’IPSSCA “Cattaneo-Deledda”).

 

Caratteristiche del campione

Sono stati coinvolti nell’iniziale indagine 626 studenti (366 femmine e 260 maschi) frequentanti le classi prime (53,5%) e le classi seconde (46,5%), di età compresa tra i 14 e i 18 anni (figura 2). La varietà dell’età degli alunni intervistati è determinata dalla presenza di un significativo numero di studenti che non sono stati ammessi alla classe successiva una o due volte nel corso del loro percorso scolastico (figura 3).

 

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Figura 2 Età degli studenti.

 

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Figura 3 Domanda: “Sei sempre stato/a ammesso/a alla classe successiva?”.

 

Molti alunni hanno vissuto esperienze di immigrazione, in particolare il 17,7% di loro non ha sempre frequentato la scuola in Italia. In riferimento alla cittadinanza italiana (figura 4), il 25,4% (159 alunni) sul totale degli alunni intervistati afferma di non avere la cittadinanza italiana, dato significativo poiché superiore all’incidenza degli alunni di origine migratoria sul totale nazionale (7,1%: dato riferito alle scuole secondarie di II grado nell’a.s. 2016-17) e regionale (12,5%: dato riferito alle scuole secondarie di II grado dell’Emilia-Romagna nell’a.s. 2016-17).

 

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Figura 4 Domanda: “Sei cittadino/a italiano/a?”.

 

Il campione coinvolto nell’indagine rappresenta uno “spaccato” di scuola specifico: gli alunni del primo biennio degli istituti professionali. Si tratta di ragazzi e ragazze con percorsi scolastici difficili e complessi, spesso caratterizzati da un vissuto di disagio scolastico di diverso genere, confermato anche dalle numerose sanzioni disciplinari con sospensione dalle attività scolastiche ricevute per ritardi, note disciplinari o comportamenti scorretti (figura 5).

 

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Figura 5 Domanda: “Hai ricevuto come sanzione disciplinare la sospensione dalle lezioni?”.

 

La scelta di realizzare il project work in Istituti Professionali, come già evidenziato, non è stata casuale, ma finalizzata all’indagine di una realtà scolastica particolarmente complessa e caratterizzata dalla presenza significativa di alunni con background migratorio; si tratta quindi di un contesto scolastico che richiede una professionalità attenta al vissuto di ciascuno studente e la realizzazione di percorsi motivanti e coinvolgenti, finalizzati al contrasto della dispersione scolastica, qui particolarmente diffusa.

 

Analisi dei dati di alcune sezioni del questionario

In relazione al tema della diffusione di stereotipi e pregiudizi e al tema dell’hate speech, su cui si sono realizzate successivamente specifiche azioni – di cui si parlerà nei prossimi paragrafi –, si riportano di seguito, a titolo esemplificativo, alcuni dati significativi. I ragazzi intervistai mettono in evidenza la consistenza e la diffusione del fenomeno dell’hate speech, dichiarando di avere assistito alla condivisione sui social di parole, immagini e filmati che manifestano odio verso altri. E questi altri, chi sono? Le persone a cui vengono maggiormente rivolti messaggi d’odio sono, secondo gli alunni intervistati, stranieri (14,99%), persone sconosciute (14,43%), persone famose (14,32%), omosessuali (12,06%), zingari (10,10%), disabili (9,22%), amici (8,50%), persone anziane (6,8%), te stesso/a (2,68%).

 

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Figura 6 Domanda: “Se sui Social network (Facebook, Istagram, Ask, ecc.) che utilizzi, hai visto immagini, parole o video di odio verso gli altri, puoi specificare verso quali persone?”.

 

Dall’analisi delle risposte del questionario emerge quanto segue, in riferimento all’indagine su stereotipi e pregiudizi:

 

  • la prevalenza degli alunni dichiara di non avere pregiudizi verso stranieri (28,9% - figura 7), ma gli studenti manifestano forme di pregiudizio sottile e ambivalente (parole di significato che evidenziano stereotipi negativi: molti, barconi, neri, guerra, povertà, sporchi, ecc.; si veda la figura 8);

  • percezione amplificata del fenomeno dell’immigrazione (sindrome da invasione che emerge dalle risposte aperte e dalle parole di significato attribuite agli stranieri);

  • emergono manifestazioni di stereotipi e pregiudizi anche esplicite e intense (8% del valore 10-Fig. 6) che, seppure non numerose, esprimono un dato significativo da non sottovalutare;

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Figura 7 Domanda: “Da 0 a 10 quanto pensi di avere pregiudizi sugli immigrati”? (risposta a scelta multipla - scala 0-10) - Frequenza e percentuale delle risposte.

 

  • in alcune risposte aperte del questionario vengono descritti episodi di manifestazione di comportamenti razzisti (offese sul colore della pelle, sulla provenienza, sulle presunte incapacità: Mi prendevano in giro perché nella città in cui vivevo ci sono i cosiddetti talebani che si fanno esplodere o compiono atti di terrorismo, e io sono stato paragonato a uno di quelli senza nessun motivo perché sono marocchino; Mi hanno detto on line o in chat “Sei nera, sei scimmia, vai nel tuo paese, fai schifo”).

 

Attività realizzate nella ricerca-azione intermedia

Per rispettare i tempi di realizzazione del Master, sono realizzate specifiche attività in n. 2 classi (50 alunni) degli istituti scolastici coinvolti, individuate in quanto rappresentative del campione totale e in relazione alla disponibilità dei docenti coinvolti. In riferimento alla ricerca-azione intermedia che si è a oggi conclusa, ritengo utile precisare che questa “micro-azione didattica” non ha avuto pretese esaustive, sarebbe stato necessario organizzare altri momenti di scambio, di riflessione tra i docenti e gli studenti e altre attività laboratoriali in classe, per poter valutare un cambiamento significativo ed effettivo nelle rappresentazioni degli alunni correlate alle azioni realizzate. In questa fase della ricerca-azione, si è voluto infatti focalizzare l’attenzione più su una procedura di ricerca-azione che su un contenuto di ricerca-azione.

In sintesi, sono descritte di seguito le attività didattiche realizzate.

 

Prima attività

  1. Presentazione del video Doll test.[footnote]https://www.youtube.com/watch?v=Kpe30KlqyKo (consultato il 23 gennaio 2019).[/footnote]

  2. Domande stimolo sul video: Cosa vi ha colpito? Cosa pensate? Come pensate ci si possa sentire quando si vivono direttamente forme di pregiudizi?

  3. Problematizzazione del “pregiudizio”: riflessione di gruppo sugli effetti del pregiudizio e sulla sua possibile decostruzione. Si propongono domande per stimolare la riflessione dei ragazzi. Discussione in gruppo sul tema hate speech: esperienze personali, riflessioni, proposte per contrastarlo.

  4. Laboratorio narrativo “Ricordi di viaggio”: attraverso la metodologia del circle time (Carrescia et al., 2014), finalizzata alla comunicazione e alla cooperazione fra tutti i membri del gruppo classe, si è approfondita la conoscenza reciproca tra gli alunni. Tema della narrazione: “Il mio viaggio” (la vita è fatta di viaggi: viaggi per partire, viaggi per tornare, viaggi per rimanere). I ragazzi hanno raccontato in cerchio il viaggio più importante della loro vita, quello che li ha cambiato di più, che li ha emozionati di più, quello che non dimenticheranno mai. Attraverso lo “spazio narrativo” il gruppo classe ha condiviso vissuti, problematizzato e approfondito ulteriormente il tema della diversità.

 

Seconda attività

  1. Presentazione del video: “Storie di ordinaria discriminazione”.[footnote]https://www.youtube.com/watch?v=Y3yhX3fv7pg (consultato il 23 gennaio 2019).[/footnote]

  2. Domande stimolo sul video: Cosa vi ha colpito? Cosa pensate? Come pensate ci si possa sentire quando si vivono direttamente forme di pregiudizi?

  3. Problematizzazione del “pregiudizio”: riflessione di gruppo sugli effetti del pregiudizio e sulla sua possibile decostruzione. Si propongono domande per stimolare la riflessione dei ragazzi con la presentazione dei risultati del questionario somministrato in precedenza agli alunni del primo biennio dell’Istituto scolastico (Word Cloud: immigrati e italiani; tabelle e grafici).

  4. Laboratorio narrativo “Una valigia... un nuovo viaggio”: attraverso la metodologia del circle time, i ragazzi hanno descritto cosa porterebbero con sé e cosa non porterebbe con sé del proprio vissuto, del proprio carattere, ecc. per intraprendere metaforicamente un “nuovo viaggio”.

 

Al termine delle sopradescritte attività è stato somministrato agli alunni delle due classi un questionario anonimo on line[footnote]https://goo.gl/forms/AwnZRKp2UqfdDnyn2 (ultimo accesso: 23/01/19)[/footnote] con domande su stereotipi, pregiudizi ed hate speech per effettuare una comparazione con i dati raccolti nella prima somministrazione dell'intero questionario.

 

Valutazione delle azioni realizzate

Attraverso l’ascolto degli interventi effettuati dagli alunni nello svolgimento delle attività didattiche realizzate e attraverso l’analisi dei dati relativi alla seconda somministrazione del questionario, sono stati registrati in sintesi i seguenti elementi di cambiamento negli studenti coinvolti:

 

  • acquisizione di conoscenze sul fenomeno dell’immigrazione con variazione della relativa percezione inizialmente amplificata: sindrome da invasione (Vaccarelli, 2017) che era emersa dalle parole di significato del questionario e dalle indagini realizzate ad inizio attività in classe

  • aumento della conoscenza reciproca tra gli alunni (attraverso le narrazioni di sé e dei propri vissuti emersi nel corso delle attività laboratoriali);

  • collaborazione, riflessione personale e di gruppo che ha stimolato il dialogo tra gli studenti (Villano, 2003);

  • le parole di significato rappresentate nel secondo questionario hanno evidenziato una maggior attenzione da parte degli studenti rispetto alla decostruzione degli stereotipi;

 

Figura 8 Domanda: “Se pensi agli immigrati, quali sono i primi aggettivi/parole che ti saltano in mente?” (risposta aperta: scrivi da 3 a 5 parole) - Prima e seconda somministrazione del questionario.

 

  • in relazione alle risposte date dagli alunni sul tema dell’hate speech emergono significative differenze rispetto alle risposte della prima somministrazione del questionario che evidenziavano una generalizzata mancanza di azioni da proporre per contrastare questo fenomeno. Nel primo questionario (figura 9) la metà degli studenti (50,2%) non aveva nulla da proporre per far fronte all’hate speech (Non risponde: 8,1%, Non saprei: 27,2%, Nulla: 14,9%) contro il 20% delle riposte date dai ragazzi (Non risponde: 6%, Non saprei: 10%, Nulla: 4%) dopo lo svolgimento di attività di riflessione e discussione in classe su questo tema (figura 10).

 

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Figura 9 Prima somministrazione del questionario - Domanda: “Cosa credi si possa fare contro l’hate speech e contro forme di razzismo o pregiudizio diffuse in rete?” - Percentuali delle risposte classificate per categoria.

 

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Figura 10 Seconda somministrazione del questionario - Domanda: Cosa credi si possa fare contro l’hate speech e contro forme di razzismo o pregiudizio diffusi in rete? - Percentuali delle risposte classificate per categoria.

 

Questi dati evidenziano come la scuola, attraverso azioni di sensibilizzazione e riflessione, possa promuovere un pensiero più critico, responsabile e propositivo rispetto a fenomeni complessi come l’hate speech e la diffusione di pregiudizi.

La valutazione complessivo della “micro-azione didattica” sperimentata nelle due classi coinvolte risulta quindi essere complessivamente positiva sulla base della comparazione dei dati emersi dai questionari somministrati prima e dopo l’azione didattica realizzata.

 

Riflessioni conclusive

 

Il viaggio non finisce mai

Solo i viaggiatori finiscono. E anche loro possono prolungarsi in memoria, in ricordo, in narrazione.

Quando il viaggiatore si è seduto sulla sabbia della spiaggia e ha detto “Non c’è altro da vedere”, sapeva che non era vero.

La fine di un viaggio è solo l’inizio di un altro.

Bisogna vedere quel che non si è visto, vedere di nuovo quel che si è già visto, vedere in primavera quel che si era visto in estate, vedere di giorno quel che si era visto di notte, con il sole dove prima pioveva, vedere le messi verdi, il frutto maturo, la pietra che ha cambiato posto, l’ombra che non c’era.

Bisogna ritornare sui posti già dati, per ripeterli, e per tracciarvi a fianco nuovi cammini.

Bisogna ricominciare il viaggio. Sempre.

(Josè Saramago, Viaggio in Portogallo)

 

Si ritiene utile precisare che le azioni progettate dal project work nella sua complessità si sono rivolte a più soggetti:

 

  • alunni: conoscenza dei loro vissuti, bisogni formativi, potenzialità e rappresentazioni sociali; attività didattiche e laboratoriali sul riconoscimento, la conoscenza e la decostruzione del pregiudizio; attività finalizzate all’orientamento scolastico, professionale e di vita; attività formative sull’acquisizione di comportamenti responsabili (attività alternative alle sanzioni disciplinari, hate speech); ecc.

  • docenti: analisi dei dati del questionario per progettare attività didattiche rispondenti ai vissuti, ai bisogni formativi espressi dagli alunni in una prospettiva pedagogica interculturale; definizione del Piano di Miglioramento in riferimento ai bisogni espressi dagli alunni e alle loro valutazioni evidenziate rispetto al proprio istituto scolastico; sperimentazione di metodologie di integrazione (cooperative learning, dialogo, discussione partecipata, didattica laboratoriale, ecc.).

  • me stessa: credo non sia da sottovalutare il fatto che il project work realizzato mi abbia coinvolto direttamente in tutte le sue fasi di progettazione e realizzazione in qualità di tirocinante; in questa veste ho cercato di cogliere spunti di riflessione e autovalutazione per migliorare la mia professionalità in una prospettiva interculturale.

 

Credo che la conclusione definitiva di un project work non rientri in quell’idea di cambiamento flessibile che la progettazione interculturale prevede nelle sue finalità. Si è cercato di mettere in evidenza le riflessioni emerse in itinere, attraverso la descrizione delle fasi di progettazione e realizzazione del project work, quindi le “riflessioni conclusive” risultano non essere del tutto “conclusive”. Possiamo semplicemente affermare che il viaggio a oggi realizzato proseguirà e troverà altre traiettorie di sviluppo, il viaggio finora percorso si è spesso fermato, è tornato indietro per rivedere alcuni passi, si è incrociato con altri passi che si sono affiancati ai nostri.

È stato molto costruttivo riflettere per modificare insieme ad altri il percorso di tirocinio realizzato. Ritengo sia stato intenso e proficuo poter intraprendere questo viaggio affiancando e intersecando la teoria e la prassi, i riferimenti teorici acquisiti nel corso delle lezioni previste dal Master, insieme ai laboratori e agli incontri con il gruppo di ricerca. Le riflessioni formali e informali che ho scambiato con i miei compagni di viaggio (colleghi di scuola e di Master) mi hanno arricchito personalmente e professionalmente, offrendomi nuovi possibili strumenti per contribuire, con il mio agire quotidiano, al miglioramento, come titola il Master stesso, dell’Organizzazione e gestione delle istituzioni scolastiche in contesti multiculturali.

 

Bibliografia

Baldacci M. (2001), Metodologia della ricerca pedagogica, Milano, Mondadori.

Bolognesi I. e Di Rienzo A. (2007), Io non sono proprio straniero. Dalle parole dei bambini alla progettualità interculturale, Milano, FrancoAngeli.

Caldin R. (2017), La ricerca di identità nei processi inclusivi e di migrazione, “Metis”, vol. 1, pp. 265-278.

Camoglio M. (2006), Insegnare e valutare competenze,  http://www.fermimn.gov.it/formazione/materiali/comoglio_insegnare-e-valutare-competenze.pdf. (consultato il 23 gennaio 2019).

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