Sostegno e insegnamento individualizzato

Direzione scientifica: Daniela Lucangeli
Periodicità: ottobre, febbraio

Vol. 3, n. 1, ottobre 2006

Indice

Daniela Lucangeli

Editoriale

In questo articolo sono passati in rassegna i più importanti studi psicologici sugli studenti con disturbi da deficit d'attenzione con o senza iperattività (DDAI), concentrandosi sull'area disciplinare della matematica. In particolare, sono analizzati i dati rilevati dalla ricerca sulle loro prestazioni in due abilità fondamentali: il problem solving e il calcolo. La letteratura sul DDAI ha evidenziato le conseguenze negative che questo disturbo spesso ha sul rendimento e sui progressi scolastici. Gli studenti con questo disturbo hanno spesso scarsi risultati scolastici e tra di essi sono frequenti i casi di bocciatura e abbandono. Non è ancora chiaro, tuttavia, se lo scarso rendimento scolastico che accompagna il DDAI sia connesso alle compromissioni comportamentali oppure a quelle cognitive che il disturbo comporta.

Ricerca nazionale

Veronica Caobelli, Adriana Molin, Elisabetta Ramanzini, Alessandro Cosentino, Cesare Cornoldi

Bambini con difficoltà di calcolo: una ricerca sulla promozione della conoscenza dei fatti aritmetici

La difficoltà nel recupero dei fatti aritmetici, ovvero di quell'insieme di risultati di semplici operazioni che si costituiscono come base per il calcolo, è uno dei problemi che più frequentemente si riscontra in bambini con difficoltà in matematica. In letteratura, i fattori che sono stati individuati come causa della mancata automatizzazione dei fatti fanno riferimento sia a deficit di memoria, sia a difficoltà di ragionamento nella manipolazione del numero. Ispirandoci a tali studi e alle evidenze sperimentali del nostro gruppo di ricerca, è stato predisposto un programma di promozione della conoscenza dei fatti aritmetici del quale si presenta una verifica sperimentale dell'efficacia riguardante un gruppo di bambini con gravi difficoltà di apprendimento del calcolo.

Ricerca nazionale

Beatrice Caponi, Grazia Falco, Roberta Focchiatti

L’apprendimento matematico e i suoi contesti: l’alunno e la classe (1° parte)

La considerazione dell'apprendimento come processo sociale di negoziazione di significati all'interno dell'ambiente classe ha portato a supporre che l'alunno sia orientato nell'apprendimento da una serie di idee personali che traggono forza dalla propria esperienza scolastica. Il presente contributo apre la discussione con una definizione di contesto di apprendimento per poi affrontare nello specifico la formazione da parte dell'alunno dell'epistemologia matematica e della personale modalità di approccio alla disciplina. Successivamente, è presentato uno strumento utile a tracciare un profilo dell'alunno relativo al suo atteggiamento e all'utilizzo dei processi di controllo in ambito matematico.

Fin dai primi anni della scuola primaria un gran numero di bambini manifesta delle difficoltà nella risoluzione dei problemi aritmetici. Seppure, nella maggioranza dei casi, le difficoltà non siano imputabili a specifiche disabilità rispetto agli apprendimenti dell'area matematica, la risoluzione dei problemi resta per molti alunni un'esperienza scarsamente gratificante, che genera ansia, preoccupazione e sfiducia nelle proprie capacità. L'esperienza presentata in questo articolo descrive come in studenti all'inizio del secondo anno di scuola primaria sia stato favorito, attraverso il metodo dell'apprendimento cooperativo, lo sviluppo di competenze nel problem solving matematico, e come la risoluzione di un problema, da esperienza demotivante, sia divenuta occasione piacevole di apprendimento.

La geometria nelle prime classi della scuola primaria consiste nella codificazione dell'esperienza del bambino. «La geometria con i regoli» è un percorso didattico che, attraverso lavori di costruzione, stimola il bambino di 6-7 anni all'analisi delle strutture e dei rapporti spaziali, alla loro scomposizione, alla rappresentazione, al confronto, alla progettazione e alla misura. Attraverso la produzione spontanea e l'operatività, si intende perseguire la motivazione all'apprendimento significativo, anche con alunni in difficoltà.

I bambini sono in grado di riconoscere le quantità fin da quando sono molto piccoli. Si nasce infatti predisposti tanto all'intelligenza numerica quanto a quella verbale. Proprio per questo è importante stimolare i processi cognitivi sottostanti l'apprendimento matematico fin dalla tenera età. L'obiettivo di questo studio è mostrare come la proposta del programma L'intelligenza numerica di Lucangeli, Poli e Molin (2003) possa essere efficace se presentata con sistematicità e quanto sia importante un approccio positivo al mondo dei numeri per i bambini di 5 anni, soprattutto nell'ottica dell'apprendimento futuro.